FALCONE E BORSELLINO: DELITTI DI STATO!

di Gianni Lannes Nel Belpaese smemorato sulle stragi del 1992, incombono ancora e sempre i “segreti di Stato” tricolore, anche se non apposti formalmente; infatti ci sono una miriade di carte secretate, nonostante i proclami di Giorgia Meloni e della Colosimo. A proposito del giudice Paolo Borsellino: in Parlamento giace ancora inevasa dal 29 luglio…

di Gianni Lannes

Nel Belpaese smemorato sulle stragi del 1992, incombono ancora e sempre i “segreti di Stato” tricolore, anche se non apposti formalmente; infatti ci sono una miriade di carte secretate, nonostante i proclami di Giorgia Meloni e della Colosimo.

A proposito del giudice Paolo Borsellino: in Parlamento giace ancora inevasa dal 29 luglio 1988, l’interpellanza numero 2/00349 (governo De Mita), nonché numerosi altri atti parlamentari, come ad esempio l’interpellanza numero 2/00083 datata 24 luglio 1992. in cui è scritto:

«Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri di grazia e giustizia e dell’interno. – Premesso: che il telegiornale di questa notte (TG2) ha dato l’informazione che i carabinieri erano informati da tre giorni del possibile attentato al giudice Borsellino e che questa notizia era stata riferita al Governo; che questa mattina i giornali sembrano attenuare la portata della notizia; che si parla di un pentito che ha segnalato ai carabinieri la possibilità di attentati ai giudici Borsellino e Di Pietro; che ciò che sorprende e allarma è che nella giornata di ieri, 23 luglio 1992, ben due Ministri hanno relazionato nell’Aula del Senato su questioni inerenti la mafia, senza fare il minimo accenno a questo fatto; che nessuno dei Ministri ha sentito il dovere di chiarire, tranquillizzare, dare la dimensione reale dei e soprattutto prevenire le domande che oggi scaturiscono oggettivamente: ci si chiede infatti se il Governo fosse informato, cosa abbia fatto e cosa stia facendo attualmente; che non c’è stato infatti alcun accenno alle minacce rivolte al giudice Di Pietro e ai rischi che lo stesso magistrato sta correndo, gli interpellanti chiedono di sapere se il Governo non ritenga di rispondere con urgenza a queste domande».

All’epoca c’era una ben nota informativa inoltrata, prima della strage del 19 luglio 1992, dai responsabili dei ROS dei Carabinieri in cui si indicava una lista di cinque persone gravemente in pericolo, tra cui lo stesso dottor Borsellino. Alla luce dei gravi accadimenti, non risulta sia stato adottato dalle autorità governative un qualsiasi provvedimento per proteggere e salvare la vita del magistrato, e degli agenti di scorta.

Inoltre, nel caso di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, soltanto il Viminale e il Sisde erano a conoscenza di orari e spostamenti dei due giudici.

Dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio: entrambe con regia Sisde e manovalanza di “cosa nostra”. In questo breve intermezzo, va in onda sul panfilo Britannia dei Windsor, a largo di Civitavecchia, la festa alla Repubblica italiana. Presenti all’epoca, fra i tanti altri, il ministro Beniamino Andreatta e Mario Draghi, che legittimarono sotto il governino Amato, la svendita al peggior offerente dell’Italia, dopo il passaggio del settimo esecutivo Andreotti (“organico alla mafia” anche se prescritto, come ha stabilito una sentenza della Cassazione).

A proposito: dov’è finita l’agenda rossa di Paolo Borsellino? L’inquilina uscente di Palazzo Chigi non risponde? Basta menzogne, retorica, speculazioni e mistificazioni.

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