
di Gianni Lannes
Non bastava il nome del piduista Berlusconi a Malpensa: ecco il peggio. Ignoranza, smemoratezza o malafede? Autunno 2026: Luca Serfilippi, l’attuale sindaco di Fano ha annunciato pubblicamente di voler intitolare una via o un parco addirittura a Giorgio Almirante.


Incredibile disgusto: la storia d’Italia nelle Marche è passata col suo strascico di morte e distruzione, ma non ha insegnato niente, mentre seguita a covare minacce alla vita, dimenticate o volutamente ignorate dalle autorità.

Fatti e prove alla mano: il fascistissimo Giorgio Almirante – che non ha mai abiurato il fascismo (alla stregua di Ignazio Benito La Russa: a capo del Senato) – è stato un teorico della razza, un torturatore di italiani, un fucilatore di partigiani insieme ai nazitedeschi, un sostenitore di governi scudocrociati sul libro paga della CIA e tanto peggio ancora.

Nella primavera 1944 appariva sui muri dei paesi dell’alta Toscana (in particolare nelle zone del Grossetano) un bando, firmato dal futuro segretario Msi, Giorgio Almirante, allora capo di gabinetto del ministro della Cultura popolare dell’Rsi, Ferdinando Mezzasoma. Il “manifesto della morte” annunciava la fucilazione per «sbandati ed appartenenti a bande» che non si fossero consegnati ai «posti militati e di Polizia Italiani e Tedeschi». Cioè la pena di morte per i giovani e i militari andati sui monti dopo l’8 settembre. Chi non si fosse consegnato a fascisti e tedeschi, se catturato, sarebbe stato fucilato alla schiena. Quelle zone saranno terre di stragi e di rappresaglie nazifasciste contro i civili, come del resto in tutta la penisola.
Il manifesto venne ritrovato nell’estate del 1971 e pubblicato il 27 giugno da l’Unità e dal Manifesto. Giorgio Almirante denunciò per diffamazione i due quotidiani. Non poteva dare l’idea di accettare tacitamente una verità scomoda, meglio ricorrere a mezzucci che potevano almeno portare al traguardo della confusione. A risponderne Carlo Ricchini per l’Unità e Luciana Castellina per il Manifesto. Dopo sette anni di processo e due interventi della Corte di Cassazione venne pronunciata la sentenza definitiva di assoluzione dal reato di diffamazione a mezzo stampa per i due giornalisti.
Almirante era stato effettivamente “fucilatore di partigiani”. Il pronunciamento dei giudici ha rappresentato l’affermazione della verità storica oltre che processuale.

Nel Notiziario di Fano (anno 8, numero 4) del luglio-settembre 1972, su cui scriveva anche il magnifico Carlo Bo, a pagina 5 c’è un articolo ben documentato che racconta come i nazifascisti, piazzando potenti cariche di esplosivo, il 20 e il 21 agosto 1944 hanno fatto saltare in aria tutti i campanili della città, la torre civica e danneggiato pure il teatro della Fortuna.

E ancora: anche nel mare di Fano, ad un soffio dalla città, i nazitedeschi hanno affondato nell’estate del 1944, l’intero arsenale di armi chimiche, nascosto per ordine di Mussolini, in un deposito segreto sotto Urbino e a Verucchio (dov’era stanziato il Distaccamento K, specializzato nella guerra chimica e batteriologica). Gli ordigni imbottiti di iprite e arsenico giacciono ancora sui bassi fondali e insidiano la salute dell’ignara popolazione.
E tanto per non dimenticare: a Fano, il 23 settembre 1943, un soldato tedesco, nei pressi della caserma Sant’Agostino, sparò e uccise in pieno giorno due bambini (Temistocle Paolini di anni 8 e Renata Marconi di anni 14), mentre un terzo fu ferito gravemente e rimase mutilato.

Il primo cittadino pro tempore di Fano, se proprio vuole intitolare qualcosa a una personalità straordinaria che ha combattuto e difeso la povera gente (a partire dai pescatori e contadini) e merita di essere ricordata per sempre, potrebbe far riferimento al cittadino fanese Enzo Capalozza. E non aggiungo altro, se non l’esortazione a bonificare il mare inquinato dalla guerra nazifascista.

Riferimenti:
https://storia.camera.it/faccette/all?q=capalozza
Giuseppe Perugini, Fano e la seconda guerra mondiale, Bologna, 1949.
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