MADRE RUSSIA IN ITALIA: E LA MELONI TACE!

di Gianni Lannes Valentina Matvienko è la presidente del Consiglio federale, la Camera alta del Parlamento russo. È la terza carica dello Stato, è considerata una delle donne più potenti di madre Russia nonché fedelissima di Vladimir Putin. Convinta sostenitrice della guerra a Kyiv, è stata lei a firmare materialmente gli atti per l’invasione dell’Ucraina.…

di Gianni Lannes

Valentina Matvienko è la presidente del Consiglio federale, la Camera alta del Parlamento russo. È la terza carica dello Stato, è considerata una delle donne più potenti di madre Russia nonché fedelissima di Vladimir Putin. Convinta sostenitrice della guerra a Kyiv, è stata lei a firmare materialmente gli atti per l’invasione dell’Ucraina.

Matvienko è sottoposta a sanzioni da parte dell’Unione europea, della Svizzera e degli Stati Uniti. Ciononostante, è volata a Ginevra per una conferenza internazionale organizzata dall’Unione interparlamentare durante la quale ha preso la parola per attaccare “il regime neonazista” di Kyiv e rilanciare la propaganda putiniana. Per arrivare in Svizzera, il suo aeroplano ha sorvolato lo spazio aereo italiano.

Matvienko ha un legame ben più stretto con l’Italia. Dal 2009 possiede una lussuosa villa da 10 milioni di euro. Si tratta di un casale da 800 metri quadri con piscina e parco di 26 ettari a Pesaro, nella riserva naturale del monte San Bartolo: uno dei luoghi più esclusivi e suggestivi della regione, a picco sul mare e su una spiaggia solitaria; una tenuta che da anni viene stata utilizzata come “ambasciata ombra” della Russia e che accoglie alti funzionari russi ed europei, ministri cinesi e manager internazionali.

Dall’inizio della guerra in Ucraina la villa pesarese non è mai stata sequestrata, come avrebbe imposto l’articolo 2 del regolamento (UE) n. 269/2014 del Consiglio, del 17 marzo 2014, concernente misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, che stabilisce che siano “congelati tutti i fondi e le risorse economiche appartenenti a, posseduti, detenuti o controllati, da qualsiasi persona fisica o giuridica, entità o organismo, o da qualsiasi delle persone fisiche o giuridiche, delle entità o degli organismi a essa associati elencati nell’allegato I” e inserisce Valentina Matvienko al numero 24 dell’allegato.

In Italia sono stati sequestrati beni russi per 2,3 miliardi di euro dall’inizio della guerra. Eppure alla villa di Matvienko non sono mai stati apposti i sigilli ed è rimasta sempre in uso ai proprietari, che non hanno mai smesso di utilizzarla per trascorrere le proprie vacanze, anche adesso.

A frequentare la villa non è Valentina, ma suo figlio Sergej insieme alla compagna e all’entourage della famiglia. Anche Sergej è stato oggetto delle attenzioni della fondazione Navalny. Grazie alla madre ha ottenuto una serie di appalti e privatizzazioni di favore diventando un ricchissimo uomo d’affari. All’età di 36 anni possedeva proprietà per un miliardo di dollari.

La villa è intestata a una società chiamata “Dominanta”, con sede a Corinaldo (Ancona). Ma proprio nei giorni dell’inizio dell’invasione, sul cancello era affisso un cartello di inizio lavori di ristrutturazione in cui come committente era indicato proprio Sergej Matvienko,

Allora, perché nei confronti della proprietà di Valentina Matvienko a Pesaro non sia stato applicato quanto prescritto dall’articolo 2 regolamento (UE) n. 269/2014 e questa continui ad essere utilizzata dai suoi familiari?

Valentina Matvienko, Presidente del Consiglio della Federazione russa e influente figura del Cremlino, è stata sottoposta a sanzioni dagli Stati Uniti fin dal 2014 e dall’Unione europea a partire dal 2022, per il suo ruolo nel referendum di annessione della Crimea e per il suo sostegno all’aggressione bellica russa all’Ucraina.

Nonostante le sanzioni, Matvienko e la sua famiglia continuano inoltre a godere dell’utilizzo di questa lussuosa residenza a Pesaro, nel parco regionale del San Bartolo, affacciata sul mare, acquistata nel 2009 direttamente da Matvienko e poi formalmente intestata alla fondazione “Dominanta”, registrata in Italia, ma priva di attività culturale o sociale o bilancio trasparente.

Questa fondazione appare come un’entità formalmente attiva ma priva di operatività concreta, utilizzata esclusivamente per detenere e amministrare l’immobile: di fatto, risulta quindi essere un modello giuridico che garantisce la protezione del bene senza attirare attenzione e senza alcun intervento da parte delle autorità italiane.

La tenuta non risulta essere mai stata sottoposta a sequestro o limitazione, nonostante la posizione ufficiale e le sanzioni internazionali cui Matvienko è soggetta.

Sergey Matviyenko riceve sistematicamente fondi pubblici dalla Federazione Russa, per un valore stimato di circa 3 miliardi di rubli, con possibili conflitti di interesse rilevanti; la fondazione Acf, in data 17 marzo 2023, ha trasmesso al Ministero degli affari esteri italiano un esposto formale e un dossier dettagliato con richiesta di applicazione delle sanzioni previste dalla decisione 2014/145/CFSP nei confronti del suddetto Sergey Matviyenko;

Ad oggi non risulta pervenuta alcuna risposta formale, né risulta che siano state avviate procedure sanzionatorie o provvedimenti di congelamento dei beni nei confronti dell’interessato.

Con lettera datata 13 marzo 2023 indirizzata al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, «The Anti-Corruption Foundation» ha chiesto all’Italia di promuovere l’introduzione di misure restrittive Ue a carico di Sergej Vladimirovič Matvienko, uomo d’affari considerato vicino al regime russo e figlio della Presidente del Consiglio della Federazione russa, Valentina Ivanova Matvienko. Quest’ultima è soggetta a misure restrittive Ue dal 21 marzo 2014, tra l’altro, per il sostegno allo schieramento di forze russe in Ucraina e alla legislazione finalizzata all’annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporižžja. Sergej Vladimirovič Matvienko risulta essere stato sanzionato da Stati Uniti, Giappone e Canada.

Per quale motivo il ministro Tajani non ha fornito alcuna risposta formale, né comunicazione di avvio di verifiche, né informato l’opinione pubblica o fornito elementi al Parlamento circa eventuali iniziative intraprese o le ragioni di una mancata attivazione delle misure previste dalla normativa europea vigente? Il legame diretto a Mosca di Salvini spiega qualcosa?

Non è ammissibile che in Italia vi siano ville “franche”, proprietà di individui in guerra.

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