di Gianni Lannes

«Emanuela è in cielo» ha rivelato Papa Bergoglio al fratello Pietro: ma tante domande restano senza risposte ufficiali.

Eppure, tutti i riscontri portano in Vaticano: dal ruolo di Wojtyla ad Oscar Luigi Scalfaro, promosso fulmineamente ministro dell’Interno e poi inquilino del Quirinale, con annesso ufficio riservato nella scuola di musica ‘Tommaso Ludovico da Victoria’, che aveva sede nel Palazzo di Sant’Apollinare, nell’omonima piazza a poca distanza da Palazzo Madama. In loco, – secondo monsignor Vergari – il democristiano Scalfaro incontrava il boss Enrico De Pedis, quando a quel tempo “Renatino” era addirittura ricercato, ovvero latitante, e si interfacciava nell’omonima basilica anche con il giudice calabrese Scopelliti.

Sulla scomparsa dal centro di Roma di Mirella Gregori (7 maggio 1983) ed Emanuela Orlandi (22 giugno 1983) a tutt’oggi, apparentemente, non si sa nulla di concreto. Quel che è certo, invece, è l’ininterrotta attività di depistaggio e manipolazione dei nudi fatti, da parte della Santa Sede e delle autorità italiane. Se fosse stata l’azione criminosa di un mero balordo qualsiasi, la verità sarebbe emersa da tempo. Invece è roba di potenti porporati, invischiati e a tutt’oggi saldamente protetti dal potere dominante. A proposito: come mai non sono state acquisite dalla magistratura capitolina e dalla commissione bicamerale, le videregistrazioni delle attive telecamere dinanzi al Senato, immagini che potrebbero aver ripreso Emanuela Orlandi alle 19.20 del 22 giugno 1983?

La legge 4 dicembre 2023, numero 202, fa riferimento alla “Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori”; incredibilmente e di fatto sigilla le risultanze, nonché le acquisizioni di documenti e testimonianze sotto un anomalo “segreto di Stato”, per almeno 11 anni (replicabili), non giustificato dall’eventuale attività istruttoria. Insomma, si istituisce una commissione per far luce e chiarezza, ma al contempo si sottopone il tutto al segreto istituzionale degli apparati.
Perché dopo 43 anni dalla scomparsa di due adolescenti incombe ancora un solido segreto di Stati alleati?
Il giornalismo indipendente racconta quello che non si vede. E sono proprio i depistaggi istituzionali, la loro sequenza, la loro costanza, il loro livello, il loro perpetrarsi nel tempo, fino ai giorni nostri, il focus delle ricerche della mia attività investigativa. Il metodo che ho adottato è quello di seguire la “pista di chi depista”, ovvero le connessioni tra le azioni di depistaggio e i mandanti degli eventi che tali azioni tendono a coprire.
La sparizione di Mirella ed Emanuela è caratterizzata da una sistematica attività di sviamento, manipolazione, disinformazione e occultamento della verità da parte delle alte gerarchie ecclesiastiche a partire da San Karol, fino ai cardinali Casaroli e Poletti in affari con la banda della Magliana (da Sindona, a Marcinkus, Calvi, e così via: un ruolo cruciale mai approfondito è quello di Raoul Bonarelli, già dirigente della Vigilanza Vaticana); un’attività avallata dalla complicità ai vertici dello Stato italiano.
La verità è sotto gli occhi di tutti, ma chi ha il coraggio civile di pronunciarla urbi et orbi?
Riferimenti:
https://www.parlamento.it/CLS/pub/sfs/archparl/4/225/19
https://www.parlamento.it/Parlamento/7313
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1505519.pdf
https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/442632.pdf
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