
Ecco il peggio, quando il governo Meloni non ha ancora risolto il problema delle ingenti scorie nucleari e bonificato le 5 centrali atomiche (4 civili e una militare). Sulla carta è la fine di un’era e il ritorno al passato, quello dell’energia nucleare. L’ultima centrale è stata chiusa definitivamente il 1° luglio 1990, quando è terminata l’attività del reattore di Trino Vercellese, in Piemonte, anche se lì la produzione di energia elettrica si era già fermata, pochi mesi prima del referendum sul nucleare del novembre 1987. Ora, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge sul nucleare, che conferisce al Governo Meloni il compito di definire il quadro normativo per tutto il settore entro dodici mesi. 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Le parole del ministro Pichetto Fratin: “Prime centrali dal 2033”.
Il provvedimento dà al governo la delega per emanare decreti che disciplinino la materia, e definisce i campi d’intervento: costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito e sicurezza, istituzione degli organi di controllo. Qual è il piano? Lo spiega Pichetto: “Integrare il mix energetico nazionale, aumentare molto le rinnovabili come fotovoltaico, eolico, geotermico, idroelettrico, e poi integrarlo con il nuovo nucleare. Calenda non ha dubbi: “Voglio un’Italia grande potenza industriale e senza il nucleare questo non sarà. Quindi facciamolo e facciamolo rapidamente”. Insomma, una follia in mano ad inetti e telecomandati.
Riferimenti:
https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/58836.pdf
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