
di Gianni Lannes
Il popolo italiano non è al corrente, eppure il pericolo incombe anche dove regna la pace: in ampie zone dei mari d’Italia sono presenti aree utilizzate per esercitazioni militari temporanee e permanenti. Lo attesta senza alcun dubbio: il Portolano della Marina Militare tricolore. Qui si gioca alla guerra ovunque, e a perdere la vita sono spesso gli inermi lavoratori del mare.

Ecco un esempio documentato, coperto dai segreti non dichiarati di Stati alleati. Il 26 ottobre 2006: il peschereccio Rita Evelin di San Benedetto del Tronto, mentre era dedito alla pesca, è stato affondato al largo di Porto San Giorgio, proprio nel settore denominato “T842”, a forma di quadrilatero dinanzi alla costa di Abruzzo e Marche.


Quel giorno della strage in cui furono assassinati i pescatori Francesco Annibali, Luigi Luchetti e Ounis Gasmi, il mare era calma piatta e la visibilità ottima, mentre un sottomarino incappava nei cavi d’acciaio di traino della rete a strascico. Le autorità preposte, non avevano emesso alcun notam, o avviso ai naviganti e quel tratto di mare non era stato interdetto.


Inoltre, proprio nell’anno 2006 era in corso un’operazione speciale della Nato (“Active Endeavour”) comandata dal vice ammiraglio Roberto Cesaretti, a cui partecipavano anche mezzi delle flotte di Russia ed Israele.


All’epoca la prima notizia della tragedia fu diramata anche dall’edizione internazionale della Pravda in versione online. Un lancio Ansa delle ore 9:44 fa riferimento a “un forte botto” udito dall’unico sopravvissuto Nicola Guidi (capobarca e armatore). Nato e Marina Militare italiana erano perfettamente al corrente della tragedia già all’alba. Allora Massimo D’Alema, in veste di ministro per gli Esteri indirizzò con una tempestività mai vista prima e dopo, un telegramma di cordoglio al sindaco Gaspari.

Le autorità militari italiane e Nato erano perfettamente al corrente, ma hanno taciuto: il loro silenzio è così assordante che perdura dopo 20 anni. E il ministero della Giustizia ha pure avallato una truffa milionaria per occultare il mancato recupero dell’imbarcazione ad 80 metri di profondità (dove ancora giace).

Mentre Rana Diving (Subsea) ed Ilma (società incaricate del recupero) tacciono, la barca parla: la fiancata di sinistra del relitto risulta abbozzata, poiché colpita da una collisione subacquea. Inoltre la rete, recuperata dal Giulio Primo, è integra, mentre uno dei cavi d’acciaio (attestano i video subacquei), è tranciata di netto e presenta una piegatura anomala con tracce consistenti di vernice rossa (perizie ed Inchiesta Formale della Direzione Marittima di Ancona).

I predetti filmati oggi non si trovano più: la Capitaneria sambenedettese sostiene di non averli (incluso il primo filmato del locale Nucleo Subacquei), mentre il tribunale di Ascoli Piceno ha negato l’accesso al fascicolo giudiziario, motivando il diniego a causa della presenza di amianto nell’archivio. I Vigili del Fuoco che pure hanno ripreso lo scenario con un Rov nell’immediatezza dei fatti, hanno dichiarato che il loro archivio nelle Marche, è andato perduto a causa dell’alluvione di Senigallia. Tutte circostanze incredibili, ovvero non credibili. Cosa hanno da nascondere e temere le autorità del Belpaese che negano impunemente l’accertamento della verità?

La Guardia Costiera locale (comandante Luigi Forner) ha depistato, mentre la Procura della Repubblica di Fermo (procuratore capo Piero Baschieri) ha insabbiato.

Alla voce: scrigno romano dei segreti marini. Il comprensorio militare di Santa Rosa è la struttura in cui ha la sua sede il comando in capo della squadra navale (CINCNAV), che costituisce il vertice dell’organizzazione operativa della Marina Militare, alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Marina, e dal quale dipendono direttamente le unità navali, i comandi operativi che le raggruppano e i reparti delle forze operative assegnati. All’interno dell’area logistica gestita dal Quartier Generale Marina di Santa Rosa sono inseriti, oltre a CINCNAV, i seguenti Comandi: COMC4S/MARITELE ROMA, COMFORAER, COMFORANF, MARICOSOM.

Il COMC4S, il Comando delle Comunicazioni e Sicurezza, ha alle dipendenze il MARITELE ROMA(principale centro per le Telecomunicazionie l’Informaticadella M.M.) che è responsabile della gestione dei sistemi di Comando e Controllo (C2) nazionali, con capacità di interconnessione con le maggiori reti e sistemi di supporto al comando NATO, intergovernative ed internazionali. MARITELE amministra una rete composta da due sotto-reti dedicate rispettivamente alla trattazione di informazioni non-classificate e classificate. Il MARICOSOM, Il Comando Sommergibili, ha alle dipendenze organiche tutti i Sottomarini della Marina Militare ed è responsabile del loro addestramento, approntamento ed impiego.
Riferimenti:
Gianni Lannes, ABISSI. Rita Evelin: la strage dei pescatori d’Italia, Edizioni Mondo Nuovo, Pescara, 2025.
https://www.marina.difesa.it/documentazione/trasparente/Pagine/AU%20-%20MARICAPITALE.aspx
https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2006/02/05/nato-team-joins-russian-ship-crew
https://www.nato.int/en/news-and-events/articles/news/2006/02/05/nato-team-joins-russian-ship-crew
https://archives.nato.int/2006
https://archives.nato.int/briefing-active-endeavour-combating-terrorism-at-sea-3
https://natolibguides.info/natoarchives
https://2001-2009.state.gov/p/eur/rt/nato/c19727.htm
https://2001-2009.state.gov/p/eur/rls/fs/76982.htm
https://www.presidency.ucsb.edu/documents/fact-sheet-nato-summit-2006






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