FASCISMO E BERLUSCONISMO

In uniforme di guerra o con la mano tesa nel saluto fascista, è in bella mostra in edicola, in libreria, su Internet e in televisione a reti unificate: Silvio Berlusconi al pari di Benito Mussolini, fondatore e “capo del fascismo”, gode di insana popolarità, ma alla prova dei fatti è anche lui una iattura per…

In uniforme di guerra o con la mano tesa nel saluto fascista, è in bella mostra in edicola, in libreria, su Internet e in televisione a reti unificate: Silvio Berlusconi al pari di Benito Mussolini, fondatore e “capo del fascismo”, gode di insana popolarità, ma alla prova dei fatti è anche lui una iattura per l’Italia. I due dittatori tricolore anche nel 2026 vantano una fedele comunità di ammiratori che non si limita solo a comprare calendari. Entrambi hanno in comune un passato oscuro.

Questo culto del Duce, così incomprensibile agli stranieri, si manifesta in tutta la sua portata a Predappio, un paesino dell’Emilia Romagna di poco meno di settemila abitanti, che nemmeno vale la pena visitare. Ma è qui che il 29 luglio 1883 nacque Benito Mussolini, figlio di un fabbro e di una maestra elementare, il “Duce”, precursore e per molti versi modello ispiratore del “Führer” Adolf Hitler. All’epoca questo desolato paese si chiamava ancora Dovia. Ma il suo figlio più famoso decise di trasformarlo in un fulgido esempio di architettura fascista, ribattezzandolo Predappio. Più tardi, nel 1945, dopo la sua fucilazione da parte dei partigiani e l’esposizione del cadavere appeso a testa in giù a un distributore di benzina di Milano, l’ex dittatore fu tumulato a Predappio insieme alla madre, al padre, alla moglie, alla figlia, alla nuora e al fratello.

Oggi la cappella di famiglia è abituale meta di visitatori con teste rasate e lunghi impermeabili neri, che si mettono in posa per farsi fotografare. Nei libri di condoglianze si leggono frasi come “sei l’unico Dio”, e qualcuno solleva il braccio destro. Il cosiddetto “saluto romano” dei fascisti italiani sarà anche meno marziale della versione dei nazisti tedeschi, ma non per questo è più simpatico.

Ogni anno centinaia di migliaia di visitatori si recano a Predappio, riempiendo bar, ristoranti e soprattutto i negozi di souvenir dedicati al Duce sul corso principale. Qui si possono acquistare tagliacarte, portacenere, monete, camicie, pantaloni, barattoli del caffè, vino, boccali di birra che sfoggiano frasi come “credere, obbedire, combattere”, o “boia chi molla”. Ovviamente Mussolini troneggia ovunque, con il suo mento marcato e il saluto fascista. Ci sono anche bandiere con la svastica, rune delle SS e busti del Duce color bronzo di 38 centimetri, al prezzo di 60 euro. E non manca nemmeno il busto di Hitler, naturalmente molto più piccolo con i suoi 16 centimetri, in compenso però al prezzo stracciato di soli 20 euro. Questi articoli attirano di tanto in tanto anche qualche neonazista tedesco che così può farsi una bella bevuta con un boccale per le grandi occasioni: birra dentro e fuori la foto di Adolf con la scritta sottostante “Der Kamerad”, a soli 5 euro. Ciò non significa affatto che un gran numero di italiani abbia aderito di nuovo al fascismo. La maggior parte di loro, anche gli ammiratori del Duce che si recano a Predappio, o comprano il calendario di Mussolini, non vota per partiti di estrema destra, eppure mette la crocetta sul simbolo del Fratelli d’Italia o Forza Italia.

Berlusconi ha proseguito con successo il processo di rimozione iniziato nel dopoguerra, grazie anche all’amnistia di Togliatti (già traditore di Gramsci e fedele esecutore in Italia degli ordini di Stalin) concessa ai criminali fascisti. Quando all’inizio degli anni ’90 scese in politica, aveva bisogno dei postfascisti per ottenere la maggioranza dei voti. Quindi li sdoganò, si alleò con loro e li accolse nel suo governo.

Mirko Tremaglia, già ministro per gli Italiani nel mondo, si vantava di essere stato un combattente della Repubblica di Salò fedele ai nazisti (1943-1945). L’allora ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri annunciò di voler “promuovere talenti culturali di destra” per porre fine all’egemonia della sinistra nelle scuole e nei canali RAI. Su sua iniziativa il catalogo della mostra “Roma dal 1948 al 1959″ si fregia di frasi come: “Grazie alla cultura della destra, che ha continuato a svolgere un’azione di resistenza, l’Italia è ancora oggi un paese più sano delle democrazie che vanno verso il nichilismo”.

Come dimenticare la mattanza di giovani al G8 di Genova nel 2001 culminata con l’assassinio di Carlo Giuliani, e il pupillo di Almirante in cabina di regia, legittimato dal piduista Berlusconi? L’allora partito postfascista “Alleanza Nazionale” nato dall’Msi è diventato Fratelli d’Italia. Il retaggio lasciato all’Italia dagli anni di Berlusconi è una banalizzazione del fascismo gravida di conseguenze, che ha incoraggiato gruppuscoli di estrema destra (Forza Nuova) a esporsi sfiacciatamente, anche con l’uso della violenza. Berlusconi ha sdoganato l’estrema destra. E così l’Italia da 4 anni si ritrova un presidente del Senato che colleziona busti di Mussolini e non riconosce la festa di liberazione dal nazifascismo del 25 Aprile.

Fascisti brava gente? Il popolo italiano non ha elaborato il suo passato, bensì lo ha rimosso collettivamente. Gli attacchi con il gas in Etiopia contro i civili? Mai sentiti o dimenticati. L’aggressione militare all’Albania e alla Grecia? Sconosciuta. Solo così è stato possibile creare “il mito del buon soldato italiano”.

Le leggi razziali di Mussolini del 1938, l’intervento italiano nella guerra civile spagnola a fianco del dittatore Francisco Franco e Hitler, deportazioni, fucilazioni di ostaggi? No, non può essere. Noi eravamo brava gente. I cattivi erano i tedeschi. Mai sentiti nominare i campi di concentramento istituiti da Mussolini e i matti del duce rinchiusi a forza nei manicomi? In fondo le poche colpe di cui ci siamo macchiati in fondo sono abbastanza veniali. Come ad esempio l’esilio forzato degli intellettuali dissidenti in contrade remote che, come ha affermato Berlusconi quando era ancora a Palazzo Chigi, erano tutt’al più delle “vacanze al confino”. Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi non è soltanto uno straordinario romanzo, ma una testimonanza viva.

Fuori dai confini i morti contano meno? Allora non si possono proprio considerare tali gli etiopi uccisi con il gas durante la guerra per l’Impero, o i libici torturati e impiccati durante le repressioni degli anni Venti e Trenta, o gli jugoslavi uccisi nei campi di concentramento italiani in Croazia. Vogliamo ammettere che le foibe prima dei comunisti titini sono state usate dai fascisti in tricolore per colpire la popolazione autoctona?

Mussolini provocò tanti morti anche tra i suoi connazionali. Mussolini trascinò in guerra l’Italia il 10 giugno del 1940, per partecipare al banchetto nazista. I risultati, per l’Italia, furono questi. Fino al 1943: 194.000 militari e 3.208 civili caduti sui fronti di guerra, oltre a 3.066 militari e 25.000 civili morti sotto i bombardamenti alleati.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: 17.488 militari e 37.288 civili caduti in attività partigiana in Italia, 9.249 militari morti in attività partigiana all’estero, 1.478 militari e 23.446 civili morti fra deportati in Germania, 41.432 militari morti fra le truppe internate in Germania, 5.927 militari caduti al fianco degli Alleati, 38.939 civili morti sotto i bombardamenti, 13.000 militari e 2.500 civili morti nelle file della Rsi.

A questi vanno aggiunti circa 320.000 militari feriti sui vari fronti per l’intero periodo bellico 1940/1945 e circa 621.000 militari fatti prigionieri dalle forze anglo-americane sui vari fronti durante il periodo 1940/1943.

Molti italiani ammirano Mussolini perché sotto la sua egida furono aperti uffici postali in ogni città e  furono prosciugate le paludi della Maremma sulle quali furono poi costruite comode strade diritte. E anche perché, come si tramanda, ai suoi tempi i treni erano puntuali. Fandonie: si tratta di imprese già avviate a fine ‘800.

L’esaltazione del Duce è basata soprattutto su una cosa: un ammasso di chiacchiere prive di fondamento. Le conoscenze di questo capitolo di storia d’Italia sono scarse e di conseguenza si sono diffusi miti e verità inventate. Nel Belpaese un confronto autentico con il fascismo non c’è mai stato: poco dopo la guerra i fascisti erano di nuovo ben visti, grazie al sostegno di Washington. C’era bisogno di loro nella lotta, globale e nazionale, tra capitalismo e comunismo. Del resto, agli inizi della sua ascesa, lo stesso Mussolini aveva ottenuto finanziamenti dalla Francia e dai servizi segreti britannici.

Nel 1938, dopo 15 anni di operato mussoliniano, la situazione economica dell’italiano medio era pessima, il suo reddito era circa un terzo di quello di un omologo francese. Oggi dopo 4 anni di s-governo Meloni l’Italia vanta il debito pubblico più elevato d’Europa, mentre il livello salariale è sempre più basso e aumentano gli inoccupati.

I fascisti non hanno mai rubato? C’è l’affare provato e comprovato della Sinclair Oil: l’azienda statunitense pur di ottenere il contratto di ricerche petrolifere in esclusiva sul suolo italiano paga tangenti a membri del governo fascista, compreso Arnaldo Mussolini (fratello del duce, a sua volta già sul libro anglo-francese), per oltre 30 milioni di lire. Matteotti lo scopre ma il 10 giugno 1924 viene rapito da una squadraccia fascista e trucidato. Messo a tacere il deputato socialista, di questa corruzione dilagante gli italiani non devono, non possono assolutamente più sapere. Speculazioni, truffe, arricchimenti improvvisi, carriere strepitose e inspiegabili: gerarchi, generali, la figlia Edda e il genero Galeazzo Ciano e Mussolini stesso. Nessuno rimane immune. Per non dire dell’ignobile ras Farinacci.

I documenti scoperti e mostrati da storici di indubbio valore come Mauro Canali, Mimmo Franzinelli, Lorenzo Benadusi, Francesco Perfetti, Lorenzo Santoro presso l’Archivio Centrale dello Stato sono prove che inchiodano il fascismo alla verità. È stato anche realizzato un documentario RAI che lo testimonia oltre ogni dubbio.

Luoghi comuni: «Il Duce è stato l’unico uomo di governo che abbia veramente amato questa nazione». Realtà: “Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative”.

Mussolini amava talmente l’Italia e il popolo italiano che: ha instaurato una dittatura; ha abbassato tutti i salari;
ha firmato i Patti Lateranensi (capestro) col Vaticano;
ha portato il paese al collasso economico;
ha tolto la libertà ai cittadini italiani e ha staurato le leggi razziali, scrivendo una delle pagine più infami e vili della storia italiana.

Voleva così bene al suo popolo da farlo sprofondare in una guerra civile quando fu esautorato dal potere inventando la Repubblica Sociale Italiana. Un paese già allo sbando a causa dell’armistizio dell’8 settembre 1943 e provato dalla guerra (condotta da lui con esiti a dir poco disastrosi) venne dilaniato ancora di più tra cosiddetta” Repubblica di Salò”, Italia liberata e casato Savoia in vergognosa fuga a Brindisi.

Fra le attività “qualificanti” del fascismo del primo periodo vi è il sistematico ricorso alla violenza contro gli avversari politici, le loro sedi e le loro organizzazioni, da parte di bravacci legati ai ras locali. Torture, olio di ricino, umiliazioni, manganellate. Non di rado, tuttavia, gli oppositori perdevano la vita a seguito delle violenze.
Un calcolo approssimativo induce a calcolare in circa 500 i morti causati dalle spedizioni punitive fasciste fra il 1919 e il 1922.

Il parroco di Argenta, don Giovanni Minzoni, fu assassinato in un agguato da due uomini di Balbo, nell’agosto del 1923. Ma anche quando il fenomeno della violenza squadrista sembrò perdere le proprie caratteristiche originarie, e gli uomini legati ai ras locali vennero convogliati in organizzazioni ufficiali come la Milizia volontaria, forme di violenza politica sostanzialmente analoghe allo squadrismo non cessarono di costellare la vicenda del fascismo al potere.

Per tutti, tre casi notissimi: nel giugno 1924 Giacomo Matteotti venne rapito e assassinato con metodo squadrista, e il gesto sarebbe stato esplicitamente rivendicato da Mussolini nel gennaio dell’anno successivo; Piero Gobetti, minato dall’aggressione subita nel settembre 1924, morì due anni dopo, in esilio; Giovanni Amendola spirò per le ferite riportate in un’aggressione fascista subita nel luglio 1925.

Assunto il potere Mussolini si poté giovare dell’apparato di repressione dello Stato. Che venne rafforzato e riorganizzato. Con la nascita dell’OVRA (l’Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell’Antifascismo) venne razionalizzata la persecuzione degli antifascisti, con tutti i mezzi, legali e illegali. Anche l’omicidio politico in paese straniero. Arturo Bocchini, capo della polizia, venne incaricato dallo stesso Duce e dal ministro degli Esteri Galeazzo Ciano di eliminare fisicamente Carlo Rosselli che allora risiedeva a Parigi.

Il 9 giugno 1937, a Bagnoles-de-l’Orne dove Carlo Rosselli e il fratello Nello si erano recati per trascorrere il fine settimana, un commando di cagoulards (gli avanguardisti francesi) compì la missione: bloccata l’auto sulla quale viaggiavano i due fratelli, Carlo e Nello furono prima pestati, poi, accoltellati a morte. Lo strumento ufficiale della repressione fascista fu invece il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. L’attentato di Anteo Zamboni a Mussolini, il 31 ottobre 1926, offrì l’occasione di una serie di misure repressive.

Tra queste la “legge per la difesa dello Stato”, numero 2008 del 25 novembre 1926, che stabilì, tra l’altro, la pena di morte per chi anche solo ipotizzava un attentato alla vita del re o del capo del governo. A giudicare i reati in essa previsti, la nuova normativa istituì il Tribunale speciale, via via prorogato fino al luglio 1943, quindi ricostituito nel gennaio 1944, nella Rsi. Nel corso della sua attività, emise 5619 sentenze e 4596 condanne. Tra i condannati anche 122 donne e 697 minori. Le condanne a morte furono 42, delle quali 31 furono eseguite mentre furono 27.735 gli anni di carcere. Tra i suoi ‘beneficati’, ci furono Antonio Gramsci, che morì in carcere nel 1938, il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini e Michele Schirru, fucilato nel 1931 solo per avere espresso a parole “l’intenzione di uccidere il capo del governo”.

Il confino di polizia in zone disagiate della Penisola, fu una misura usata con straordinaria larghezza. Il regio decreto 6 novembre 1926 numero 1848 stabilì che fosse applicabile a chiunque fosse ritenuto pericoloso per l’ordine statale o per l’ordine pubblico. A un mese dall’entrata in vigore della legge le persone confinate erano già 600, a fine 1926, oltre 900, tutti in isolette del Mediterraneo o in sperduti villaggi dell’Italia meridionale; e come disse Berlusconi: “in villeggiatura”.

A finire al confino furono importanti nomi della futura classe dirigente: da Pavese a Gramsci, da Parri a Di Vittorio, a Spinelli. Gli inviati al confino furono, complessivamente, oltre 15.000. Ben 177 antifascisti morirono durante il soggiorno coatto.

La politica antiebraica del regime fascista culminò nelle leggi razziali del 1938. Alla persecuzione dei diritti subentrò, dopo l’armistizio, anche la persecuzione delle vite. La prima retata attuata risale al 16 ottobre 1943 a Roma; degli oltre 1250 ebrei arrestati in quell’occasione, più di 1000 finirono ad Auschwitz, e di essi solo 17 erano ancora vivi al termine del conflitto.

Il Manifesto programmatico di Verona (14 novembre 1943) sancì che gli ebrei erano stranieri e appartenevano a “nazionalità nemica”. Di lì a poco un ordine di arresto ne stabilì il sequestro dei beni e l’internamento, in attesa della deportazione in Germania. Nelle spire della “soluzione finale” hitleriana il regime fascista gettò, nel complesso, circa 10.000 ebrei.

Oltre alla deportazione razziale, fra le responsabilità del regime di Mussolini c’è anche la deportazione degli oppositori politici e di 700.000  soldati, 600.000 dei quali, dopo l’8 settembre, rifiutarono di prestare giuramento alla Repubblica sociale rimanendo nei campi di concentramento in Germania. Alla fine la cosiddetta “liberazione alleata” è a tutt’oggi, un’invasione militare a tutti gli effetti. E dall’Italia gli Usa fanno la guerra a mezzo mondo.

Attualmente la Meloni grazie al trapassato Berlusconi invece di aiutarla a progredire, ha gettato l’Italia nel trapassato remoto.

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