
di Gianni Lannes
Dopo appena dieci anni, ad Amatrice e dintorni lo Stato tricolore e tutto il cucuzzaro partitico che soffoca l’Italia, non hanno fatto granché.
Chi approda sotto i verdi monti dell Laga, in mezzo a Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche, trova il vuoto e vede ancora macerie, rovine, palizzate, reticolati, zone rosse, barriere di cemento, e non riconsoce il luoghi dove hanno perso la vita 299 persone.
La maggioranza degli sfollati dopo due lustri sopravvive nella casette Sae. La gente è sfudicata, stanca e rassegnata. Qui si è smarrito il senso dell’esistenza terrena. Non hanno ricostruito le chiese e così le preghiere, i battesimi, i matrimoni e i funerali si celebrano in un baraccone che quando piove tracima fango tutt’intorno.
Nonostante le altisonanti ed immancabili promesse di rito, tutto procede fra ritardi e approssimazione, inclusa la costruzione di un mastodontico ospedale, che ufficialmente non si sa quando verrà alla luce. Anno 2026: questa è l’Italietta con le sue tifoserie del nulla.
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