
di Gianni Lannes
Relitto di Stato, ovvero delitto di Stato (impunito). A proposito del Rita Evelin, o meglio della strage che per l’ennesimo gioco di guerra della Nato – andato in onda al largo di Porto San Giorgio con mare calma piatta e buona visibilità, dalle ore 5.24 alle ore 5:49 del 26 ottobre 2006 – ha sottratto la vita a tre pescatori in tempo di pace apparente, grazie all’inchiesta giornalistica è emersa pure una truffa di apparati dello Stato ai danni dello Stato italiano, ovvero dell’ignara collettività (in totale circa 1 milione di euro in valuta dell’epoca).

Il ministero della Giustizia ha certificato il falso e così pure un ministro della Repubblica: il tutto condito da “indagini giudiziarie” (Guardia Costiera di S, Benedetto del Tronto, Direzione Marittima di Ancona, Procura della Repubblica di Fermo) che non hanno accertato la causa dell’inabissamento, alla stregua del processo nel 2012, e negano l’accesso al fascicolo giudiziario (“amianto” al Tribunale di Ascoli Piceno) che contiene 28 dischi con riprese subacquee effettuate dal 26 ottobre al 15 novembre 2006.


Questa barca di San Benedetto del Tronto, mai recuperata dalle autorità (e dal pontone AD3 dell’Ilma di Ancona coadiuvata dalla Rana Diving di Ravenna, in grado di sollevare ben 200 tonnellate a fronte di una barca da appena 17 tonnellate di stazza lorda), giace ancora in fondo all’Adriatico, ad appena 80 metri di profondità. Su tale tragedia ci hanno pure lucrato in tanti, con la copertura delle autorità tricolore di ogni ordine e grado.

Ora, comunque, si veleggia verso una revisione del processo, finalmente per chiamare in causa i responsabili militari (e gli insabbiatori politici) di questo eccidio insabbiato.

Rita Evelin dopo 20 anni ha parlato, perché il tempo non cancella il diritto alla verità e alla giustizia (terrena).
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