
di Gianni Lannes
Salute umana, salubrità ambientale o meri affari? Ecco un esempio da manuale: il documentato caso della Fox Petroli a Pesaro, sempre sfacciatamente favorita dai governi italiani e dalle amministrazioni locali – in particolare dall’esecutivo Meloni – che non hanno mai risposto ai numerosi atti parlamentari di sindacato ispettivo.

Con decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica dell’8 gennaio 2025, di concerto con il Ministero della cultura, è stato espresso giudizio positivo sulla compatibilità ambientale del progetto inerente «Riqualifica da deposito di stoccaggio prodotto petroliferi liquidi ad impianto di liquefazione gas metano di rete (Gnl)» da realizzarsi nel comune di Pesaro (PU) presentato dalla società Fox Petroli S.p.A..
Il progetto rientra tra quelli “strategici” ricompresi nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), nella tipologia elencata nell’allegato I-bis alla parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006, al punto 3.2 «settore gas» ed in particolare al paragrafo 3.2.4 «Infrastrutture di stoccaggio, trasporto e distribuzione di GNL di cui agli articoli 9 e 10 del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257, nonché impianti di liquefazione di GNL, finalizzati alla riduzione di emissioni di CO2 rispetto ad altre fonti fossili, e relative modifiche degli impianti esistenti».
I principali interventi consistono nella parziale demolizione in fasi dell’attuale deposito di 130.000 metri cubi di stoccaggio, nella rimozione dei serbatoi con maggior impatto dall’esterno per fare spazio a due linee di liquefazione del gas metano con capacità annua di circa 140.000 tonnellate di Gnl e della rimozione di altri 15.000 metri cubi di stoccaggio verticali per fare spazio a circa 2.000 metri cubi di stoccaggio Gnl.
Il giudizio di compatibilità ambientale è stato rilasciato sulla base del parere (n. 290 del 25 marzo 2024) positivo della commissione tecnica PNRR-Pniec, condizionato a 7 condizioni ambientali da ottemperare alcune in fase di progettazione esecutiva e altre prima dell’inizio dei lavori o in fase di cantierizzazione.
A seguito della consultazione pubblica iniziata il 29 marzo 2023 e terminata il 27 giugno 2023 sono pervenute osservazioni e pareri da parte del comune di Pesaro, provincia di Pesaro e Urbino e regione Marche.
In particolare la provincia di Pesaro Urbino ha fatto osservare l’assenza di uno studio previsionale di impatto ambientale per il fiume Foglia, recettore dello scarico di acque reflue industriali prodotte dalla nuova attività in progetto, stante la vulnerabilità ambientale del corso d’acqua che attualmente non raggiunge l’obiettivo di qualità ecologica «sufficiente» prevista per il 2027. L’amministrazione comunale di Pesaro col sindaco Biancani, nel 2026 prima ha chiesto lo smantellamento dei “serbatoi a perdere”, ma subito dopo ha fatto marcia indietro con lo sconto. Anche i Vigili del Fuoco hanno infine dato il via libera ai Berloni.
L’impianto è ubicato alla sinistra idrografica del fiume Foglia, a Sud della località Tombaccia, a circa 40 metri dall’alveo in un’area perimetrata a rischio di esondazione molto elevato (R4) dal Piano assetto idrogeologico Marche, nonché in una zona sismica con rischio di liquefazione del suolo in caso di terremoto.
L’impianto esistente rientra tra gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (Rir) classificati di «soglia inferiore» ai sensi del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 (recepimento della direttiva 2012/18/UE «Seveso Ter»), mentre nella configurazione di progetto l’impianto rientrerà tra gli impianti classificati di «soglia superiore».
Il proponente non avrebbe analizzato la presenza di altre attività a rischio di incidente rilevante (Rir) in prossimità dell’impianto; nella fase istruttoria della procedura di Valutazione di impatto ambientale non risulta sia stato acquisito il nulla osta di fattibilità (Nof) del comitato tecnico regionale (C.t.r.) in relazione agli effetti derivanti dalla vulnerabilità del progetto a rischio di gravi incidenti o calamità pertinenti e la commissione tecnica PNRR-Pniec, a tal proposito, nel parere di compatibilità ha rimandato l’acquisizione del parere nella fase di progettazione esecutiva.
Alla luce delle evidenti criticità del progetto in questione, il governo Meloni perché non reputa doveroso assumere iniziative di competenza affinché sia revocato in autotutela il citato decreto ministeriale di compatibilità ambientale e vengano disposte verifiche su eventuali omissioni o carenze istruttorie nelle procedure di valutazione del rischio ambientale connesso alla realizzazione dell’impianto?
In sostanza: il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha rilasciato un parere favorevole per la costruzione di un impianto di liquefazione del metano da parte della Fox petroli nel quartiere Tombaccia di Pesaro, un’area che risulta essere classificata a rischio alluvionale massimo e ad alta sismicità.
L’autorizzazione è stata concessa senza l’esecuzione di studi indipendenti sulla compatibilità del sito con le norme di sicurezza e sanitarie, sollevando serie preoccupazioni tra la popolazione.
Alcune associazioni hanno messo in evidenza i rischi legati alla salute pubblica, alla sicurezza e all’ambiente, soprattutto per il pericolo di emissioni tossiche, il rischio di incidenti e il pericoloso trasporto del gas.
La valutazione di impatto ambientale rilasciata per l’impianto di liquefazione del metano nel quartiere Tombaccia è stata adeguatamente ponderata, considerando l’assenza di studi indipendenti sulla compatibilità del sito con le norme di sicurezza e di salute pubblica, e se sono stati presi in considerazione i rischi specifici legati alla vicinanza con zone a rischio alluvionale e ad alta sismicità?
Per caso sono stati valutati i rischi sanitari legati alle emissioni tossiche provenienti dal processo di liquefazione del metano, che rilascia particolato fine, biossidi di azoto e altre sostanze cancerogene, con impatti accertati sulla salute pubblica, in particolare su bambini, anziani e persone con patologie respiratorie e cardiovascolari?
Secondo la normativa “Seveso III” (decreto legislativo n. 105 del 2015), l’impianto deve essere correttamente ubicato, considerando che impianti del genere devono essere collocati lontano dai centri abitati per prevenire catastrofi legate a esplosioni o dispersione di gas. In tal caso il rischio di incidenti, data la vicinanza dell’impianto a case e scuole (a soli 130 metri), sia stato adeguatamente preso in considerazione?
Inoltre, sono stati considerati i rischi derivanti dal trasporto del gas, in particolare per quanto riguarda la costruzione di una condotta per il metano e il traffico massiccio di autocisterne, che comporterebbero ulteriori emissioni di anidride carbonica e particolato, oltre a un aumento del rischio di incidenti stradali e fughe di gas?
Sono stati presi in considerazione i rischi sanitari derivanti dalle emissioni inquinanti e dalle possibili perdite di gas, in particolare per la popolazione residente nelle vicinanze, ed è stato previsto un monitoraggio continuo delle emissioni e degli eventuali impatti sulla salute pubblica durante la costruzione e l’operatività dell’impianto?
Perché la Meloni non valuta l’opportunità di un impegno concreto per fermare la costruzione dell’impianto, considerando i rischi elevati per la salute dei cittadini e l’ambiente, e avviare un nuovo processo di valutazione che tenga conto delle alternative più sicure e sostenibili, in linea con le normative nazionali ed europee in materia di sicurezza ambientale e sanitaria?
Riferimenti:
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