ITALIA: COLONIA ISRAELIANA

di Gianni Lannes Stress da genocidio? Tranquilli: il relax per chi uccide anche i neonati al tiro a segno esplosivo con armi “made in Italy”, è garantito da Giorgia Meloni e assicurato da Matteo Piantedosi nel Belpaese. I carnefici militari del genocidio in Palestina passano le vacanze in Italia a partire dall’anno 2024, subito dopo…

di Gianni Lannes

Stress da genocidio? Tranquilli: il relax per chi uccide anche i neonati al tiro a segno esplosivo con armi “made in Italy”, è garantito da Giorgia Meloni e assicurato da Matteo Piantedosi nel Belpaese. I carnefici militari del genocidio in Palestina passano le vacanze in Italia a partire dall’anno 2024, subito dopo la prima mattanza di civili inermi. In Terra Santa sono stati assassinati dall’Idf più di 30 mila bambini.

E il governo Meloni che fa? Grazie a un accordo segreto ovvero mai divulgato o reso di dominio pubblico, consente ai soldati israeliani che hanno ucciso impunemente 70 mila palestinesi in meno di 3 anni, di ritemprarsi in Italia, protetti dalla Polizia di Stato. Il ministro pro tempore dell’interno tale Piantedosi, alla Camera dei deputati, il 10 settembre 2025, ha risposto ufficialmente che si tratta di servizi di prevenzione per comitive culturali”. Incredibile sfrontatezza: ci vuole una gran faccia di tolla per simili affermazioni menzognere.

Anche nel 2026 sono arrivate puntualmente dal Viminale le disposizioni alle Questure coinvolte a predisporre servizi di scorta della Digos: in particolare nelle Marche, in Sardegna, in Campania e perfino in Puglia.

Non è tutto: dal 31 marzo al 9 aprile 2026 Ofer Winter è stato invitato speciale presso l’Hotel Ariston a Capaccio-Paestum, sulle coste del Cilento, nell’ambito di un pacchetto vacanza rivolto principalmente ad israeliani che intendessero festeggiare la Pasqua ebraica sulle nostre coste.

Ofer Winter, ex generale di brigata israeliano simbolo della destra nazional-religiosa e resosi noto per affermazioni come «civili nemici» parlando della popolazione di Gaza, dal 2024 ha lasciato l’esercito, ma serve nell’Idf come riservista.

L’Italia, colonia di Tel Aviv a tutti gli effetti, insomma, è la meta prediletta cdi ritiro psico-fisico per i soldati israeliani dell’Idf e impegnati nel genocidio in corso nella Striscia di Gaza, mai realmente arrestato, e nell’occupazione della Cisgiordania. Già a inizio della scorsa estate erano emersi tour nelle Marche a cui hanno partecipato, tra il 2024 e il 2025, giovani militari israeliani, protetti a distanza dalle forze dell’ordine italiane. Poi la vicenda si è allargata, dopo che dalla Sardegna sono arrivate notizie simili.

Ora un opuscolo turistico che da mesi circola in Israele pubblicizza quella che potrebbe sembrare un’innocua vacanza in un albergo di lusso a Capaccio, ma dove, invece, il generale di brigata Ofer Winter ha offerto una lezione dal titolo «La verità sgorgherà dalla terra».

È davvero molto grave che il nostro Paese si offra quale luogo di svago di soldati attivi dell’esercito di una nazione che sta perpetrando un vero e proprio genocidio nei confronti del popolo di Palestina.

Altri Paesi, ad esempio la Spagna, hanno scelto di negare il visto a chiunque abbia partecipato alle operazioni militari di Gaza.

Il presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli del partito neofascista della Meloni, ha dichiarato l’anno scorso di non essere stato neanche informato dell’accaduto e di averlo appreso egli stesso dai giornali. Possibile?

Le Forze di difesa israeliane seguendo le indicazioni del governo di Benjamin Netanyahu, sono responsabili del massacro di decine di migliaia di palestinesi, della distruzione di Gaza, nonché delle continue aggressioni e degli atti persecutori che colpiscono gli abitanti della Cisgiordania, mettendo in atto condotte genocidarie all’esame della Corte internazionale di giustizia.

Il centro di riabilitazione psichiatrica del Ministero della Difesa di Israele assiste 100.000 soldati, tra cui 10.000 affetti da disturbi da stress post-traumatico. Per alcuni invece, l’anomalo pacchetto turistico è stato organizzato da un’agenzia marchigiana specializzata proprio in “itinerari ebraici marchigiani” che facendo tappa fissa tra Fermo e Porto S. Giorgio, ha poi raggiunto anche mete naturalistiche di grande pregio come la riviera del Conero o le grotte di Frasassi, entrambe a poca distanza una dall’altra.

Mentre le autorità italiane, nonostante i proclami seguitano a rifornire di armi Tel Aviv, il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha annunciato un piano di misure concrete per indurre il governo di Netanyahu a fermare il genocidio dei palestinesi, compreso il divieto di transito di combustibile e armi destinati a Israele dai porti e dagli aeroporti spagnoli e il divieto di entrare nel territorio del Paese per «tutte le persone che partecipano in maniera diretta al genocidio nella Striscia di Gaza».

Il Governo Meloni (Tajani-Salvini) è responsabile di un’aperta violazione degli obblighi derivanti dalla «Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio» adottata dall’Assemblea generale dell’Onu il 9 dicembre 1948, ratificata dall’Italia l’11 marzo del 1952.

Sulla base di quali accordi e intese con il governo presieduto da Benjamin Netanyahu, sul cui capo pende un mandato di arresto da parte della Corte penale internazionale, l’Esecutivo consente e organizza la presenza sul nostro territorio di soldati israeliani, adottando peraltro nei loro confronti misure di protezione?

Con una lettera aperta che ha raccolto innumerevoli adesioni, le lavoratrici e i lavoratori – ricercatrici e ricercatori, tecnologi, personale tecnico-amministrativo – del Consiglio nazionale delle ricerche hanno chiesto conto dei rapporti con le università israeliane che continuano a supportare, in diversi campi, l’iniziativa militare, coloniale e genocida, ai danni del popolo palestinese di Gaza e in Cisgiordania.

Le collaborazioni principali riguardano le nanotecnologie per la cura del cancro, la biologia marina, l’interconnessione degli ecosistemi, la transizione verde, le catene di approvvigionamento delle proteine. Diversi, però, sono gli accordi che preoccupano il personale Cnr, che ha preso parola pure scrivendo al Consiglio di amministrazione:

l’accordo quadro tra il Cnr e il Weizmann Institute, istituto che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dei programmi nucleari israeliani e collabora con il Ministero della difesa degli Stati Uniti;

gli accordi istituiti con il bando del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale del 2024, successivi non solo al 7 ottobre 2023, ma anche al pronunciamento della Corte internazionale di giustizia del gennaio 2024;

il progetto QUANTOX, nell’ambito del progetto europeo QUANTERA, che riguarda la computazione quantistica e che, dato lo sviluppo della capacità di calcolo e l’utilizzo di dispositivi di crittografia, ha immediato carattere dual use;

gli accordi di partenariato finanziati dall’Unione europea tramite il programma Horizon Europe, in particolare i progetti denominati HERA, HERWINGT, MATISSE, in cui il Cnr, attraverso il consorzio Cira (Centro italiano ricerche aerospaziali, di cui il Cnr è azionista di maggioranza con il 52 per cento), collabora con l’azienda bellica di Stato israeliana Israel Aerospace Industries Ltd., che produce armamenti in uso all’esercito israeliano;

Il 26 gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia (Cig) ha emesso una importante pronuncia, con la quale si riconosce che il popolo palestinese ha il diritto di non subire un genocidio è che vi è un rischio reale che un tale diritto subisca un danno irreparabile.

Il 19 luglio 2024, la Cig ha emesso un parere consultivo, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite richiesto, relativo alle conseguenze legali, per gli Stati membri delle Nazioni Unite, che derivano dalle politiche di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, incluso Gerusalemme Est. Oltre a dichiarare illegale l’occupazione, da parte di Israele, dei Territori Palestinesi Occupati, il parere indica l’obbligo, per tutti gli Stati membri delle NU, a non riconoscere come legale la presenza di Israele nei Territori Palestinesi Occupati e a non supportare il mantenimento di tale occupazione illegale.

Il 18 settembre 2024, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato a maggioranza (124 Stati a favore, 14 contrari e 43 astenuti) la Risoluzione A/ES-10/L.31, con la quale chiede agli Stati membri di: a) impedire relazioni commerciali e investimenti che aiutino il mantenimento della situazione di illegalità creata da Israele nei Territori Palestinesi Occupati; b) adottare misure affinché i propri cittadini, imprese e istituzioni non agiscano in modo da riconoscere come legale la presenza di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, incluso Gerusalemme Est, e non supportino e aiutino il mantenimento di tale occupazione; c) implementare le sanzioni contro enti e persone coinvolti nel mantenimento della presenza illegale di Israele nei Territori Palestinesi Occupati;

secondo i dati riportati dall’Ufficio per coordinamento degli affari umanitari (Ocha), aggiornati al 9 luglio 2025, l’offensiva di Israele ha ucciso oltre 57.680 persone (di cui oltre 17.121 bambini e 9.126 donne), ne ha ferite altre 137.409, ha distrutto e/o danneggiato oltre il 92 per cento degli edifici residenziali e ha reso inservibili il 50 per cento delle infrastrutture sanitarie.

Il blocco degli aiuti umanitari, imposto e rivendicato dalle autorità israeliane, comporta la malnutrizione di oltre il 92 per cento dei bambini al di sotto dei 2 anni e delle donne incinta e/o in fase di allattamento.

Per quanto riguarda il sistema educativo, l’intera rete di formazione superiore e ricerca di Gaza è stata rasa al suolo;nel report dal titolo From economy of occupation to economy of genocide, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese, chiarisce che le collaborazioni fra istituzioni di ricerca e aziende e/o università coinvolte nel genocidio perpetrato in Palestina violano il diritto internazionale e sono dunque passibili di denuncia agli organi giudiziari competenti, le corti nazionali e la Corte penale internazionale. Illustra inoltre la connessione tra Horizon Europe e le istituzioni israeliane, comprese quelle complici del genocidio. Secondo i dati presentati da Albanese, dal 2014 la Commissione europea tramite Horizon ha concesso 2,12 miliardi di euro a enti israeliani, incluso il Ministero della difesa.

Negli ultimi anni si è consolidata una cooperazione tra soggetti italiani e israeliani nei settori della cybersicurezza, della sicurezza delle infrastrutture critiche e delle tecnologie dual use. Infatti nel febbraio 2023 Leonardo s.p.a. avrebbe annunciato accordi con la Israel innovation authority e con Ramot, società di trasferimento tecnologico dell’università di Tel Aviv, finalizzati ad attività di innovazione e scouting tecnologico anche nel settore cyber.

Secondo fonti pubbliche e relazioni parlamentari, agenzie italiane di intelligence (Aise-Aisi) hanno intrattenuto rapporti contrattuali con società israeliane operanti nel settore della cybersicurezza e dei software di sorveglianza avanzata.

Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 maggio 2025, disciplina i contratti di beni e servizi informatici impiegati in contesti legati alla tutela degli interessi nazionali strategici e della sicurezza nazionale. In questo quadro Israele compare nell’allegato 3 includendolo, formalmente, nel perimetro dei soggetti premiabili negli approvvigionamenti sensibili.

La crescente dipendenza tecnologica da fornitori extraeuropei in ambiti strategici quali cybersecurity, infrastrutture digitali, cloud, intercettazione e digital forensics pone rilevanti questioni in ordine alla tutela della sovranità digitale nazionale, della sicurezza dei dati sensibili e della resilienza delle infrastrutture critiche. Appare pertanto necessario chiarire l’effettiva natura, estensione e disciplina delle collaborazioni in essere tra istituzioni italiane e soggetti pubblici o privati israeliani nel settore della sicurezza cibernetica.

Domande non concordate per Giorgia Meloni

Quali accordi di cooperazione risultano attualmente in essere tra amministrazioni dello Stato, agenzie pubbliche, società partecipate o concessionari pubblici italiani e soggetti israeliani operanti nei settori della cybersicurezza, della sorveglianza digitale, della digital forensics e della protezione delle infrastrutture critiche? Quali amministrazioni o enti pubblici utilizzano software, piattaforme o servizi forniti da aziende israeliane in ambito cyber e quali procedure di valutazione della sicurezza nazionale siano state adottate prima della loro acquisizione? Perché il Governo Meloni non rende noti il numero, la tipologia e il valore economico dei contratti stipulati negli ultimi quattro anni con società estere operanti nei settori spyware, lawful interception, cybersecurity avanzata e analisi dei dati? Quali verifiche indipendenti sono state effettuate in relazione alla protezione dei dati sensibili, alla possibilità di accessi remoti non autorizzati e alla conformità dei sistemi impiegati alle normative nazionali ed europee in materia di sicurezza e privacy? Il Governo tricolore ritiene coerente con gli obiettivi di autonomia strategica europea, addirittura il ricorso strutturale a tecnologie extraeuropee in settori strategici quali cybersicurezza e intelligence tecnologica?

Non è tutto. Secondo quanto denunciato da rappresentanze studentesche e confermato da fonti interne all’università degli studi di Milano, all’interno del corso di laurea in medicina e chirurgia in lingua inglese (International medical school, IMS) sono state concesse deroghe arbitrarie all’obbligo di frequenza e la possibilità di sostenere esami a distanza a studenti israeliani arruolati come riservisti nell’esercito (IDF, Israel defense forces), in violazione dei regolamenti didattici e delle normative nazionali ed europee vigenti.

Per i corsi di laurea in medicina, odontoiatria e professioni sanitarie, la frequenza obbligatoria è un requisito inderogabile, sancito non solo dai regolamenti interni degli atenei, ma anche dalla direttiva 2013/55/UE, che stabilisce gli standard minimi per la formazione clinica nel settore medico; in casi analoghi di difficoltà documentate, come problemi di salute, motivi umanitari o familiari gravi, le università italiane non riconoscono solitamente alcuna deroga alla frequenza, né autorizzano esami o attività didattiche da remoto.

In data 7 novembre 2023, il Ministero dell’università e della ricerca ha diffuso una nota in cui, richiamando una mozione approvata il 31 ottobre dalla conferenza permanente dei presidenti dei corsi di laurea in medicina e chirurgia, si autorizzano, “nel rispetto dell’autonomia universitaria”, deroghe all’obbligo di frequenza per coloro che vengano “richiamati in patria” nel contesto del conflitto mediorientale.

Risulta che la nota ministeriale ha prodotto, direttamente o indirettamente, un trattamento di favore nei confronti di studenti coinvolti in attività militari, in contrasto con il principio di uguaglianza e con le disposizioni che tutelano l’equità e la trasparenza nel sistema universitario italiano. Tale prassi solleva interrogativi gravi sul ruolo delle istituzioni accademiche italiane, sul rispetto dei diritti di tutti gli studenti e sulla natura dei rapporti in essere tra università italiane e istituzioni statali israeliane.

Ad oggi, l’unico Stato ad aver disposto un simile richiamo è Israele, impegnato in operazioni militari nella striscia di Gaza che sono oggetto di forti contestazioni internazionali, e per le quali la Corte penale internazionale ha aperto indagini su presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

A proposito: su quali basi giuridiche, politiche o istituzionali è stata emanata la nota del 7 novembre 2023 che stabilisce discriminazioni e privilegi in capo agli israeliani?

Quali iniziative il Governo Meloni intende assumere per garantire che le università italiane operino nel rispetto della legalità, dell’imparzialità e dell’etica pubblica, evitando ogni forma di complicità, diretta o indiretta, con conflitti armati o attori internazionali accusati di gravi crimini?

E c’è di peggio. Secondo l’associazione “Addameer” per la difesa dei diritti umani, nel corso degli ultimi 5 decenni circa un milione di palestinesi sono stati imprigionati o detenuti in Israele, pari a circa il 20 per cento dell’intera popolazione palestinese.

Il tasso di condanna dei palestinesi davanti ai tribunali militari israeliani sfiora il 90 per cento, sulla base di procedimenti sommari che spesso si svolgono in pochi minuti, senza un’adeguata assistenza legale e in una lingua che molti imputati non comprendono.

Dal 7 ottobre 2023 Israele ha arrestato oltre 15.000 palestinesi provenienti da Gaza e circa 20.000 dalla Cisgiordania, tra i quali 1.560 bambini, 595 donne, 408 medici e operatori sanitari e 202 giornalisti.

Attualmente nelle carceri israeliane si trovano circa 10.000 prigionieri palestinesi, compresi circa 350 minori tra i 13 e i 18 anni e 27 donne; non è noto il numero dei detenuti provenienti da Gaza; circa 300 prigionieri sono stati condannati all’ergastolo e circa 4.000 sono sottoposti al regime di “detenzione amministrativa”, che consente l’incarcerazione senza processo, senza formule di accusa specifiche, con accesso limitato o inesistente alla difesa e può essere rinnovata a tempo indeterminato ogni sei mesi.

Il sistema carcerario israeliano comprende 19 prigioni, solo una delle quali situata in Cisgiordania (“Ofer”), mentre le altre si trovano in territorio israeliano, rendendo di fatto quasi impossibile ai familiari dei detenuti ottenere permessi di visita; oltre alle carceri, esistono numerosi centri di detenzione, sedi di interrogatori e tribunali militari.

Numerosi rapporti di organizzazioni per i diritti umani denunciano condizioni detentive gravissime: uso sistematico della tortura, incluse forme di violenza sessuale su uomini e donne; negazione sistematica delle cure mediche; alimentazione insufficiente; casi documentati di amputazioni dovute alla mancata assistenza sanitaria; diffusione di malattie, tra cui la scabbia, dovute alle condizioni igieniche carenti; pratiche di isolamento prolungato con gravi conseguenze psicologiche, in particolare sui minori.

Dall’inizio dell’attuale genocidio, sono trapelati almeno un centinaio di decessi nelle carceri israeliane per tortura, malnutrizione o mancanza di cure mediche, mentre non è noto il numero dei detenuti deceduti provenienti da Gaza.

Israele è uno dei rarissimi Paesi al mondo che sottopone sistematicamente minori, esclusivamente minori palestinesi, a tribunali militari e a detenzione in condizioni disumane nelle carceri di Ofer e “Megiddo”, in celle buie, umide, fredde, sovraffollate, spesso in isolamento in spazi inferiori ai 2 metri quadrati, senza accesso alla luce naturale; ogni anno tra i 500 e i 700 minori palestinesi vengono arrestati e processati in violazione della convenzione ONU sui diritti del fanciullo, di cui Israele è Stato parte.

Come denunciato da numerose organizzazioni israeliane e internazionali tale sistema configura un vero e proprio regime giuridico “duale” che discrimina in base all’appartenenza etnica, assicurando impunità ai cittadini israeliani e criminalizzando la presenza e qualsiasi forma di resistenza dei palestinesi.

Dall’inizio dell’escalation militare del 2023, il Governo israeliano ha inoltre negato al Comitato internazionale della Croce rossa (ICRC) l’accesso alle carceri e ai detenuti palestinesi e ha smesso di consegnare le liste dei prigionieri, in violazione della terza e quarta convenzione di Ginevra e delle norme di diritto internazionale umanitario.

Nonostante gli appelli rivolti dalle principali organizzazioni israeliane per i diritti umani (“Association for civil rights in Israel”, “Physicians for human rights”, “HaMoked”, “Gisha”), l’accesso ai detenuti continua a essere negato.

La gravità delle condizioni descritte solleva profonde preoccupazioni circa violazioni sistematiche dei diritti fondamentali, in particolare dei minori, dei civili vulnerabili e delle persone sottoposte a detenzione amministrativa senza processo.

L’Italia, quale Stato parte delle convenzioni di Ginevra e membro dell’ONU, ha il dovere di attivarsi affinché siano garantite trasparenza, accesso umanitario e rispetto del diritto internazionale. L’Italia è stata inoltre rieletta il 14 ottobre 2025, per il suo quarto mandato, nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ottenendo il maggior numero di voti tra i Paesi del gruppo occidentale.

Giorgia Meloni, ossia l’alleata del macellaio Netanyahu si è attivata affinché l’Italia, in sede bilaterale con Israele e nelle sedi multilaterali competenti, chiedendo l’immediato ripristino dell’accesso del Comitato internazionale della Croce rossa alle carceri israeliane e alle liste dei detenuti palestinesi, e, per sollecitare la fine della pratica della detenzione amministrativa e la garanzia di processi equi nel rispetto del diritto internazionale? La Meloni ha chiesto a Netanyahu il rispetto degli standard minimi di trattamento dei detenuti, incluso l’accesso alle cure mediche, il divieto assoluto di tortura, la tutela dei minori e il miglioramento immediato delle condizioni detentive? La Meloni ha attivato il Consiglio dei diritti umani dell’ONU, per un monitoraggio internazionale indipendente sulle condizioni delle carceri israeliane e dei detenuti palestinesi, inclusi i minori, in accordo con le Nazioni Unite e con le organizzazioni umanitarie competenti? Perché l’inquilina di Palazzo Chigi non risponde agli atti parlamentari di sindacato ispettivo inerenti la barbarie governativa israeliana e le relative collusioni governative italiane?

Alla luce di tutti i fatti elencati e documentati, l’Esecutivo Meloni è complice di genocidio?

Nel frattempo, Meloni e Piantedosi perché non rivelano all’ignara popolazione italiane come sono morti il 28 maggio 2023 sul Lago Maggiore, i due giovani agenti italiani dell’Aise (Tiziana Barnobi e Claudio Alonzi) periti insieme ad Erez Shimoni (agente del Mossad)?

E perché mai da anni i top gun dell’aviazione israeliana giocano alla guerra in Sardegna?

Tutti a cuccia: il ministro Piantedosi ha incontrato il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz nel marzo 2025, ribadendo la collaborazione consolidata tra Italia e Israele sulla sicurezza.

L’Italia in materia di asservimento vanta il primato del mondo: al contempo colonia anglo-american-sionista.

Dulcis in fundo: Lino, Argo 16, Ustica&Bologna. Ora vediamo se a qualcuno tra Roma e Tel Aviv torna la memoria.

Riferimenti:

https://www.interno.gov.it/it/medio-oriente-matteo-piantedosi-incontra-israel-katz-ministro-affari-esteri-israele

https://www.interno.gov.it/it/foto-e-video/ministro-piantedosi-question-time-alla-camera-dei-deputati-10-9-2025

https://www.pellegrinieditore.it/israele-olocausto-finale

Tags:

Lascia un commento