PFAS: PESCI AVVELENATI

Non bastavano iprite a arsenico in gran quantità, sostanze cancerogene contenute negli ordigni affondati da nazitedeschi e statunitensi nei mari d’Italia, nel 1944 e 1945. I PFAS sono favoriti a bioaccumularsi lungo la catena alimentare acquatica Nel Rapporto EEB, pubblicato nel settembre 2025 e intitolato “Forever chemicals poisoning Europe’s waters and fish: The tip of…

Non bastavano iprite a arsenico in gran quantità, sostanze cancerogene contenute negli ordigni affondati da nazitedeschi e statunitensi nei mari d’Italia, nel 1944 e 1945. I PFAS sono favoriti a bioaccumularsi lungo la catena alimentare acquatica

Nel Rapporto EEB, pubblicato nel settembre 2025 e intitolato “Forever chemicals poisoning Europe’s waters and fish: The tip of the PFAS iceberg”, sono stati analizzati i dati di PFAS nei pesci raccolti tra 2009 e 2023 con valori superati in sette Paesi: Austria, Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Svezia.

Con la nuova soglia approvata dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo, il 100% dei valori italiani supera il livello PFAS-24, pari a 77 ng/kg di peso fresco, espressa come equivalenti PFOA. L ‘attuale standard ambientale europeo per il pesce riguardava essenzialmente il PFOS: 9,1 µg/kg, ossia 9.100 ng/kg. La nuova normativa prevede quindi un valore circa 118 volte più basso.

Gli Stati membri hanno però tempo fino al 22 dicembre 2027 per recepirla nella legislazione nazionale. Almeno fino a quella data in Italia, è prevedibile, potremo liberamente avvelenarci. Anche perché non è tanto un rischio di intossicazione immediata dopo un singolo pasto, ma di esposizione cronica, soprattutto quando si mangia frequentemente pesce contaminato. Più a rischio (gravidanza, sviluppo infantile, colesterolo, fegato, sistema immunitario e così via): Nord Italia e bacino del Po, Veneto, Lago Maggiore e altri laghi montani, Mare Adriatico e Mar Tirreno.

Quanti PFAS (i micidiali composti chimici molto tossici per la salute umana) ci sono nei pesci in Italia? E quali sono i focolai più rischiosi? I criteri di valutazione, con la relativa soglia di tolleranza, stanno radicalmente cambiando in tutti i paesi europei, e questo avrà conseguenze molto importanti, ai fini della quantificazione dei pesci potenzialmente contaminati, anche per l’Italia.

Con le nuove norme l’Italia dovrà produrre una fotografia molto più completa della contaminazione da PFAS nelle proprie acque, anziché basarsi prevalentemente su PFOS e su monitoraggi non omogenei. E ciò potrebbe avere conseguenze concrete soprattutto in aree già note per la contaminazione, come il Veneto e le altre zone più a rischio PFAS una volta applicati i nuovi criteri, alcuni corpi idrici potrebbero risultare ufficialmente non conformi ai nuovi standard e richiedere programmi di riduzione delle emissioni.

Al momento la situazione delle zone dove la percentuale di pesci colpiti dai PFAS è più alta è la seguente:

  • Veneto: è il caso più noto. Nelle acque interessate dalla contaminazione industriale, i PFAS si sono bioaccumulati nei pesci; uno studio su 107 pesci d’acqua dolce ha trovato PFOS in quasi il 99% degli esemplari. Il consumo del pesce proveniente dall’area investigata era stato vietato dalle autorità venete.
  • Nord Italia e bacino del Po: sono state rilevate concentrazioni significative anche in pesci del Po, con PFOS come contaminante predominante.
  • Laghi italiani: in particolare il Lago Maggiore ha mostrato livelli di PFOS nei pesci superiori allo standard ambientale europeo utilizzato per valutare il rischio da consumo di pesce, anche se lo studio non evidenziava un rischio concreto per la popolazione in base ai consumi effettivi.

 Il problema principale dei PFAS nei pesci è l’esposizione cronica, soprattutto quando si mangia frequentemente pesce contaminato. Non è tanto un rischio di intossicazione immediata dopo un singolo pasto.In particolare:

  • L’esposizione ai PFAS può ridurre la risposta immunitaria, per esempio la risposta agli antigeni vaccinali.
  • L’EFSA ha riscontrato associazioni con effetti sullo sviluppo e, in particolare, con una riduzione del peso alla nascita. Questo rende particolarmente importante l’esposizione durante gravidanza e sviluppo infantile.
  • Sono stati osservati anche effetti avversi sui livelli di colesterolo e sul fegato. L’EFSA considera però la protezione del sistema immunitario sufficiente a proteggere anche da questi altri effetti nella valutazione della TWI.
  • PFOS e PFOA sono particolarmente problematici perché sono molto persistenti e possono accumularsi nell’organismo. Il pesce è una delle fonti alimentari importanti di esposizione proprio perché i PFAS possono bioaccumularsi lungo la catena alimentare acquatica.

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