
di Gianni Lannes
Sei un paziente oncologico, insomma malato di cancro? In Italia non esiste in concreto nessuna corsia preferenziale. Benone: l’attesa per una colonscopia, nonostante la priorità, è infinita. Capita ad esempio, nelle Marche, a chi attende dal gennaio dell’anno 2026 una chiamata dal Cup per sottoporsi a questo esame clinico richiesto dagli oncologi, dopo essere stato operato per un tumore. Nel frattempo, il malcapitato può rivolgersi alla sanità privata (e pagare), invocare i santi in paradiso, oppure in alternativa anche crepare. In altri termini: la solita vergogna tricolore, fino al prossimo scandalo.

E non va meglio al pronto soccorso: sabato 12 settembre 2026, tempo di attesa per una burocratica visita medica: appena 5 ore e 32 minuti (cronometrati), con pazienti (anche anziani) parcheggiati nei corridoi. Accade a Pesaro, già capitale della cultura italiana nel 2024.
Per la cronaca: il 23 dicembre 1978 nasce il servizio sanitario nazionale: una riforma storica che rende universale il diritto alla salute e segna una conquista di civiltà per l’Italia.
Dal progresso civile al regresso politico. Nel 2026 la spesa sanitaria pubblica pro-capite piazza il nostro Paese al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. L’analisi è del “Gimbe Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze”, fondazione senza scopo di lucro che si occupa di ricerca e informazione scientifica in campo sanitario. Si basa sul dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio scorso.
Il sottofinanziamento pubblico della sanità è una criticità strutturale che indebolisce il Servizio Sanitario Nazionale e compromette l’esigibilità di un diritto fondamentale: la salute. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Col governo Meloni lo smantellamento (liste di attesa, rinuncia alle cure, tagli ai posti letto ospedalieri nel settore pubblico, carenza di medici di medicina generale e fughe di personale sanitario stremato) è andato ancora peggio.
Alla luce dei fatti esposti e documentati: complimenti a Meloni, che in veste di inquilina protempore di Palazzo Chigi ha sottratto ingenti risorse economiche alla sanità pubblica, per dirottarle in spese di guerra permanente. E ancora: tanti saluti al locale governatore Acquaroli, assurto alle cronache mondane per aver festeggiato l’ennesimo anniversario della marcia su Roma, ma soprattutto auguri a tutti gli italidioti – ormai assuefatti e rassegnati al peggio – che al massimo si lamentano, ma poi plaudono ossequienti. A proposito: e la qualità della vita?
Riferimenti:
https://smips.org/2026/09/07/nel-2025-spesa-sanitaria-al-62-del-pil-italia-ultima-fra-paesi-g7
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