di Gianni Lannes

Accade in tempo di pace apparente: prima ogni tanto ma poi sempre più spesso, in loco si avverte il rombo aereo di velivoli da guerra che sorvolano il centro urbano a bassa quota e puntano nell’Adriatico. Infatti, l’ex capitale della cultura italiana (anno 2024), ospita all’insaputa della stragrande maggioranza della sua popolazione, servitù militari di ogni genere: aria, mare (pure sott’acqua) e terra dove la Nato e il Pentagono (ossia Trump) giocano impunemente alla guerra. E nessuna autorità tricolore – a partire dall’inquilina in scadenza di Palazzo Chigi – si indigna o almeno protesta.

Pesaro, più che per il genio musicale di Rossini è nota all’Alleanza atlantica e al ministero Difesa targato Crosetto, con il nome di “E344”, mentre lo spazio aereo di questo lembo orientale dell’Italia centrale – in chiave bellica – ha assunto – in palese violazione della Costituzione repubblicana e antifascista – le denominazioni di “D87” ed “R26”, ovvero ampie zone di cielo che si estendono senza interruzioni da Fano (“E343”) a Ravenna passando per Rimini (“E345”), come attesta la mappa nautica numero 1050 dell’Istituto Idrografico della Marina (carta ufficiale dello Stato italiano) edita a Genova.

Conseguenze apparentemente invisibili in un territorio densamente abitato a rischio sismico e idrogeologico, dove la Fox Petroli (in barba alle direttive Seveso) pretende di impiantare un gigantesco impianto di Gnl nel quartiere Tombaccia in riva al martoriato Foglia. In ogni caso, più di una cosa è certa: inquinamento e rischi di incidenti rilevanti, mentre al contempo latita un piano (industrial-militare) di sicurezza civile.

Riferimenti:
Gianni Lannes, Italia USA e getta, Arianna editrice, Bologna, 2014.
Gianni Lannes, Scie di guerra. L’alterazione segreta del clima, Edizioni Mondo Nuovo, Pescara, 2023.
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