MELONI: DA CAIVANO A MILANO…

di Gianni Lannes Emergenza infinita: a manganellate. Meloni schiera l’esercito in pubblica piazza e pretende gli arresti di chi distrugge cose, mentre si annientano persone nell’indifferenza generale. Pazzesco. Invece di ascoltare e dialogare: la parola d’ordine dello Stato tricolore è reprimere. Alla luce dei decretini legge (da Caivano a Milano), una coazione a ripetere, ovvero…

di Gianni Lannes

Emergenza infinita: a manganellate. Meloni schiera l’esercito in pubblica piazza e pretende gli arresti di chi distrugge cose, mentre si annientano persone nell’indifferenza generale. Pazzesco. Invece di ascoltare e dialogare: la parola d’ordine dello Stato tricolore è reprimere. Alla luce dei decretini legge (da Caivano a Milano), una coazione a ripetere, ovvero un atteggiamento politico a dimensione patologica, mentre l’opposizione balbetta (da Schlein a Conte, Renzi tutto compreso, invitato al vertice sionista di Montecarlo).

L’adolescenza che si ribella non è una questione di ordine pubblico, bensì sociale. Se gli eterodiretti politicanti tricolore seguiteranno a criminalizzare la gioventù, allora la violenza diverrà strutturale.

Gli adulti non ascoltano i giovani e spesso non si pongono in relazione con loro che rappresentano presente e futuro di una società priva di significato.

La relazione (interessarsi all’altro a partire dal suo modo di essere) è tutto quello di cui ha bisogno un essere umano, in particolare un bambino, un figlio, uno studente, e tutto ciò che un adulto dovrebbe offrire quotidianamente a chi si è appena affacciato alla vita.

Chi sei tu? Viviamo in un contesto sociale dove quasi nessuno si interessa realmente all’altro attraverso l’ascolto delle sue emozioni, dei suoi pensieri, dei suoi vissuti, dei suoi sogni.

Domina il sentimento della paura dentro e fuori. Noi siamo indifferenti allo stato d’animo do ragazze e ragazzi animati da stati d’ansia sempre più pervasivi. Giovani intrisi di tristezze e angosce che li spingono a silenziarsi in casa o a urlare di dolore, se non a sparire tentando il suicidio.

Sentirsi soli in mezzo agli altri. Se gli audlti risultano deludenti, allora megliop rovolgersi ad Internet, dove sovente le nuove generazioni trovano un rifugio che consente di lenire quel dolore di sentirsi soli in mezzo agli altri, con adulti che privano, limitano, controllano e pensano sprattutto a se stessi. e dichiarano (a chiacchiere) che stanno facendo tutto il possibile per il loro bene.

Occorre interrogarsi sul disagio giovanile e la sofferenza che le nuove generazioni manifestano anche attraverso la rabbia. La violenza doventa allora una risposta all’assenza di spazi di dialogo e di confronto; non è più un atto di sfida verso l’autorità, bensì una disperata ricerca di visibilità.

Condannare la violenza è scontato, ma in questi episodi c’è ben altro da interpretare. In quersti ultimo termpi on Italia assiostiamo ad accesa crminalizzaizpne dei giovani, anche con leggi discutibili. Sono diventati un problema, o meglio vengono rappresentati come tale. Una parte di questa generazione non viene riconsciuta e così la pentola esplode. Prevale la repressione e la gioventù diventa un un capro espiatorio.

La relazione umana è l’unica vera forma di prevenzione e crescita. La politica ha fallito. Ascoltiamo le verità affettive dei giovani.

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