IL MARE NON È UNA DISCARICA

L’ecosistema marino, tra i più estesi della Terra, riveste un ruolo cruciale nella regolazione del clima e nell’equilibrio ambientale globale. Produce circa il 50 per cento dell’ossigeno necessario alla vita, assorbe circa il 30 per cento dell’anidride carbonica atmosferica e rappresenta una delle principali riserve di biodiversità del pianeta. Inoltre, costituisce un elemento essenziale per…

L’ecosistema marino, tra i più estesi della Terra, riveste un ruolo cruciale nella regolazione del clima e nell’equilibrio ambientale globale. Produce circa il 50 per cento dell’ossigeno necessario alla vita, assorbe circa il 30 per cento dell’anidride carbonica atmosferica e rappresenta una delle principali riserve di biodiversità del pianeta. Inoltre, costituisce un elemento essenziale per la crescita dell’economia mondiale offrendo risorse, servizi ecosistemici e opportunità occupazionali.

L’inquinamento marino rappresenta una delle emergenze ambientali più gravi a livello globale. Le sue principali fonti sono di natura chimica – come gli sversamenti di idrocarburi, i contaminanti trasportati dai fiumi, il traffico navale, le attività militari e belliche, le emissioni atmosferiche – e di natura fisica, legata all’enorme quantità di plastica dispersa: ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti finiscono nei mari e negli oceani, con gravi ripercussioni sull’ambiente e sulla salute umana.

Nei mari Adriatico e Ionio, secondo quanto riportato nel documento “Marine Litter Assessment in the Adriatic and Ionian Seas”, pubblicato da DeFishGear Project nel 2017, il 91,1% dei rifiuti spiaggiati è composto da materiali polimerici artificiali, un dato che evidenzia come l’impatto della plastica possa estendersi all’intero ecosistema marino, coinvolgendo tutti i livelli trofici e rappresentando una minaccia concreta anche per la salute umana.

Per far fronte a questa grave crisi ambientale, nel 2022 è stata introdotta la cosiddetta “Legge SalvaMare” (Legge 17 maggio 2022, n. 60 “Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare”), una normativa finalizzata a ridurre l’inquinamento marino, promuovere l’economia circolare e sensibilizzare cittadini e operatori del settore ittico sulla corretta gestione dei rifiuti. Entrata in vigore il 25 giugno 2022, la legge si propone di contribuire al risanamento degli ecosistemi acquatici incentivando pratiche sostenibili e modelli comportamentali virtuosi. In particolare, mira a prevenire l’abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune, promuovendone una gestione responsabile e consapevole. Tra le misure previste, è stato introdotto l’obbligo per i comandanti delle navi da pesca di conferire i rifiuti accidentalmente pescati in mare presso gli impianti portuali di raccolta. Nel caso di ormeggio in aree non comprese nella competenza territoriale di un’Autorità di sistema portuale (ai sensi della legge 28 gennaio 1994, n. 84), i Comuni territorialmente competenti, nell’ambito della gestione dei rifiuti urbani, devono garantire il conferimento dei rifiuti in apposite strutture di raccolta, anche temporanee, allestite in prossimità degli ormeggi. Il conferimento è gratuito per il pescatore e viene considerato come deposito temporaneo.

Un’altra importante novità introdotta dalla Legge SalvaMare riguarda l’installazione di barriere nei fiumi, con l’obiettivo di intercettare i rifiuti prima che raggiungano il mare. Per ridurre l’impatto dell’inquinamento marino di origine fluviale, le Autorità di bacino distrettuali sono chiamate a definire specifici atti di pianificazione e ad avviare misure sperimentali nei corsi d’acqua finalizzate alla cattura dei rifiuti galleggianti.

Inoltre, prima dell’entrata in vigore della legge, i comandanti delle imbarcazioni che riportavano a terra i rifiuti accidentalmente pescati rischiavano sanzioni, poiché venivano considerati trasportatori non autorizzati. Con la legge n. 60 del 2022, invece, sono state introdotte misure premiali per gli operatori del settore ittico che contribuiscono attivamente alla salvaguardia dell’ambiente marino. In particolare, è previsto il rilascio di un riconoscimento ambientale per gli imprenditori che, nell’esercizio della propria attività, utilizzano materiali a basso impatto ambientale, partecipano a campagne di pulizia o conferiscono rifiuti accidentalmente pescati. Questa attestazione valorizza l’impegno verso pratiche di pesca sostenibile e il rispetto dell’ambiente.

L’Italia aderisce già a numerose normative internazionali volte alla tutela dell’ambiente marino, tra cui la Convenzione MARPOL, che regola la prevenzione dell’inquinamento da parte delle navi, e il Regolamento UE 2019/883, che obbliga i porti a dotarsi di impianti idonei per la raccolta dei rifiuti navali, senza costi a carico dei pescatori. L’Italia partecipa inoltre alla Convenzione di Barcellona per la protezione del Mar Mediterraneo, che prevede impegni condivisi tra i Paesi rivieraschi per il monitoraggio e la gestione dei rifiuti marini.

Riferimenti:

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/06/10/22G00069/SG

https://mio-ecsde.org/wp-content/uploads/2017/02/Final-MLA-pages_final.pdf

https://asvis.it/goal-14-vita-sott-acqua

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