SEGRETI ITALO-VATICANI!

di Gianni Lannes Due adolescenti: il 7 maggio ed il 22 giugno 1983 nel cuore di Roma, svaniscono nel nulla, e a tutt’oggi, ufficialmente non se ne sa nulla. Incredibile, eppure non solo il Vaticano mantiene il segreto custodito nel suo archivio, al pari dello Stato italiano e suoi governi (che non hanno mai risposto…

di Gianni Lannes

Due adolescenti: il 7 maggio ed il 22 giugno 1983 nel cuore di Roma, svaniscono nel nulla, e a tutt’oggi, ufficialmente non se ne sa nulla. Incredibile, eppure non solo il Vaticano mantiene il segreto custodito nel suo archivio, al pari dello Stato italiano e suoi governi (che non hanno mai risposto ad interpellanze ed interrogazioni parlamentari), inclusi gli apparati di intelligence come Sisde e Sismi (oggi: Aisi e Aise).

«Non ho mai creduto che ci fosse di mezzo la banda della Magliana, non c’entra niente, c’entra De Pedis che è una cosa completamente diversa, c’era una qualche cosa che interessava a De Pedis». Lo ha dichiarato ieri 23 luglio 2026 in audizione secretata in Commissione Bicamerale sulla “scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi”, Roberto Staffa, già sostituto procuratore della Repubblica a Roma, contitolare dal 2008 al 2010 del procedimento giudiziario concernente la scomparsa delle due adolescenti nel 1983 (7 maggio e 22 giugno). E le sue dichiarazioni si sommano a quelle dell’ex procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo (audito in precedenza).

L’ex magistrato ha fatto riferimento all’incontro con Sabrina Minardi, già moglie del calciatore Buno Giordano, ex amante di Enrico De Pedis (boss testaccino della banda della Magliana) e accusatrice (poi ritenuta non credibile) dell’insospettabile crimoinale in affari con Cosa Nostra e Ior, riguardo alla scomparsa di Emanuela. Secondo la Minardi la ragazza sarebbe stata rapita per ordine di monsignor Paul Marcinkus (a capo dlela banca vaticana che ha riciclato miliardi di dollari provenienti dalla criminalità organizzata italo-statunitense, in affari con Sindona e Calvi) e poi uccisa.

«Quando vado ad incontrarla (Minardi, ndr) in una comunità parla di luoghi, vicende, persone, con molti dettagli, tali che nemmeno uno sceneggiatore di prima categoria avrebbe «potuto inventarli tutti in una mattinata. Era un po’ difficle che si pitesse inventare tutto, ecco perché io uscii da quella comunità con una certa convinzione della credibilità soggettiva della donna», ha spiegato spiegato Staffa ieri in Commissione. «Perse credibilità successivamente – ha aggiunto l’ex magistrato – quando poi ha modificato molti avvenimenti e da lì l’accusa di esserseli inventati. Si disse che siccome erano uscite sulla stampa delle due sue dichiarazioni, forse la Minardi voleva sfruttare economicamente quella sua nuova notorietà» ha dichiarato in audizione Staffa. Poi la donna «a un certo punto tirò fuori mons. Paul Marcinkus». Inoltre «le dichiarazioni di Salvatore Sarnataro sulle presunte azioni del figlio Marco (che avrebbe raccontato al padre di aver prima pedinato e poi rapito, insieme ad Angelo Cassani e Gianfranco Carboni, Emanuela a piazza Risorgimento su ordine di De éedis per consegnarla al laghetto dell’Eur a Sergio Virtù (l’autista di “Renatino”) non vennero ritenute credibili in sede di archiviazione dell’indagine perché comunque il figlio era morto e non potevano aversi riscontri da lui». Per questo, ha aggiunto Staffa, «l’indagine si incancrenì; a quel punto io andai via dal pool perché non ero convinto di come si stava procedendo. Poi ci fu tutto un problema di rapporti con il Vaticano, ma io a quel punto ero già andato via». Da parte del gruppo di magistrati «vi era una certa difficoltà – ha sottolineato l’ex pm – perché comunque dovevamo dimostrare effettivamente che c’era un rapporto diretto tra De Pedis, Marcinkus e lo Ior, e le maggiori difficoltà le abbiamo avute in quel frangente».

Ritornando al ruolo di De Pedis, Staffa ha detto che poteva agire «solo per conto terzi in operazioni come quella di rapire una ragazza per scopo estorsivo». Se fosse stata un’operazione una operazione messa in piedi per motivi economici dalla banda della Magliana – ha sottolineato Staffa dinanzi alla Commissione – sarebbe arrivata una richiesta di denaro, una bella somma di denaro, che invece non è mai stata chiesta e questo è il problema che secondo me ci ha fatto andare in tilt. Qui qualcuno mi può chiedere, che c’entra Marcinkus? C’entra nei termini in cui era presidente dello Ior». A questo punto delle sue dichiarazioni Staffa ha richiesto la secretazione della sua audizione. Già nella richiesta di archiviazione della procura di R a del 2015, si leggeva che «gli elementi indiziari emersi hanno trovato alcuni riscontri in ordine al coinvolgimento della banda della Magliana» nella morte di Emanuela Orlandi, «tuttavia le indagini compiute non hanno permesso di pervenire a un risultato certo in merito al coinvolgimento di Enrico De Pedis e di soggetti a lui vicini».

Nel gennaio 2008, a un amico poliziotto, Sabrina Minardi ha rivelato di aver visto Emanuela pochi giorni dopo la sua scomparsa e di averla accompagnata in auto vicino a San Pietro, come richiesto dal De Pedis.

Quanto a monsignor Marcinkus (protetto da Papa Montini e Papa Wojtyla), nonostante un motivato mandato di arresto italiano, il Vaticano non ha mai concesso l’estradizione.

In data 2 febbraio 1990 veniva assassinato con dei colpi di pistola a Roma, in via del Pellegrino, Enrico De Pedis, ritenuto dagli inquirenti esponente di spicco della criminalità organizzata, meglio noto come «Renatino». In particolare, secondo un rapporto della squadra mobile di Roma, risultava essere uno dei principali soggetti riciclatori dei beni illeciti ottenuti con il traffico di droga, l’usura, il gioco d’azzardo ed uno dei tramiti dell’organizzazione mafiosa romana con Cosa Nostra, apparati deviati dello Stato, colletti bianchi ed esponenti della politica. Per tutte queste attività il De Pedis risultava indagato fin dal 1983, ma incredibilmente sempre assolto in tribunale.

In data 6 marzo 1990 monsignor Piero Vergari, rettore della Basilica di S. Apollinare in Roma, richiedeva l’autorizzazione alla sepoltura nella stessa Basilica di Enrico de Pedis, attestando che lo stesso era un grande benefattore dei poveri ed un aiuto dei giovani per la loro formazione cristiana ed umana. In data 10 marzo 1990 il cardinale Ugo Poletti, nella sua veste di Vicario Generale della Diocesi di Roma, autorizzava la sepoltura nella Basilica di S. Apollinare, e così avveniva.

Il 9 gennaio 2025, monsignor Vergari è stato interrogato dalla suddetta Commissione parlamentare, e ha dichiarato che a Sant’Apollinare il boss De Pedis (all’epoca latitante) incontrava l’allora ministro dell’interno Oscar Luigi Scalfaro e il giudice Scopelliti. Singolare coincidenza: il futuro inquilino del Quirinale, proprio nella scuola di musica frequentata da Emanuela aveva un ufficio riservato.

Riferimenti:

https://www.parlamento.it/static/bgt/listastencomm/4/225/A/19/index.html

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/442632.pdf

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/439416.pdf

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