RITA EVELIN: STRAGE INSABBIATA…

di Gianni Lannes Nei mari d’Italia si gioca alla guerra in tempo di pace e a rimetterci la vita sono spesso gli invisibili marinai. La verità si può nascondere, occultare, manipolare e nel caso dei pescatori assassinati nel Mediterraneo (unitamente ad almeno 30 mila migranti), addirittura insabbiare, ma non si può uccidere. Basta cercarla per…

di Gianni Lannes

Nei mari d’Italia si gioca alla guerra in tempo di pace e a rimetterci la vita sono spesso gli invisibili marinai. La verità si può nascondere, occultare, manipolare e nel caso dei pescatori assassinati nel Mediterraneo (unitamente ad almeno 30 mila migranti), addirittura insabbiare, ma non si può uccidere. Basta cercarla per farla riemergere.

I fatti: all’alba del 26 ottobre 2006, a circa 21 miglia al largo (acque internazionali) fra Pedaso e Porto Sant’Elpidio, con mare calma piatta, in assenza di vento e visibilità ottima, cola a picco il Rita Evelin durante l’attività di pesca: un peschereccio (varato nell’anno 2000) di San Benedetto del Tronto. Muoiono Francesco Annibali, Luigi Luchetta e Ounis Gasmi. L’unico sopravvissuto Nicola Guidi dopo aver abbandonato per primo (ed unico) in veste di comandante uomini e motobarca, pronuncia fino al 2012 ben sei versioni diverse e contrastanti dell’accaduto. E si è negato ad un’intervista di chiarimento, alla stregua del suo legale Voltattorni. Soltanto dopo le civili proteste popolari, le autorità hanno consentito il recupero delle salme.

Depistaggio e insabbiamento decollano fulmineamente, anche se la barca ha impiegato circa 20 minuti per sprofondare a 80 metri, dove ancora giace nonostante uno sperpero di denaro pubblico, che si aggira sul milione di euro fatto passare per recupero, grazie ad una truffa ai danni dello Stato perpetrata dal ministero della Giustizia.

Col pretesto dell’amianto in tribunale ad Ascoli Piceno, è stato impedito l’accesso agli atti giudiziari.

L’imbarcazione è stata trascinata a fondo da un sommergibile alleato e reca i segni dell’impatto. Ecco perché è stata dimenticata in fondo al mare. Un corpo di reato parla, se compulsato, e rischia di vuotare il sacco in un Belpaese privo di sovranità e indipendenza. L’Adriatico in particolare, insieme allo Ionio e al Tirreno, ormai pullula di zone militari Usa/Nato, come ad esempio la gigantesca area T842, dinanzi alle regioni Marche e Abruzzo.

Nel 2025, dopo anni di ricerca sul campo, il libro di inchiesta Abissi ha ricostruito la tragedia. E ora un docufilm, nonostante le difficoltà e gli impedimenti istituzionali, ha ripercorso la tragica vicenda. Dopo la verità occorre anche la giustizia.

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