ALDO MORO: IL SEGRETO DI STATO

di Gianni Lannes Dopo quasi mezzo secolo (esattamente 48 anni), dall’assassinio dello statista Aldo Moro e dalla strage della sua scorta (Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino), incombe ancora il segreto di Stato, nonostante le commissioni parlamentari, i processi e le altisonanti promesse dei politicanti italiani, ancora oggi migliaia di documenti…

di Gianni Lannes

Dopo quasi mezzo secolo (esattamente 48 anni), dall’assassinio dello statista Aldo Moro e dalla strage della sua scorta (Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino), incombe ancora il segreto di Stato, nonostante le commissioni parlamentari, i processi e le altisonanti promesse dei politicanti italiani, ancora oggi migliaia di documenti risultano inaccessibili ai comuni mortali, poiché coperti, appunto, dall’eterno segreto di Stato.

Le menzogne concordate dai cosiddetti “brigatisti rossi” (tutti liberi) non reggono al confronto dei fatti. Chi, come, dove, quando e perché? Queste cinque canoniche domande attendono una risposta dal governo tricolore, che seguita a nascondere una verità indicibile.

Il contentino non è una buona notizia. All’inizio dell’anno 2026 l’Archivio storico della Camera si è arricchito con circa 18.600 notizie riguardanti direttamente la Commissione Moro (XVII legislatura) che vanno ad aggiungersi ai 992 documenti già consultabili. Gli archivi digitali si sono ampliati con 64 nuovi documenti e 3 resoconti che gettano luce sugli angoli più oscuri di quei 55 giorni. Una mole di informazioni che riguarda atti giudiziari riservati, note interne del Sisde, relazioni di consulenti e verbali di audizioni che erano rimasti finora secretati. Materiali che provengono da fonti esterne alla Commissione, come ministeri e forze dell’ordine. Eppure il grosso delle informazioni è ancora occultato dai caporioni tricolore per conto di Washington e Tel Aviv.

Nel 2025 l’Archivio storico della Camera ha concluso l’esame analitico di migliaia di documenti prodotti dalle tre Commissioni parlamentari d’inchiesta: sul caso Moro, sulla loggia P2 e sulla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. L’iniziativa, condotta su mandato del presidente Lorenzo Fontana, apre la strada a una possibile declassificazione degli atti.

Gli atti classificati direttamente dalle Commissioni potranno essere oggetto di deliberazione autonoma da parte dell’Ufficio di Presidenza della Camera. Per gli altri, sarà determinante la risposta dei soggetti esterni interpellati, tra cui servizi segreti e autorità istituzionali dell’epoca.

La procedura prevede, come da prassi, l’invio di note di interpello agli enti o soggetti esterni che originarono la classificazione, per verificarne la persistenza delle condizioni di segretezza. I dossier da vagliare sono circa 560 per la Commissione Moro e 120 per quella sulla Cooperazione allo sviluppo. Per la P2 si passa ora alla fase di istruttoria dopo la già avvenuta pubblicazione di 120 volumi.

A partire dal 2026, sul sito della Camera dei deputati sono stati desecretati nuovi documenti relativi al caso Moro, rendendo disponibile una cospicua serie di atti ufficiali. Tuttavia, nonostante questi aggiornamenti, nell’archivio del Senato rimangono ancora oltre 15.000 documenti classificati come “segreti” relativi al caso Moro.

Riferimenti:

https://archivio.camera.it/commissione/commissione-parlamentare-inchiesta-sul-rapimento-e-sulla-morte-aldo-moro-2014-2018?leg=XVII%20Legislatura

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Risposta a “ALDO MORO: IL SEGRETO DI STATO”

  1. Aleth

    CASO MORO : STATUS QUAESTIONIS

    Nel 2014 Carlo D´Adamo pubblica un suo brillantissimo studio sulle macchine parcheggiate ai lati della strada in area dove si spara (Chi ha ammazzato l´agente Iozzino, Pendragon Bologna 2014, lettura obbligatoria per chiunque voglia davvero capire il caso Moro). La Mini Cooper verde col tettuccio nero appartiene a Tullio Moscardi (1920 + 1997), ex ufficiale della decima mas (nuotatori/paracadutisti) e di sottogruppi derivati come il Vega e la banda Versino, specialista in azioni di sabotaggio del tipo stay behind. Costui è amico fraterno del criminale di guerra suo comandante N/P Buttazzoni, e lo aiuta nel dopoguerra a nascondersi a Roma finché il Buttazzoni non viene amnistiato e ricomincia a far danni co-fondando tra le altre belle imprese, l´MSI. Moscardi domicilia a via Mario Fani 109 solo a cavallo della strage : vi entra a settembre 1977 (cioè proprio quando inizia la fase operativa di preparazione del sequestro Moro), ed a novembre ´79 è già fuori non si sa da quando. L´appartamento (scala B, piano III, int. 18) glielo ha dato in uso non si sa a che titolo, un suo amico Mario Amodei (1928 + 2007), che a gennaio 2024 scopro essere fratello del proprietario del Corriere dello Sport Franco e zio del figlio di Franco, Roberto Amodei proprietario attuale. E l´ambiente del CDS e del clan Amodei è da sempre non solo laziale e arcifascista, ma pure vicinissimo alla decima mas : in redazione avevano avuto Alberto Marchesi (decima, Battaglione Barbarigo, Linea Gotica) e Luciano Oppo (figlio del noto artista di regime del ventennio Cipriano Efisio), ex decima pure lui tanto per cambiare, addestrato al sabotaggio stay behind a Campalto in Veneto. Oppo era amico degli Amodei fin da prima che questi prendessero il timone del CDS.

    L´intestataria dell´appartamento del Moscardi (conduttrice presso l´ENPAF proprietario dello stabile) era però la compagna dell´Amodei, l´ebrea romena Vali Perlman (1933-2025), vedova dell´ebreo italiano pilota civile Italo Billau, perito nel disastro aereo di Monte Somma (1964). Il figlio di questi ultimi due, Andrea Billau (1961-vivente), fa il giornalista radicalchic a radio radicale. Da me contattato, mi rispose algidamente che tutto quel che aveva da dire l´ha detto agli escussori della Moro2 con la madre al tempo vivente. Bugia : la Moro2 non gli chiese la cosa principale : se cioè il B18 avesse o no posto auto riservato in garage condominiale; e che tipo fosse l´Amodei, che lavoro facesse, come avesse conosciuto il Moscardi, a quali condizioni gli avesse ceduto la casa. Dopo lunghissime e faticosissime insistenze, l´ex compagna del Billau, Mariagrazia De Benedetti, che visse con lui al B18 dall´´85 al 2007, mi rispose che l´appartamento NON aveva posto macchina riservato in garage. Solo che lei non conosce la situazione al 16.3.78, che la Moro2 avrebbe dovuto appurare ed ha omesso di fare, contentandosi dei non ricordo della Iannaccone vedova moscardi. Billau sa la risposta ma fa la sfinge. Ma se anche la casa fosse stata sprovvista di posto auto, questo non scagionerebbe il Moscardi (e possibilmente l´Amodei) dal sospetto di complicità nella strage : non solo per il suo passato in decima ; non solo perché fu al 109 solo a cavallo ; non solo perché specialista in sabotaggio ; non solo perché, stando al grassi però inverificabile, il moscardi entrò ufficialmente in sismi nell´autunno ´78 (il che implica contatti ben precedenti, dato che il sismi non t´assumeva certo su due piedi) ; non solo perché la Moro2 non chiese alla sua vedova Iannaccone Maria perché mai avessero lasciato splendida location in via del Corso per l´alveare incasinato del 109 ; non solo perché uno dei due indirizzi del Corso nella disponibilità del moscardi aveva ospitato la sede di Nuova Repubblica del golpista atlantista Pacciardi ; non solo perché, teste Iannaccone, il sostituto di regime Infelisi si recava diverse volte al B18 durante i 55 non si sa bene perché (e la Moro2 more suo solito, si guarda bene dal chiederglielo) ; ma anche e soprattutto perché la sua Mini Cooper assolve a funzione strategica durante l´agguato : in congiunzione con la 127 rossa dei servizi che parcheggia di fronte ad essa contromano, la Cooper serve a nascondere 2 killer professionisti mai identificati attestati dal Marini che sbucano a massacrare a raffiche Iozzino.

    Dall´altro lato abbiamo l´Austin Morris modello Mini Clubman Estate nuova di zecca di Patrizio Bonanni (Panicale, PG 1946 – non so se vivente), che la parcheggia la sera prima della strage al posto frequentemente occupato dal fioraio cui Seghetti e Fiore bucano le gomme proprio quella sera. Stando a testimonianza resami da Veronika Korosec che lo conobbe assai bene, il Bonanni era “fascistoide” a detta di suo suocero Leopoldo Savona, comunista berlingueriano. Ed era ovviamente, laziale sfegatato. Due caratteristiche gemelle che lo associano potenzialmente al clan Amodei. Il Bonanni parcheggia l´Austin come si dice a Roma, a k di cane : la parte anteriore dista mezzo metro dal ciglio, la posteriore circa 1 metro. Errore o volutamente ? Lo sportello di Leonardi ci sbatterà contro quando l´eroico Maresciallo tenterà la sua ultima disperata reazione uscendo dalla 130. Ed anche per un´eventuale fuga a destra di Ricci quella macchina ostacolava non poco in congiunzione con la CD. Al solito, la Moro2 copre il Bonanni non chiedendogli l´unica cosa che doveva chiedergli : se cioè l´appartamento di cui disponeva al 109 e dove dormì quella notte, avesse o no posto macchina in garage condominiale. E non ci fanno sapere nemmeno l´interno di detto immobile, sicché sappiamo solo che era al primo piano a destra (quindi scala A) sempre se il Bonanni almeno su questo disse la verità. Per cui non ho potuto verificare di persona se avesse o no garage.

    Ma non basta : a giugno 2022, scoprii che il padre del patrizio, Lanfranco Bonanni (1923 + non so quando), costruttore del 109, era stato durante la guerra prima infiltrato badogliano nella Resistenza umbra e toscana, macchiandosi di crimini efferati per gettare discredito sulla componente comunista ; e poi dal ´44 in poi, agente stay behind per il servizio segreto militare dello stato maggiore dell´VIII armata britannica invadente l´Italia. Perfino la cugina del patrizio, Lina Procopio moglie di suo cugino Maurizio Bonanni e residente al 109, aveva il posto macchina : e lui, figlio del boss costruttore, non lo aveva ?

    Sciascia scrisse famosamente che non si può sfidare il calcolo delle probabilità : e qui nemmeno le combinate abilità matematiche di un Gödel e di un Poincaré riuscirebbero a calcolare la probabilità infinitesima, che su 3 sole macchine nella striscia dell´agguato, i 3 intestatari siano tutti legati ai servizi : giacché il Patrizio come scoprì D´Adamo, aveva intestato l´Austin alla sua società Poggio delle Rose, affidata in amministrazione alla Fidrev notoria ditta di finto auditing compiacente per le società ombra dei servizi fin dal 1941.

    18.3.2026

    ALETH

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