
di Gianni Lannes
Ecco lo sbocco del cosiddetto “deposito costiero oli minerali”. Un fantasma rugginoso che ha corroso il metallo del traballante pontile. Qui hanno arrestato la loro corsa le tubazioni scricchiolanti che corrono lungo il Foglia fino all’impianto di via Jesi. Sotto: sul fondale c’è melma mista a fango e nell’acqua in superficie galleggiano beatamente chiazze evidenti di idrocarburi. Dirimpetto, ad un soffio visivo si staglia lo stupro in corso avanzato di cemento armato targato Renco.

L’area dispone di videosorveglianza e filo spinato perimetrale. Un edificio finestrato e cadente – privo di segni vitali – mostra attrezzature in stato di comatoso abbandono. In questo recinto si intravedono (oggi 6 maggio 2026) anche rifiuti solidi in stato di abbandono. Sul pontile ci sono anche due bidoni di colore blu e altri sulla terraferma. Precisamente cosa contengono? Se scoppia un incendio che succede? Dov’è il piano di sicurezza? La sede della Capitaneria si staglia dirimpetto, ma dei controlli nemmeno l’ombra (ordinanze zero). C’è pericolo per la salute dell’ignara popolazione e per la sicurezza pubblica? A proposito: dov’è l’Arpam? E l’Amministrazione comunale? Sindaco Biancani: tutto regolare?

Non è dato sapere. Regna la calma piatta che si traduce in omertà diffusa. Nessuno fiata, nessuno vede, nessuno sente, nessuno interviene, neppure quelli che indossano la divisa e dovrebbero tutelare il mare e far rispettare la legge, mentre spesso si accaniscono contro l’indifesa povera gente (ad esempio i pescatori). Insomma, le autorità competenti di ogni ordine e grado sembrano latitanti, quando prevale lo sfruttamento commerciale e l’accaparramento privatistico delle risorse collettive.

La Fox Petroli come attesta una nota del 29 agosto 2022 indirizzata al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Centrale “è in attesa di riavviare la piena operatività della banchina portuale non appena verrà ripristinato il pescaggio necessario all’ingresso dei mezzi commerciali mediante dragaggio del porto canale, già autorizzato ma non ancora effettuato”.

L’avamposto dei Berloni al porto occupa un suolo demaniale marittimo della superficie di metri quadrati 923,54: il termoinale è stato disattivato ovvero non più utilizzato – ufficialmente -dal 31 dicembre 2006, ma “è preordinato al mantenimento dell’impianto petrolifero”, in vista di successivi sviluppi affaristici. Da quanto tempo è scaduta la relativa concessione demaniale che si estende anche all’antistante specchio acqueo che fronteggia l’invadente cantiere della Lisa Group srl, coi suoi yacht superlussuosi di nababbi russi? Possibile che la Guardia di Finanza non si sia accorta di nulla? Eppure è tutto apparentemente alla luce del sole.


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