
di Gianni Lannes
Il mare, la montagna, l’acqua, gli alberi o la nebbia non sono il soggetto, bensì lo spazio in cui qualcosa accade.
Un altro mondo risiede nel nostro sguardo. La realtà è una costruzione mentale e poi sociale di condivisione dell’esperienza umana: l’immaginazione non è solo un modo di pensare liberamente, ma anche lo strumento che permette alla conoscenza di progredire.

Siamo sommersi da immagini seriali elaborate da algoritmi e macchine, che però non sono fotografia, perché questa ha consistenza, volume, odore che sfidano disinformazione e propaganda.

Le fotografie d’autore sono immagini che rallentano lo sguardo e non descrivono un unico altrove, piuttosto appartengono a uno spazio sospeso dove memoria e percezione si fondono. Quello che vediamo dipende anche da ciò che ricordiamo, immaginiamo o proiettiamo sull’immagine. Vedere non significa comprendere. Così lo spazio visibile e quello comprensibile generano il dubbio, che ci induce a guardare con maggiore attenzione.

La fotografia registra qualcosa che è già accaduto, ma continua a mostrarlo nel presente. La fotografia inizia con la nostra esperienza ma non finisce lì. Ogni immagine ha una propria identità, ma al contempo accoglie altre memorie, altre associazioni e visioni. In fondo l’altro mondo è un lento esercizio di attenzione, teso ad accorgersi che la realtà contiene più possibilità di quelle in apparenza.
Lascia un commento