
di Gianni Lannes
Tema del giorno: uso delle armi chimiche e conseguenze fino ai nostri giorni. L’8 maggio 2026 è stata presentata dal deputato Marco Pellegrini l’interrogazione parlamentare 4/07840, ma il governo Meloni non risponde, poiché a Palazzo Chigi sull’argomento regna l’indifferenza. Eppure, sui fondali della costa marchigiano-romagnola, giace un arsenale di armi chimiche in contenitori che hanno ampiamente superato il tempo di tenuta. Oggi – in ambito istituzionale – vale ancora il motto fascista “me ne frego”?
Le autorità italiane e pure il prezzolato Indro Montanelli, hanno sempre negato l’evidenza, ma dinanzi alle prove schiaccianti, si può soltanto alzare bandiera bianca.
Ecco i telegrammi di Mussolini a Badoglio e Graziani, autorizzandoli a fare uso delle armi proibite in Africa (Etiopia e Somalia).

La famigerata bomba “2”C500T” (in foto) contiene 212 chilogrammi di iprite (sostanza cancerogena): essa veniva lanciata sulla popolazione civile dalla Regia Aeronautica tricolore.

Secondo il rapporto del Sonderkmmando Mejer (datato 10 agosto 1944), nel mare di Pesaro, Fano, Gabicce e Cattolica ne sono state affondate 4.300 esemplari.

Non sono mai state recuperate e giacciono a pochi metri di profondità; nel corso degli anni sono state pescate accidentalmente e riaffondate, spesso spiaggiandosi. Rischi e pericoli ambientali o sanitari chiunque può immaginarli.







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