SALVARE I BAMBINI DI GAZA!

di Gianni Lannes Il genocidio del popolo di Palestina non va in prescrizione, neppure d’estate, ma si corre il rischio di dimenticare l’orrore israeliano in corso nell’indifferenza quasi generale, mentre le autorità governative italiane hanno fornito armamenti e sostegno ai criminali di guerra nella “terra promessa”. L’8 ottobre 2025 il quotidiano The Guardian ha pubblicato…

di Gianni Lannes

Il genocidio del popolo di Palestina non va in prescrizione, neppure d’estate, ma si corre il rischio di dimenticare l’orrore israeliano in corso nell’indifferenza quasi generale, mentre le autorità governative italiane hanno fornito armamenti e sostegno ai criminali di guerra nella “terra promessa”.

L’8 ottobre 2025 il quotidiano The Guardian ha pubblicato i nomi dei 18.457 bambini palestinesi assassinati a Gaza dall’esercito israeliano in due anni. Significa un bimbo ucciso ogni ora per ogni giorno da bombardamenti con armi costruite anche in Italia e fornite al macellaio Netanyahu con l’avallo del governino Meloni.

Questa statistica è ampiamente approssimata per difetto. Infatti, nella lista non ci sono quelli morti per fame o per mancanze di cure, quelli ancora dispersi sotto le macerie, quelli imprigionati e morti sotto le torture e quelli occultati nelle fosse comuni dalle autorità di Tel Aviv.

Secondo l’ONU almeno 50 mila bambini di Gaza hanno riportato lesioni permanenti, ma la strage degli innocenti non è finita, anche se il mondo ha spento le telecamere.

Il 4 agosto 2026, in una lettera ad Avvenire, sanguinante di impotenza e dolore, il professor Mazzarella, filosofo della Federico II, ha lanciato la candidatura dei bambini di Gaza al premio Nobel per la Pace. Il governo italiano guidato da Giorgia Meloni non ha aderito né risposto formalmente all’appello pubblico lanciato dal quotidiano Avvenire e da diverse personalità per candidare i bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace. Evidentemente, resta ferma la possibilità per l’Italia di candidare formalmente Donald Trump al Premio Nobel per la pace, come dichiarato da Meloni durante la conferenza stampa al termine del vertice con il cancelliere tedesco Friedrich Merz.

Va da sé che Itamar Ben-Gvir, ministro nazifascista della sicurezza nazionale di Israele, non è d’accordo sul Nobel per bambini di Gaza, anche per quali auspica “Si debbano effettuare omicidi mirati, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non meritano di vivere, non dovrebbero vivere, non sono nemmeno persone”. Infatti, ha mostrato il video di un centro per le esecuzioni con forca per l’impiccagione e le cabine di osservazione per i familiari.

Mentre gran parte dell’attenzione mondiale è concentrata sul conflitto in corso tra Israele e la Striscia di Gaza (e Libano) e sullo scontro senza precedenti con l’Iran, il governo israeliano sta intensificando la sua campagna, che dura ormai da mezzo secolo, volta a conquistare completamente la Cisgiordania, scatenando bande di milizie di coloni (500mila), protette dall’esercito, per aggredire i residenti palestinesi (3,4 milioni), distruggere le loro case e i loro mezzi di sussistenza, limitare la loro libertà di movimento in tutto il territorio occupato, deportarli. L’obiettivo è quello di eliminare rapidamente le condizioni necessarie all’edificazione di uno Stato palestinese (in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza) accanto a Israele, una soluzione proposta per porre fine a un secolo di conflitto israelo-palestinese, cioè la cosiddetta soluzione dei due Stati, soluzione che, peraltro, non è stata mai a cuore di nessuno e ora neppure strategicamente dell’Iran.

Rosso verde bianco e nero: colori della resistenza

L’anguria è il simbolo della causa palestinese perché il suo interno rosso, la buccia verde, la scorza bianca e i semi neri hanno gli stessi colori della bandiera palestinese. Il frutto è diventato un’icona di identità e resistenza negli anni ’80, quando Israele ha vietato l’esposizione della bandiera. Oggi viene anche usata online per evitare la censura.

Origini storiche. Dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele ha vietato l’uso e l’esposizione della bandiera palestinese a Gaza e in Cisgiordania. L’aneddoto di Ramallah: nel 1980, in una galleria d’arte, un ufficiale israeliano ha detto ad alcuni artisti che dipingere i colori della bandiera era un reato. Quando un pittore ha chiesto se avrebbero sequestrato anche un’anguria con quei colori, il militare ha risposto di sì. Da quel momento, le fette di anguria e le immagini del frutto sono diventate un modo pacifico per aggirare il divieto.

Il 4 agosto 2026, in una lettera ad Avvenire, sanguinante di impotenza e dolore, il professor Mazzarella, filosofo della Federico II, ha lanciato la candidatura dei bambini di Gaza al premio Nobel per la Pace. Il governo italiano guidato da Giorgia Meloni non ha aderito né risposto formalmente all’appello pubblico lanciato dal quotidiano Avvenire e da diverse personalità per candidare i bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace. Evidentemente, resta ferma la possibilità per l’Italia di candidare formalmente Donald Trump al Premio Nobel per la pace, come dichiarato da Meloni durante la conferenza stampa al termine del vertice con il cancelliere tedesco Friedrich Merz.

Va da sé che Itamar Ben-Gvir, ministro nazifascista della sicurezza nazionale di Israele, non è d’accordo sul Nobel per bambini di Gaza, anche per quali auspica “Si debbano effettuare omicidi mirati, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non meritano di vivere, non dovrebbero vivere, non sono nemmeno persone”. Infatti, ha mostrato il video di un centro per le esecuzioni con forca per l’impiccagione e le cabine di osservazione per i familiari.

Mentre gran parte dell’attenzione mondiale è concentrata sul conflitto in corso tra Israele e la Striscia di Gaza (e Libano) e sullo scontro senza precedenti con l’Iran, il governo di destra israeliano sta intensificando la sua campagna, che dura ormai da mezzo secolo, volta a conquistare completamente la Cisgiordania, scatenando bande di milizie di coloni (500mila), protette dall’esercito, per aggredire i residenti palestinesi (3,4 milioni), distruggere le loro case e i loro mezzi di sussistenza, limitare la loro libertà di movimento in tutto il territorio occupato, deportarli. L’obiettivo è quello di eliminare rapidamente le condizioni necessarie alla creazione di uno Stato palestinese (in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza) accanto a Israele, una soluzione proposta per porre fine a un secolo di conflitto israelo-palestinese, cioè la cosiddetta soluzione dei due Stati, soluzione che, peraltro, non è stata mai a cuore di nessuno e ora neppure strategicamente dell’Iran.

Rosso verde bianco e nero, colori della resistenza

L’anguria è il simbolo della causa palestinese perché il suo interno rosso, la buccia verde, la scorza bianca e i semi neri hanno gli stessi colori della bandiera palestinese. Il frutto è diventato un’icona di identità e resistenza negli anni ’80, quando Israele ha vietato l’esposizione della bandiera. Oggi viene anche usata online per evitare la censura.

Origini storiche. Dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele ha vietato l’uso e l’esposizione della bandiera palestinese a Gaza e in Cisgiordania. L’aneddoto di Ramallah: nel 1980, in una galleria d’arte, un ufficiale israeliano ha detto ad alcuni artisti che dipingere i colori della bandiera era un reato. Quando un pittore ha chiesto se avrebbero sequestrato anche un’anguria con quei colori, il militare ha risposto di sì. Da quel momento, le fette di anguria e le immagini del frutto sono diventate un modo pacifico per aggirare il divieto.

https://www.ohchr.org/en/press-releases/2025/09/israel-has-committed-genocide-gaza-strip-un-commission-finds

Fai clic per accedere a a-hrc-60-crp-3.pdf

https://www.pellegrinieditore.it/israele-olocausto-finale

https://sulatesta.blog/?s=israele

https://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2025/oct/08/young-lives-cut-short-on-an-unimaginable-scale-the-18457-children-on-gazas-list-of-war-dead

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