
Meloni in aiuto di studenti e personale scolastico? Alle proteste del mondo della scuola il governino tricolore prima ha promesso un piano “da 1,5 miliardi di euro” per ristrutturare gli edifici, poi se n’è uscito con 20 milioni orgogliosamente rivendicati: una somma ridicola per 60.000 aule. Infatti, il ministero dell’Istruzione ha deciso di riconoscere un fondo di 3.153,57 euro a 6.342 istituzioni scolastiche statali “ammesse e finanziate per l’acquisto, l’installazione e la messa in funzione di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento e il comfort microclimatico degli ambienti e delle aule didattiche”.
Su 61.308 edifici scolastici censiti in Italia solo 3.966 risultano dotati di condizionatori, appena il 6,45% del totale. Per altri 24.888 edifici i dati non sono disponibili, mentre per 32.462 i condizionatori non ci sono. Insomma, in oltre il 93% degli edifici la refrigerazione non è garantita.
D’altronde Meloni cosa poteva fare di più? Anche potendo installare condizionatori in tutte le aule, le reti elettriche delle scuole non reggerebbero il carico perché gran parte sono davvero vecchie e mai rimesse in sesto. Da qui, la necessità di un piano di interventi di edilizia straordinaria nelle scuole italiane che nessun ministero, tanto meno quello diretto da Valditara, ha mai tentato di mettere in pratica. Per il momento, gli alunni italiani possono ricorrere al ventaglio. Forse ne esce uno per ogni studente.
Studenti e insegnanti in rivolta? I giovani dei licei e universitari rivendicano il loro diritto allo studio, esprimono malcontento per la mancanza di insegnanti, denunciano la cattiva gestione del calendario delle lezioni e il sovraffollamento delle classi. Chiedono più risorse per l’educazione, edifici ristrutturati, materiale didattico, assistenti sociali e semplicemente condizioni di studio “decenti”. Gli studenti uniscono la loro rabbia a quella degli insegnanti che, come tutti i dipendenti pubblici sono anche loro in lotta contro i tagli previsti dal progetto di legge di bilancio per il 2027. Alla rivolta in corso in Francia non si riscontrano imitazioni in Italia.
Prevenire la guerra è prevenzione primaria dei danni alla salute.
La guerra non rappresenta soltanto un problema politico, militare o umanitario: è uno dei più gravi determinanti evitabili di morte, malattia, distruzione ambientale e disuguaglianza. Il documento di ISDE https://www.isdenews.it/isde-italia-prevenire-la-guerra-e-prevenzione-primaria-dei-danni-alla-salute/ propone di guardare ai conflitti anche attraverso la lente della sanità pubblica. Le conseguenze, infatti, vanno molto oltre le vittime direttamente provocate dalle armi: la distruzione dei sistemi sanitari e delle infrastrutture civili, l’interruzione delle cure, la fame, le migrazioni forzate, i traumi psichici, l’impoverimento e la disgregazione delle reti sociali possono produrre effetti che durano per anni e coinvolgono anche le generazioni successive.
Mentre l’olocausto nucleare è “facoltativo”, nelle mani di pochi individui (ad esempio il macellaio Netanyahu) o di un solo Stranamore, la catastrofe climatica, nel suo procedere sempre più rapido, appare quasi “ineluttabile”. Dipende ovviamente anch’essa da decisioni umane, che fanno capo a un numero molto ampio di soggetti al vertice di innumerevoli istituzioni – imprese, banche, Stati, eserciti, media, centri di ricerca, Università – tutti legati tra loro in una rete di rapporti che rende difficilmente praticabile e comunque inefficace disertarla.
Il pretesto è la guerra per difesa. Difesa di chi? E da chi? Il governo di Israele ritiene che il diritto di Israele a difendersi possa e debba arrivare fino al genocidio (che ha messo in atto contro il popolo della Palestina, a partire dai neonati), allo sterminio di un intero popolo: con le armi, la fame, le malattie, la mancanza di igiene, la debilitazione fisica e mentale di adulti e bambini. Se invece, come ritengono i più, il diritto a difendersi (dal genocidio) spetta ai palestinesi?
Se e quando la guerra cesserà, l’Ucraina non vivrà una felice ricostruzione. Si ritroverà distrutta e inquinata, in mano agli oligarchi e alla corruzione che Zelenski aveva promesso di abolire e che la guerra non ha fatto che ingrassare. Prigioniera in una Europa di un’economia di guerra, in un contesto ulteriormente degradato dalla crisi climatica, ormai priva degli antidoti di mitigazione e adattamento che il mondo ha deciso di obliterare per dare la priorità alle loro guerre.
Le guerre? Un “gioco” inventato dai ricchi dove si vince sulla pelle dei poveri. Che fare? Disertare.
“Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Organizzeremo i disertori” sono le parole di Virginia Libero, segretaria dei giovani democratici. Per giustificare la retorica bellicista dicono alcuni: ma allora non avremmo dovuto prendere le armi contro i nazi-fascisti? Strano che a chiederlo siano spesso dei nazi-fascisti. Come è strano il fatto che ad accusarci di antisemitismo siano i discendenti politici di chi sterminò gli ebrei. La verità è che il riarmo europeo non ha niente a che fare con la Resistenza. In Francia come in Italia la Resistenza fu opera di coloro che disertarono le armate nazionali. I partigiani erano disertori che dovevano sopravvivere alla guerra cui non volevano partecipare. Per disertare talvolta occorre resistere, talvolta i disertori sono costretti a prendere le armi. Perchè contro i disertori il nazionalismo vince: ricapitoliamo la lezione del secolo passato.
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