ARMI TEDESCHE IN SARDEGNA: EXPORT DI GUERRA

di Gianni Lannes Il marchio inconfondibile è Rheinmetall AG: bombe aeree, mine sottomarine, munizioni da cannone e droni con cariche esplosive: sono soltanto una parte del campionario bellico prodotto in Sardegna da una nota multinazionale tedesca, ed esportato con le intramontabili triangolazioni verso nazioni in guerra, come ad esempio Israele (con buona pace del ministro…

di Gianni Lannes

Il marchio inconfondibile è Rheinmetall AG: bombe aeree, mine sottomarine, munizioni da cannone e droni con cariche esplosive: sono soltanto una parte del campionario bellico prodotto in Sardegna da una nota multinazionale tedesca, ed esportato con le intramontabili triangolazioni verso nazioni in guerra, come ad esempio Israele (con buona pace del ministro al ramo Crosetto).

Recenti indagini giornalistiche e dati ufficiali raccolti dalle capitanerie di porto indicano che nel corso del solo anno 2025 dai porti di Cagliari e La Spezia sono state imbarcate complessivamente 3.473 tonnellate nette di esplosivi ad altissimo potenziale, con circa 2.431 tonnellate partite dal porto di Cagliari e classificate nella più pericolosa categoria 1.1D (secondo l’International marine dangerous goods code), ossia con rischio di esplosione di massa; di queste, 1.254 tonnellate risultano dirette verso destinazioni extra Ue, mentre 1.177 tonnellate sono state instradate verso porti nazionali.

La produzione di armamenti e materiali esplosivi destinati all’esportazione da Cagliari è strettamente collegata agli stabilimenti di produzione bellica presenti nel territorio sardo, in particolare alla fabbrica RWM Italia S.p.A. di Domusnovas, nel Sulcis-Iglesiente, che nel 2024 ha ottenuto autorizzazioni all’export di esplosivi per oltre 62 milioni di euro, tra cui bombe aeree, mine sottomarine, munizioni da cannone e droni con cariche esplosive, con una evidente prossimità geografica alla logistica portuale sarda.

Il porto di Cagliari è tra i principali scali commerciali del Mediterraneo; l’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna, cui esso appartiene, gestisce traffici sia civili che pericolosi, senza che risulti all’interrogante, una completa trasparenza sui dati inerenti alle merci belliche in transito.

Il consiglio comunale di Cagliari, con voto espresso il 5 febbraio 2026, ha approvato un ordine del giorno in cui si impegnano le autorità competenti a promuovere iniziative volte a interrompere e vietare il transito e la movimentazione di armamenti nel porto cittadino, sostenendo con 20 voti favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti la volontà politica di trasformare il porto in uno spazio coerente con la vocazione di «città di pace», comprendendo anche l’istituzione di un tavolo permanente di monitoraggio e una moratoria temporanea sul traffico di materiali bellici prodotti dalla RWM Italia.

L’assenza di piena trasparenza documentale quanto alla gestione, registrazione e monitoraggio dei traffici di esplosivi e materiale pericoloso, ostacolando l’accesso agli atti e la pubblica consultazione, costituisce un ulteriore elemento di preoccupazione per la sicurezza pubblica e per la piena consapevolezza dei rischi associati a tali movimentazioni. Infatti, lo spostamento di esplosivi e armamenti comporta un significativo rischio per la salute dei lavoratori portuali, dei residenti nelle aree urbane limitrofe e dei passeggeri, nonché per la sicurezza delle infrastrutture civili e della navigazione.

Il controllo dei traffici di armamenti nei porti rientra negli obblighi di trasparenza e di sicurezza stabiliti dagli strumenti legislativi nazionali, quali la legge numero 185 del 1990 in materia di esportazione e controllo dell’industria bellica, e dalle normative internazionali sulle merci pericolose; una corretta politica pubblica sulla sicurezza dei porti, sulla trasparenza dei traffici e sulla non implicazione, diretta o indiretta, dell’Italia nei flussi di armi verso teatri di guerra internazionali, è imprescindibile per garantire coerenza con gli impegni costituzionali in materia di pace e diritti umani.

Il 17 febbraio 2026 il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha annunciato il via libera all’autorizzazione ambientale per il progetto di ampliamento dello stabilimento RWM Italia S.p.A., controllata del gruppo tedesco Rheinmetall AG, sito nel comune di Domusnovas, nel Sulcis Iglesiente, Sardegna;

Il progetto prevede investimenti per circa 140 milioni di euro, il raddoppio dei volumi produttivi, nuove linee per la produzione di bombe, droni, testate per missili e sistemi subacquei, nonché l’assunzione di circa 200 ulteriori lavoratori; le nuove linee produttive risultano realizzate tra il 2018 e il 2019, ma sono state oggetto di contenzioso e bloccate nel 2020 dal Consiglio di Stato, in quanto approvate in assenza della necessaria procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via).

A seguito delle pronunce giurisdizionali, la società ha presento a lavori già ultimati una Via ex post per il cui rilascio il Tar fissava il termine del 16 dicembre 2025; nelle more e prima che la giunta si pronunciasse, anche sulla base di corposi dossier inviati da varie associazioni, veniva deliberata una nuova istruttoria che non si è potuta concludere entro la data stabilita dal Tar ponendo la giunta nella impossibilità di deliberare con piena cognizione di causa in mancanza di tutti gli elementi necessari e indispensabili; decorso il termine detto, veniva nominata una commissaria ad acta, che ha provveduto al rilascio dell’autorizzazione, poi recepita dal Mase.

Il provvedimento ministeriale risulta annunciato ma, alla data odierna, non ancora pubblicato integralmente; numerose associazioni ambientaliste e pacifiste, tra cui Italia Nostra, contestano l’ampliamento, evidenziando criticità sotto il profilo ambientale, paesaggistico e culturale, nonché la persistenza di vizi già accertati in sede giurisdizionale.

Lo stabilimento di Domusnovas produce armamenti destinati a diversi teatri di guerra, inclusi scenari in Medio Oriente, e il rilancio della produzione solleva interrogativi anche rispetto alla coerenza con l’articolo 11 della Costituzione e con la normativa nazionale in materia di esportazione di materiali d’armamento.

Il territorio del Sulcis Iglesiente vive una condizione di fragilità economica e occupazionale, con un’elevata dipendenza dal comparto industriale bellico e una limitata diversificazione produttiva.

Il ministro dell’ambiente intende rendere immediatamente pubblico il testo integrale del provvedimento di autorizzazione ambientale rilasciato dal Mase stesso e tutti gli atti presupposti, incluse le valutazioni tecniche e i pareri acquisiti? Quali sono le motivazioni tecnico-giuridiche che hanno portato il Ministro dell’ambiente a ritenere superate le criticità evidenziate nelle precedenti pronunce del Consiglio di Stato? Nel corso della procedura di Via ex post, siano state prescritte specifiche misure di mitigazione o compensazione ambientale, e quali siano le modalità di monitoraggio e controllo previste? Quali valutazioni di competenza siano state effettuate in merito all’impatto cumulativo dell’ampliamento produttivo su ambiente, paesaggio e patrimonio culturale del Sulcis, anche in relazione agli strumenti di pianificazione territoriale vigenti? Quali iniziative si intendano adottare per favorire, nel territorio del Sulcis Iglesiente, politiche di riconversione industriale e diversificazione produttiva, anche attraverso l’utilizzo di fondi nazionali ed europei, al fine di garantire occupazione stabile e sostenibile non esclusivamente legata al comparto bellico?

Quali sono i dati ufficiali aggiornati relativi al traffico di esplosivi ed armamenti dei porti italiani, con specifico riferimento a Cagliari, negli ultimi tre anni, distinguendo quantitativi, classificazioni di pericolo e destinazioni finali? Quali strumenti di monitoraggio, controllo e trasparenza pubblica sono stati adottati e resi accessibili per garantire che il trasporto marittimo di esplosivi e materiali bellici avvenga in condizioni di sicurezza per i lavoratori portuali, per la cittadinanza e per le infrastrutture civili?

Il 16 giugno 2003 è stato firmato un memorandum d’intesa tra il Governo Berlusconi e il Governo dello Stato di Israele sulla cooperazione in materia di difesa. Secondo quanto riferito dal Ministro per i rapporti con Parlamento, Luca Ciriani, alla Camera dei deputati del 28 maggio 2025, il rinnovo dell’accordo sarebbe previsto nell’aprile del 2026, in applicazione del meccanismodel rinnovo tacito a cinque anni dalla notifica israeliana.

A fronte del genocidio del popolo di Palestina, c’è la possibilità, prevista dallo stesso testo delmemorandum, di recedere unilateralmente in qualsiasi momento. Dieci giuristi italiani hanno presentato una diffida formale al Governo chiedendo l’immediatainterruzione del memorandum, ritenendolo in contrasto con il diritto internazionale, gli obblighi derivanti dalle decisioni della Corte internazionale di giustizia, gli ordini di arresto della Corte penale internazionale, nonché potenzialmente incostituzionale in virtù del suo collegamento a un accordosegreto del 1987. I giuristi hanno anche presentato una richiesta di accesso civico generalizzato agli atti relativi almemorandum e all’accordo originario, a cui la Presidenza del Consiglio è tenuta a rispondere entro 30 giorni, ma a oggi non risultano risposte ufficiali. Tutto ciò avviene mentre, nei territori palestinesi occupati, si continuano a registrare gravi violazioni dei diritti umani: a Gaza si muore di fame, sete o sotto le bombe, in Cisgiordania continuano espropri illegali e violenze da parte dei coloni israeliani, in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni di Ginevra.

Riferimenti:

https://sulatesta.blog/2025/09/12/armi-e-cooperazione-militare-dallitalia-allo-stato-terrorista-di-israele/

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