di Gianni Lannes

(Pesaro – porto -: 5 maggio 2026 – foto Gianni Lannes)
Il mare è fonte di vita!
Bandiera blu 2026? Oggi 5 maggio 2026, alle ore 10: scarichi fuori controllo nel porto di Pesaro, sotto il vigile naso della Capitaneria. E la Polizia ambientale? Non pervenuta.

La Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa del 17 giugno 2008 al punto 3 parla chiaro: «L’ambiente marino costituisce un patrimonio prezioso che deve essere protetto, salvaguardato e, ove possibile, ripristinato al fine ultimo di mantenere la biodiversità e preservare la diversità e la vitalità di mari ed oceani che siano puliti, sani e produttivi. A tale proposito la presente direttiva dovrebbe, fra l’altro, promuovere l’integrazione delle esigenze ambientali in tutti gli ambiti politici pertinenti e costituire il pilastro ambientale della futura politica marittima dell’Unione europea». In Italia questa Direttiva quadro 2008/56/CE sulla “strategia per l’ambiente marino” (Marine Strategy Framework Directive – MSFD) è stata recepita attraverso il Decreto legislativo numero 190 del 13 ottobre 2010. Esso riprende i principi fondamentali della Direttiva e le varie fasi da essa prevista.


Forse a Pesaro e dintorni, almeno fino ad Ancona vige un’altra legislazione a cui sembra attenersi l’Amministrazione comunale e pure l’Autorità di Sistema Portuale inclusa l’Arpam? Sotto la voce lavori pubblici passa di tutto? Ma a vantaggio di chi s’intorbida impunemente l’acqua marina (ma non solo) da una stagione all’altra?

(Pesaro – porto -: 5 maggio 2026 – foto Gianni Lannes)
Un comunicato municipale – datato 9 ottobre 2025 – recita testualmente: «Questa mattina, insieme agli operatori del settore, abbiamo definito le priorità su cui intervenire con il primo dragaggio parziale, che potrebbe essere avviato già nella primavera 2026, almeno secondo le date che ci ha fornito in mattinata l’Autorità portuale», ha dichiarato Biancani. «I lavori di dragaggio interesseranno, in questa prima fase: la nuova darsena, l’area in prossimità del Cantiere Rossini, l’area di alaggio e parte della darsena storica. L’intervento prevede un investimento complessivo di 1,8 milioni di euro; fondi già disponibili e pronti per essere utilizzati in questa prima fase operativa. Le scelte di intervento sono state definite prendendo in riferimento le necessità degli stessi operatori che erano state espresse anche durante il primo incontro di maggio e che – precisa – rispettano le zone nelle quali l’Autorità ha deciso di intervenire. Infatti, gli operatori, anche questa mattina, sono stati i primi ad insistere su un dragaggio che interessi anche la parte più storica del porto, quella che affaccia sulla città». L’avvio ufficiale dei lavori, però, dovrà prima ottenere il via libera dall’Arpam, che – in qualità di ente tecnico preposto alla verifica ambientale – sarà chiamata a «valutare la compatibilità del progetto e, soprattutto, ad autorizzare lo spostamento dei sedimenti sabbiosi nell’area dell’avamporto. Questo, infatti, sarà un punto cruciale del lavoro che svolgerà l’Autorità portuale nei prossimi mesi. Purtroppo – precisa -, non disponendo ancora di una cassa di colmata nel porto di Pesaro – secondo l’Autorità portuale -, l’unico modo per intervenire in tempi rapidi sui tratti interessati è proprio quello di depositare i materiali sabbiosi nell’avamporto, secondo le prescrizioni ambientali previste». Sul Resto del Carlino (26 aprile 2026) si legge più precisamente, che i fanghi saranno immersi nell’avamporto dinanzi al Moloco. A domanda risponde: Andrea Augelli Monti, ossia il titolare del noto locale dove le persone di ogni età amano accarezzare il tramonto con lo sguardo, non è stato informato. Sindaco Biancani: come mai la cittadinanza viene tenuta all’oscuro di tutto? Non si discute il dragaggio quando effettuato a regola d’arte e non in tutta fretta all’inizio della stagione estiva; in ogni caso occorre rispettare prioritariamente le normative in vigore. Non si trasforma un porto turistico e peschereccio in uno scalo industriale col pretesto di ripulire il fondale per ottenere maggiore pescaggio. In uno Stato di diritto: nessuno è al di sopra della legge.

Ecco un fatto indiscutibile: dietro il paravento della pur scarsissima attività peschereccia, si erge in realtà la necessità di un dragaggio per consentire alla Fox Petroli di far attraccare navi e alla Lisa Group l’ingresso di lussuosi yacht. E’ quanto attesta la documentazione reperita presso l’Autorità dell’Adriatico centrale presieduta dall’ex onorevole Vincenzo Garofalo.

Allora cosa fa la locale “ditta affaroni” per favorire chi si sente padrone della città? Con l’avallo della Guardia costiera, senza informare la popolazione e così via, e senza dir nulla agli operatori della categoria turistica, ai coltivatori di mitili, ai subacquei, ai pescatori, ai nuotatori, ai canottieri, ai turisti e pure alle cittadine e ai cittadini, si prelevano (alla modica spesa di 125 mila euro: denaro pubblico) dallo specchio portuale appena 6 mila metri cubi di sedimenti imbottiti di idrocarburi, metalli pesanti e tanto altro per gettarli in mare, in ossequio al cosiddetto “dragaggio parziale”. Valutazioni di impatto ambientale? Non pervenute. Analisi ecotossicologiche di questi rifiuti? Mai rese di dominio pubblico (in barba anche alla trasparenza amministrativa sancita dal decreto legislativo 33/2013), come prescrive la Convenzione di Aarhus (ratificata dalla legge italiana numero 108 dell’anno 2001), tant’è che Giulia Galli di Greenpeace (coordinatrice della Consulta ambientale), anche a nome di una costellazione di associazioni ecologiste, ha chiesto dettagliate informazioni al Consiglio comunale e al primo cittadino. Allora, vediamoci chiaro. «Da noi non sono giunti campioni e non abbiamo effettuato analisi dei sedimenti portuali. Non ho idea di eventuali campionamenti» dichiara al telefono la dottoressa Silvia Magi, dirigente del laboratorio multisito U.O. Biologia dell’Arpam a Pesaro-Urbino. «I carotaggi sono stati effettuati circa due anni fa – gli fa eco l’ingegner Stefano Carparo, in qualità di direttore dell’Area Vasta Nord – E dentro c’è un campionario di tantissime sostanze inquinanti. Chieda pure al dottor Sergio Ceradini». Oggi 5 maggio 2026: ho telefonato al direttore tecnico scientifico dell’Arpam, ma non ho avuto risposta. Paola Renzi, biologa marina dell’Ispra, osserva: “I sedimenti coinvolti presentano tossicità assente?”. Ho contattato l’assessora all’ambiente Conti e lei ha dichiarato di non saperne niente. Prima o poi si documenterà sul suo stesso ramo?


«Tutti sanno quanto ho a cuore il porto che è sempre stata una mia priorità» ha dichiarato pubblicamente il sindaco Andrea Biancani, lo stesso che nel 2017 in veste di consigliere regionale ha votato contro la mozione numero 175/2016 che prevedeva la bonifica marina delle armi chimiche affondate dai nazitedeschi nel 1944. Un amore per il mare tale da prelevare tanti bei rifiuti tossico-nocivi per farli gettare in mare su un bassissimo fondale, con buona pace della spiaggia di levante, di Baia Flaminia e della vicina area marina del parco regionale San Bartolo. Chi farà mai il bagno d’estate in un mare volutamente inquinato e in aggiunta col dispendio di denaro pubblico? In loco in base a quale tortuoso inghippo le autorità istituzionalmente preposte non tutelano il mare Adriatico?
Le minoranze attive quando diventano massa critica possono fare la differenza e impedire che la festa del mare diventi la festa finale al mare.
I bambini e tutti gli esseri umani hanno diritto a un ambiente non inquinato.
Riferimenti:
https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2008/56/oj/ita
https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/dlgs_190_2010-pdf
https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/porto-insabbiato-a-maggio-mini-e53381f3
https://elencotelefonico.arpa.marche.it/














https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/dragaggio-fanghi-problema-da-risolvere-9beddcda



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