
di Gianni Lannes
Qui nessuno vede, nessuno sente, nessuno parla. Il muro di omertà istituzionale pare di gomma. Eppure sono estese e mostrano una forma rettangolare. Si stagliano a una manciata di miglia nautiche dalla costa, lungo la linea batimetrica dei 20 metri di profondità. La cartografia ufficiale non mente, ma al contempo tacciono i vertici regionali. Cosa contengono effettivamente le sette (7) discariche (così ufficialmente definite) nel Mare Adriatico, istituite dalla regione Marche a ridosso del litorale, da San Benedetto del Tronto a Pesaro, incluso il Conero, accanto agli impianti di acquacoltura e ricerca? Sono per caso asservite alle numerose trivelle del gas o a cos’ altro che l’ignara popolazione non deve sapere? Chi le ha autorizzate e realizzate, sulla base di quali presupposti scientifici e giuridici? Sono state effettuate valutazioni di impatto ambientale? Ministero dell’Ambiente e Ispra sono a conoscenza di questa situazione? E la Guardia Costiera? Il presidente Acquaroli perché non risponde?
In Italia al peggio non sembra esserci fine. Forse non bastava l’arsenale di armi chimiche affondate in gran segreto dai nazitedeschi nell’estate del 1944 a 4-5 miglia da Pesaro e dintorni (fino a Fano, Gabicce e Cattolica), mai recuperate dai bassi fondali di appena 12-15 metri, nonché gli ordigni della Nato sganciati nel 1999. Tutti argomenti incandescernti che ad Ancona il locale Consiglio regionale evita di affrontare; infatti sono state presentate dall’opposizione 2 interrogazioni e 2 mozioni, ma la discussione viene rinviata alle calende greche. C’è l’avallo del Governo Meloni?
Riferimenti:



(Carta nautica numero 36)
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