BUONGIORNO ITALIA!

(Pesaro: 29 aprile 2026 – “R26” – “D87” spazio militarizzato con aerovie belliche sul centro urbano) Il passo è breve all’insaputa della popolazione: da città della cultura italiana nell’anno 2024 a territorio militarizzato per aria (R26, D87), terra e mare (E344) nel 2026, dove la Nato gioca alla guerra in tempo di pace (apparente) anche…

(Pesaro: 29 aprile 2026 – “R26” – “D87” spazio militarizzato con aerovie belliche sul centro urbano)

Il passo è breve all’insaputa della popolazione: da città della cultura italiana nell’anno 2024 a territorio militarizzato per aria (R26, D87), terra e mare (E344) nel 2026, dove la Nato gioca alla guerra in tempo di pace (apparente) anche con sorvoli fuorilegge a bassa quota. Accade notte e giorno: allora il fenomeno è più visibile, anche in un mondo dove predomina la dissonanza cognitiva.

Ecco l’innominabile: il tabù numero uno. Gli apparati di potere – ormai fuori controllo democratico – hanno fatto impazzire il clima, provocando disastri apparentemente “naturali”, ma sempre più telecomandati. Anche lo Stato italiano contribuisce in gran segreto a seminare la guerra, dopo la stipula segreta nel luglio 2001 di Berlusconi & Bush (durante il G8 a Genova). Vero Meloni e Crosetto? Altro che Natura. Bentornati nel laboratorio a cielo aperto del Belpaese.

Conseguenze a portata di respiro? Nocività ambientale (inquinamento chimico ed elettromagnetico dell’aria, della vegetazione e del cibo) e danni alla salute, con buona pace della Costituzione repubblicana e antifascista, nonché della Convenzione internazionale Enmod dell’Onu; senza conteggiare il pericolo di incidenti e la violazione dei diritti umani. Per rendersene conto basta aprire gli cchi: spegnere lo schermo e accendere la mente.

La Convenzione sul divieto dell’uso di tecniche di modifica dell’ambiente a fini militari o ad ogni altro scopo ostile, nota anche come Convenzione ENMOD, è il trattato internazionale che proibisce l’uso militare ed ogni altro utilizzo ostile delle tecniche di modifiche ambientali. La Convenzione è stata aperta alla firma il 18 maggio 1977 a Ginevra ed è entrata in vigore il 5 ottobre 1978. Gli stati firmatari sono 48, di cui 16 non hanno ancora ratificato il trattato. In totale gli stati che vi hanno aderito sono 76.

L’Italia ha firmato la Convenzione a Ginevra il 18 maggio 1977 e l’ha ratificata con la legge numero 962 del 29 novembre 1980, a firma del presidente della Repubblica Sandro Pertini. La Convenzione proibisce l’uso militare e ogni altro utilizzo ostile delle tecniche di modifiche ambientali aventi effetti estesi, duraturi o severi. Il termine “tecniche di modifiche ambientali” si riferisce ad ogni tecnica finalizzata a cambiare – attraverso la manipolazione deliberata dei processi naturali – la dinamica, la composizione e la struttura della Terra, incluse la sua biosfera, litosfera, idrosfera e atmosfera, così come lo spazio esterno.

I criteri per la definizione di tali tecniche non sono definiti nel corpo della Convenzione ma nell’Intesa sull’Articolo I che, riportando quanto emerso in fase negoziale, esplicita i termini:

  • “esteso” come riferibile ad un’area di diverse centinaia di chilometri quadrati;
  • “duraturo” come riconducibile ad un periodo di mesi o di almeno una stagione;
  • “severo” come correlato ad un’azione che provoca danni seri o significativi alla vita umana, naturale alle risorse economiche o altre attività.

I primi due criteri sono valutati con parametri quantitativi e l’ultimo criterio con elementi qualitativi in parte riconducibili al concetto di sviluppo sostenibile.

Il divieto di guerra climatica, ovvero di utilizzo delle tecniche di modifica del clima o di geoingegneria con lo scopo di provocare danni o distruzioni, viene ripreso anche nella Convenzione sulla diversità biologica del 2010.

La Convenzione contiene dieci articoli e un allegato sul Comitato consultivo di esperti. Parte integrante della Convenzione sono anche le intese relative agli articoli I, II, III e VIII. Queste intese non sono incorporate nella Convenzione ma fanno parte del verbale dei negoziati e sono stati inclusi nella relazione trasmessa dalla Conferenza del Comitato sul disarmo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 1976.

La Convenzione non tutela l’ambiente da qualunque danno provocato dalle azioni belliche o ostili ma vieta quelle tecniche offensive che trasformano l’ambiente stesso in un’arma, ascrivibili alle tecniche di manipolazione ambientale. Inoltre, la Convenzione si applica solo in caso di conflitti tra stati, quindi sono esclusi dall’ambito di applicazione sia l’utilizzo di tali tecniche in caso di guerre interne agli stati sia le sperimentazioni.

In caso di violazioni, la Convenzione non prevede una responsabilità diretta ma richiede alle Parti di consultarsi e cooperare tra loro. Inoltre, se uno o più stati sospettano che altre Parti stiano violando la Convenzione, sono invitate a sporgere reclamo presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che svolgerà le indagini. Infine, le Parti sono invitate a sostenere gli stati colpiti dai danni provocati da tecniche di manipolazione ambientale. Il funzionamento della Convenzione è quindi di tipo preventivo, teso soprattutto a evitare e minimizzare i danni tramite la cooperazione, la consultazione, il supporto e lo svolgimento di indagini in ogni caso di effettiva o sospetta violazione.

Oltre a vietare il ricorso a tecniche di manipolazione ambientale per scopi bellici o ostili, la Convenzione approva specularmente l’utilizzo di tali tecniche per scopi pacifici, come ad esempio l’inseminazione delle nuvole per provocare la pioggia e la fotosintesi artificiale per la riduzione del biossido di carbonio.

Riferimenti:

Gianni Lannes, Scie di guerra. L’alterazione segreta del clima…, Edizioni Mondo Nuovo, Pescara, 2023.

https://www.bits.de/ac-archive/4ko/on/enmod/revcon2.html

https://treaties.unoda.org/t/enmod

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1981/01/19/080U0962/sg

Mappa nautica numero 1050 (Istituto Idrografico della Marina – Genova: carta ufficiale dello Stato italiano).

Tags:

Lascia un commento