
di Gianni Lannes
Bandiera blu a Pesaro: l’acqua marina però ha il color caffelatte. Il prodotto all’estero si vende bene: ancora per quanto? Qui nel mare c’è un arsenale bellico che disperde i suoi effetti nella catena alimentare, ma chi fa affari col turismo infischiandosene della salute collettiva, pretende di occultare la verità. E gli autoctoni (a stragrande maggioranza) non protestano, ma plaudono a chi bivacca sulle poltrone amministrative.

Comunque, ogni tanto, qualche bomba si spiaggia, anche in piena estate, poiché nello specchio acqueo del litorale sono stati affondati 100 mila ordigni speciali dai nazitedeschi nel 1944. Correnti e mareggiate non tengono in alcun conto degli intrallazzi tricolore, mentre i politicanti avallano il peggio, fino alla catastrofe annunciata. Questo Mare Adriatico è in agonia, ma la parola d’ordine è: “chissenefrega”.
A proposito: quante sono esattamente le persone colpite da neoplasie a Pesaro e dintorni?

In loco, tanti fanno finta di niente, a partire dalle autorità di ogni ordine, livello e grado (dal prefetto al sindaco fino al comandante della guardia costiera Gaudino, che era stato dettagliatamente e personalmente informato nel dicembre dell’anno 2025). Alla conferenza stampa del 27 marzo scorso in municipio, non si è presentato nessuno di quelli con responsabilità istituzionale, pur essendo stati espressamente invitati. Neppure Biancani si è mai fatto vivo: anzi in consiglio regionale (marzo 2017) ha votato cntro una mozione che prevedeva la bonifica ambientale dalle insidie belliche. Solo l’arcivesvoco Sandro Salvucci ha dichiarato pubblicamente che “occorre impegnarsi concretamente per risanare questa ferita incancrenita”.

“Questo è l’ennesimo ordigno che trovano, poi sotto silenzio non diranno niente a nessuno. Lo recuperano fino al prossimo e così via fino all’eternità”: ecco il commento odierno del professor Alessandro Lelli, che per anni ha presieduto in Italia il Comitato nazionale bonifica armi chimiche, e che proprio a Pesaro aveva presentato ben 12 anni fa, un esposto documentato alla locale Procura della Repubblica, archiviato però senza indagini giudiziarie.
Ieri la Capitaneria ha emesso un’ordinanza di interdizione, ma l’intera area marina che include il parco di carta del San Bartolo non è mai stata scandagliata. E così le bombe sbarcano in terraferma alla spicciolata. A livello popolare non sale nemmeno la critica indignazione.

Basta un’ordinanza e una transenna per scongiurare il pericolo e sanare l’inquinamento? Per dirla con Pirandello e Sciascia: “Una , nessuna e centomila nel Belpaese dei quacquaraquà”.
Se non fosse per i tanti malati e i morti prematuramente, sarebbe una commedia, ma la realtà narra una tragedia invisibile.
Riferimenti:


https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/bombe-chimiche-in-adriatico-il-75476bab

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