BENELLI ARMI: DA URBINO A TEL AVIV

di Gianni Lannes Quante armi vendiamo a Israele? E i prodotti “dual use”: materie prime che possono essere usati per altri scopi, ma anche assemblare strumenti di guerra? A proposito: come può una scuola pubblica (Itis Urbino) avere come “azienda amica” una fabbrica di armi e mandarci gli studenti a fare l’alternanza lavoro (Pcto)? Dall’Italia…

di Gianni Lannes

Quante armi vendiamo a Israele? E i prodotti “dual use”: materie prime che possono essere usati per altri scopi, ma anche assemblare strumenti di guerra? A proposito: come può una scuola pubblica (Itis Urbino) avere come “azienda amica” una fabbrica di armi e mandarci gli studenti a fare l’alternanza lavoro (Pcto)?

Dall’Italia l’export, come dimostrano i dati ufficiali dell’Istat, non si è fermato, nonostante gli annunci pubblicitari di Meloni, Crosetto e Tajani.

Sul portale online della “Benelli armi” si reperiscono facilmente i rivenditori ufficiali in Israele. (Sotto in foto, il ministro Ben Gvir che ha distribuito armi ai coloni israeliani in Palestina).

Il Belpaese continua ad esportare armi e munizioni ad uso “civile” in Israele che vengono poi rivendute, in un contesto di scarso controllo e crescente violenza contro i civili palestinesi (inclusi: bambini, donne e anziani).

Il marchio Beretta e le sue aziende controllate compaiono da diversi anni nei negozi presenti in Israele e negli insediamenti illegali in Cisgiordania, come attestano gli stessi dati della Benelli Armi. Beretta da mezzo secolo fornisce armi al Mossad.

Il Made in Italy nell’anno 2026 risulta presente nei negozi di armi israeliani e in quelli dei Territori palestinesi occupati anche attraverso le munizioni, come quelle prodotte dall’azienda Fiocchi.

Tra i principali importatori di armi in Israele c’è la North arms for defense and security, che gestisce nella città di Afula, secondo il suo stesso portale, il più grande punto vendita di armi del Paese, segnalato dall’azienda italiana Beretta come propria filiale ufficiale.

Ecco un pò di storia ignota o dimenticata. Corre l’anno 1983 quando la proprietà dell’azienda sorta a Urbino nel 1967, dopo una fase di difficoltà finanziaria, passa dalla famiglia Benelli alla Beretta: dal 1995 Beretta Holding. La Benelli con una fabbrica gemella negli USA, vende armi a 90 paesi nel mondo (anche Iran e Turchia).

All’inizio dell’anno 2000 si registra la vittoria dell’appalto per la fornitura al Corpo dei Marines americani. È il Benelli M4 Super 90 a convincere i Marines USA grazie alla sua resistenza, al funzionamento a presa di gas (Argo) e alle capacità di adattamento in situazioni estreme. Ad adottarlo sono in realtà tutte le branche dell’esercito, tanto che il semiautomatico va ad integrare tutto il combat shotgun in servizio.

Nel 2024 l’Italia ha inviato l’equivalente di 5,8 milioni di armi al governo del criminale di guerra Netanyahu. Armi a Israele? Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è «una leggenda metropolitana». Dal 7 di ottobre 2023 «abbiamo sospeso tutti i contratti. Quindi non c’è nessun invio di armi a Israele», ha ricordato il vicepresidente del Consiglio in occasione del Forum di Cernobbio. Tuttavia, sebbene il governo di Giorgia Meloni abbia bloccato le nuove autorizzazioni dopo l’attacco di Hamas, le vecchie licenze continuano a produrre ancora spedizioni. Non solo il governo Meloni non ha sospeso l’invio di armi dopo il 7 ottobre, ma ha continuato a mandarle nei mesi successivi del 2024 sotto mentite spoglie sfruttando triangolazioni in altre nazioni.

Ecco un esempio emerso per caso. Il 4 febbraio 2025 un container in partenza dal porto di Ravenna e destinato alla compagnia israeliana Israel Military Industries Ltd viene bloccato dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane. A insospettire le autorità non è tanto il contenuto, oltre 13 tonnellate di «lavorazioni in ferro», quanto l’anomalia della documentazione e il nome del destinatario: un colosso della difesa israeliana, attivo nella produzione di armi e veicoli blindati. La commessa era formalmente intestata alla Valforge Srl, azienda di Cortenova (Lecco), specializzata in componenti meccaniche per usi civili. Ma dai documenti emersi durante l’indagine della Procura di Ravenna e riportati da alcune testate online, risulta che la produzione effettiva dei pezzi sarebbe stata effettuata da due aziende varesine attive nel comparto militare, la Stamperia Mazzetti Srl e la Riganti Spa, entrambe regolarmente registrate presso il Ministero della difesa per operare nel settore dell’armamento. Il carico del 4 febbraio 2025 non sarebbe stato l’unico diretto verso Israele. Gli inquirenti hanno anche ricostruito che nel 2024 sono stati consegnati altri quattro carichi di forgiati, fusioni e semilavorati per l’industria militare israeliana. Dal 7 ottobre 2023 l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento ha sospeso il rilascio di nuove licenze verso Israele. L’espediente: far figurare come mittente un’azienda non registrata come esportatrice di armamenti, evitando quindi di dover passare per i controlli dell’Uama. Ma le autorità doganali di Ravenna, insospettite da alcuni movimenti irregolari, tra cui un tentativo della Valforge di far rientrare il carico per «integrare documentazione mancante», avrebbero fermato l’invio e disposto così il sequestro.

Dal 7 ottobre 2023 l’Italia è diventata uno dei principali esportatori verso Israele di materiali a «duplice uso», cioè prodotti utilizzabili sia in ambito civile sia militare, spesso connessi alla fabbricazione di esplosivi o addirittura di armamenti nucleari. L’Italia ha esportato ingenti quantitativi di nitrato di ammonio (quasi 6 mila tonnellate solo tra novembre 2023 e marzo 2025), classificato come fertilizzante ma noto precursore di esplosivi. Inoltre, l’Italia ha inviato a Israele circa 140 tonnellate di cordoni detonanti, componenti chiave per innescare esplosivi, superando persino gli Stati Uniti come fornitore. Le forniture italiane hanno così rimpiazzato quelle di Spagna e Turchia (che invece hanno sospeso le esportazioni), creando una rete che permette l’arrivo massiccio di materiali militari «mascherati» da civili.

La legge numero 185 del 1990, definisce come «materiali d’armamento» solo i beni destinati prevalentemente all’uso militare, non impone obblighi di trasparenza sui prodotti «dual use». Italia: complice di genocidio?

Riferimenti:

https://www.quotidiano.net/cronaca/primo-fucile-antidrone-shotgun-m4-nxlkjxgk

https://benelli.it/it/arma/m4-ai-drone-guardian

https://benelli.it/it/centri/assistenza

https://www.gunpartscorp.com/gun-manufacturer/benelli/shotguns/semi-auto-shotguns/m1-super-90-field

https://www.guns.com/news/reviews/benelli-m1-super-90-autoloading-masterpiece

https://it.wikipedia.org/wiki/Benelli_Armi

https://esploradati.istat.it/coeweb/databrowser/#/it/coe/categories/NC8/IT1,DF_DCSE_NC8_A_M_CONJ_2,1.0

https://www.itisurbino.edu.it/pagine/sponsor-della-scuola

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