
di Gianni Lannes
Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, due degli attentatori della strage di Bologna (2 agosto 1980) nonostante i pluriergastoli, da quasi tre decenni girano liberamente ovunque col blasone di conferenzieri, e hanno incredibilmentre estinto le pene nel 2009, nonostante abbiano causato la morte di 85 persone (inclusi i bambini: Angela Fresu aveva appena 3 anni e la sua mamma 24) e ferito 200 esseri umani. Ma quale giustizia in Italia?




A proposito se l’ufficiale pagatore era Licio Gelli – come ha accertato un processo – chi sono i mandanti dell’eccidio? E perché Giorgia Meloni e Ignazio La Russa (il collezionista di busti mussoliniani) hanno tentato di depistare in Parlamento mediante una sconclusionata interpellanza? Una condizione a dir poco vergognosa per l’Italia: un Belpaese sempre più subordinato al peggio, senza vergogna, memoria e dignità. In compenso nel teatrino tricolore sottomesso a Washington e Tel Aviv, abbondano mistificazioni, retorica e menzogne.
Riferimenti:
Gianni Lannes, Ustica e Bologna. Due stragi senza verità, Edizioni Mondo Nuovo, Pescara, 2023.
Per non dimenticare!
Grazie alla spinta civile dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si è giunti a una sentenza definitiva: il 23 novembre 1995 Fioravanti è stato condannato dalla Corte di cassazione all’ergastolo, con l’accusa di essere uno degli esecutori materiali della strage, insieme a Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Nel 1999 Fioravanti (8 ergastoli e 100 anni di reclusione sulla carta) godeva già del regime di semilibertà.
Menzogne nell’etere…!

Il principale sponsor della fasulla pista libica addirittura per la strage di Bologna, è proprio lo stragista neofascista Valerio Fioravanti (al vertice dei Nar) che oggi scrive sulla nuova Unità: “Durante uno dei mille processi mi è venuta un’illuminazione. Un mese e mezzo prima di Bologna è caduto l’aereo a Ustica. Sono stati caccia della Nato a sparare per far fuori Gheddafi. Hanno sbagliato bersaglio. E l’Italia, il nostro governo, non poteva certo accusare gli americani di avere ucciso, per sbaglio, 81 civili sui nostri cieli. (…) nessuno è stato mai condannato per aver tirato giù l’aereo a Ustica. Se il governo italiano ha taciuto su Ustica, non tirando ami in ballo l’ipotesi dell’attacco sbagliato a Gheddafi, tanto meno poteva accusare Gheddafi di essersi vendicato 40 giorni dopo a Bologna”. [intervista del 2003 a Gianluca Semprini].
MANDANTI E MOVENTE?
La Corte di Cassazione ha definitivamente fornito un volto all’esecuzione materiale della strage di Bologna. Ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini è stato identificato colpevole in concorso con tutti gli altri ex NAR come Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, già condannati tutti in via definitiva.
Il processo che ha portato alla condanna di Paolo Bellini è parte del cosiddetto “filone dei mandanti”, iniziato anni dopo rispetto a quello sui materiali esecutori dell’attentato. Bellini è stato ritenuto complice delle altre figure ex NAR – Nuclei Armati Rivoluzionari. Accanto a loro, i giudici hanno richiamato (già condannati) anche nomi pesanti del potere italiano degli anni Settanta e Ottanta: Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, Umberto Ortolani, il direttore dell’Ufficio Affari Riservati Federico Umberto D’Amato, e il politico del MSI Mario Tedeschi. Resta aperto il capitolo della piena verità storica e politica su quella strage, ancora oggi ferita aperta per il Paese.
Tutti deceduti, ma tutti coinvolti, secondo le accuse, nella rete di complicità e depistaggi che ha circondato la strage. La Corte ha sottolineato che «i mandanti, gli organizzatori, i finanziatori ed alcuni degli esecutori materiali hanno agito con lo scopo di eversione dell’ordinamento democratico e di destabilizzazione delle istituzioni dello Stato».
NEOFASCISTI IN AFFARI
Tra il neofascista Roberto Fiore e il capo del movimento Pro-Vita, Toni Brandi, intercorre da tempo una relazione finanziaria solida e prolungata basata su diverse compravendite immobiliari. Infatti nel 2012, mentre ProVita veniva costituita, Brandi avrebbe dato 160mila euro a Fiore per comprare quattro suoi immobili a Bari, Latina, Padova e Treviso. Acquisti effettuati «nell’ottica di un investimento immobiliare» di tipo personale, assicura Brandi, ribadendo l’inesistenza di «legame tra l’Associazione Pro-Vita & Famiglia e alcun partito politico, tantomeno con Forza Nuova.

Gli immobili acquistati da Brandi con modalità particolari: pagando da un conto della banca svizzera Ubs, con anni di anticipo rispetto al rogito. Due stranezze che si aggiungono a un’altra: dopo l’acquisto, alcuni immobili sarebbero rimasti nelle disponibilità di Forza Nuova, che li ha usati come sedi del partito.
Il 12 ottobre 2009 i coniugi Fiore vendono ai Brandi un appartamento per 500mila euro, ma l’immobile resta, però, sede di Forza Nuova, residenza di Fiore e della sua unica società italiana, la Immobiliare Brighton.
Il 26 giugno 2018, Brandi avrebbe venduto l’appartamento di via Cadlolo a Roma a poco più della metà di quanto l’aveva pagato, appena 320mila euro, registrando una minusvalenza di 180mila euro.
Tra il 2009 e il 2012 Brandi avrebbe dato a Fiore circa 660mila euro. Oltre ad aver incassato tutti questi soldi, in parte provenienti dalla Svizzera, Fiore avrebbe continuato a usare gli immobili come sedi di Forza Nuova.
Mister Fiore, protagonista dell’assalto fascista alla Cgil, ha trascorso all’estero buona parte della sua vita. Nel settembre del 1980, dopo un mese dalla strage alla stazione di Bologna, a 21 anni, fugge a Londra. Le sentenze finora hanno individuato e condannato in via definitiva come responsabili Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, Paolo Bellini e Gilberto Cavallini. Tutti estremisti dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar), Avanguardia nazionale e Terza Posizione.
Fiore, inizialmente ricercato dalle autorità insieme ad altri esponenti di Terza posizione – sigla di estrema destra di cui era il ras – è stato prosciolto per l’attentato di Bologna, mentre è stato condannato per banda armata e associazione sovversiva. Avrebbe dovuto scontare cinque anni e mezzo di reclusione in Italia. Non ne ha scontato nessuno: nel 1999 è tornato in Italia da individuo libero grazie alla prescrizione. Recentemente è stato arrestato, processato e condannato a oltre otto anni di carcere per l’assalto squadrista alla Cgil di Roma.
In Inghilterra il camerata Fiore si è costruito una fortuna nello stesso settore in cui opera Brandi: l’accoglienza turistica degli studenti. Nel corso dei processi, Fiore viene accusato da Mambro e Fioravanti di essersi sostenuto la latitanza grazie alla cassa di Terza posizione, che era formata dai proventi delle rapine dei nuclei operativi di Terza posizione. Mambro e Fioravanti sentono la necessità di indicare quella come la pista per l’individuazione della prima fortuna di Fiore perché all’interno di quei nuclei operativi realizzarono delle rapine anche elementi dei Nar.
ProVita e Forza Nuova sarebbero legati dal trust «Saint Michael The Archangel», da cui ProVita ha ricevuto diverse donazioni negli ultimi anni.
Dalla metà degli anni Novanta nelle casse di questo e di un altro trust sono transitate centinaia di migliaia di sterline. Soldi entrati come donazioni anonime e finiti spesso, sotto forma di finanziamenti caritatevoli, a società italiane possedute dalla famiglia del segretario di Forza Nuova o da suoi soci.
Inoltre, tra il 2013-14, il trust dedicato a San Michele Arcangelo ha donato 430 sterline a ProVita per pubblicare un magazine cattolico pro-vita. L’anno seguente, con la stessa motivazione, il trust ha regalato alla onlus 730 sterline. A colpire non è l’entità dei bonifici, minuscola, ma il fatto che a gestire il trust (come fiduciario) in quegli anni ci fosse Beniamino Iannace, candidato di Forza Nuova, socio in affari di Fiore e iniziale editore del mensile «Notizie ProVita».
Atti giudiziari mostrerebbero conversazioni in cui dirigenti di Forza Nuova descriverebbero Brandi come un finanziatore del partito.
Per caso ProVita&Famiglia gode di una notevole influenza nel Governo Meloni, condividendo molte delle posizioni sui diritti civili con partiti come Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, tant’è che avrebbe contribuito a «licenziare» Francesco Spano dal Ministero della cultura?
Inoltre, Massimo Gandolfini, portavoce del Family Day, lavora attualmente per il Dipartimento per le Politiche Antidroga, guidato dal sottosegretario Alfredo Mantovano.
è indubbio un forte legame tra la onlus ProVita ed esponenti in carica del Governo, al fine di contrastare le politiche sui diritti civili e di genere, non a caso nel 2019 Giorgia meloni ha firmsato il manifesto di provita&famiglia.
Quali rapporti intercorrono tra alcuni esponenti del Governo e l’associazione Pro-Vita6Famiglia?
Quali iniziative il Governo intenda adottare per assicurare che le politiche pubbliche in materia di diritti civili e di genere non siano influenzate da organizzazioni con legami con movimenti estremisti neofascisti, alla luce dei valori democratici e costituzionali?
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