PESARO: URANIO NELL’ACQUA DI MARCHE MULTISERVIZI (HERA)

di Gianni Lannes Sembra un giallo a tinta nucleare. Le penultime analisi dell’acqua “idropotabile” che giunge nelle case e negli edifici pubblici a Pesaro e dintorni, risalenti alla primavera dell’anno 2025, indicavano la presenza costante di uranio con valori superiori a 1 microgrammo per litro in tutte le aree urbane. Adesso – singolare coincidenza –…

di Gianni Lannes

Sembra un giallo a tinta nucleare. Le penultime analisi dell’acqua “idropotabile” che giunge nelle case e negli edifici pubblici a Pesaro e dintorni, risalenti alla primavera dell’anno 2025, indicavano la presenza costante di uranio con valori superiori a 1 microgrammo per litro in tutte le aree urbane. Adesso – singolare coincidenza – dopo la mia segnalazione pubblica dello scorso anno, proprio quella documentazione analitica è sparita dal portale di Marche Multiservizi (partecipata dal gruppo Hera che detiene il 47 per cento ed è quotata in Borsa), ed è stata sostituita da altri esami (risalenti all’ottobre scorso) che indicano un abbassamento standardizzato del livello di uranio. A cosa è dovuto questo improvviso scostamento di valori?

Ecco, comunque l’eccezione: in piazza Alfieri l’acqua prelevata da una fontanella pubblica, attesta un livello di uranio di 1,1 microgrammi per litro. Quali sono i valori esatti e veritieri dell’uranio riscontrato nell’acqua “da bere” che scorre nella città di Rossini?

Nelle Marche non esistono rocce granitiche, ossia uranite. Allora qual è esattamente l’isotopo tracciato e rilevato? Insomma, a quale uranio si fa riferimento? C’è pericolo per la salute pubblica di natura chimico-tossicologica? L’Arpam ha condotto analisi in proprio? Nel caso quale sarebbe l’esito? Esiste un focolaio di inquinamento? Sono state condotte indagini geologiche e idrogeologiche? Come mai Marche Multiservizi ha chiuso numerosi pozzi di approvvigionamento a valle della Fox Petroli, nonostante la ricorrente crisi idrica estiva certificata dalle ordinanze del primo cittadino? Cos’ha rilevato l’Arpam e dove sono i suoi rapporti relativi alla radioattività nelle acque destinate al consumo umano? E quali controlli ha disposto l’amministrazione comunale (che detiene il 25 per cento di questa multiservizi pubblico-privato) capeggiata da Biancani? Il sindaco esclude conseguenze sulla salute umana e garantisce la salubrità dell’acqua? Ci sono criticità sanitarie dal punto di vista chimico o radiologico? Da notare che Marche Multiservizi non ha analizzato il Bisfenolo A (un obbligo normativo: decreto legislativo 23 febbaio 2023, numero 18). Il BPA è una sostanza presente in molti oggetti di uso quotidiano: dalle lattine agli scontrini, fino ai giochi per bambini. Studi europei confermano che gran parte della popolazione è esposta a livelli preoccupanti. Quanto ai Pfas, soltanto adesso la multiutility M.M. li analizza, nonostante sia obbligatorio rilevarli da oltre 3 anni

A conto fatti Marche Multiservizi (che serve 46 Comuni) è a tutti gli effetti una società privata, nonostante la partecipazione pubblica, che vanta il 32 per cento di perdite nelle condotte idriche. L’approvvigionamernto. avviene ufficialmente per il 20 per cento da falde e l’80 per cento dalle acque di superficie (poi trattate e “potabilizzate”).

A proposito: che fine hanno fatto i piani di monitoraggio delle acque della Regione Marche? I rifiuti radioattivi di origine sanitaria del locale ospedale quale esatta destinazione hanno avuto nel tempo? A chi sono stati conferiti negli ultimi 50 anni gli scarti radioattivi del locale reparto di radiologia? Cosa è transitato o alberga negli scantinati del San Salvatore? Tutto regolare? Nella provncia di Pesaro-Urbino il primato di tumore al pancreas superiore di 10 volte alla media nazionale, è confermato dal presidete Acquaroli e dalle autorità sanitarie?

Com’è abbastanza noto, i limite di legge stabiliti dalle normative in Italia sono dettati da parametri economici legati al mero profitto in soldoni; in realtà dovrebbero essere invece ispirati a limiti biologici. Nello specifico il limite è Mac zero, non 1,1 microgrammi per litro d’acqua destinata agli umani.

Uranio e torio si trovano nei sedimenti dei poligoni militari, nei territori di guerra e nelle aree industriali.

L’acqua potabile può diventare la maggiore fonte di esposizione per l’essere umano. Quindi deve essere pura, priva di contaminazioni, anche perché in Italia non si tiene mai conto della sommatoria nel lungo periodo di agenti inquinanti sia pure in minima quantità o tracce.

L’acqua non si produce: non è una merce, bensì un bene universale che non può e non deve avere padroni; essa, infatti appartiene a tutti.

Post scriptum

L’uranio ha 92 protoni e massa 238, emivita 4,5 milioni di anni. L’emivita è il tempo necessario per cui metà della quantità dell’elemento decade in un altro più leggero. Il decadimento radioattivo è la perdita naturale di neutroni e protoni degli atomi molto pesanti con liberazione di energia, ovvero radioattività. L’uranio è impiegato per schermi antiradiazioni e per contrappesi dei dispositivi per il controllo aerodinamico nei missili, negli arerei civili e militari e negli elicotteri, mentre l’uranio impoverito (depleted uranium: scarto dell’industria nucleare) è utilizzato nei proiettili penetranti.

Riferimenti:

https://www.gruppomarchemultiservizi.it/servizi/acqua/qualita-dell-acqua

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