(Introduzione al libro di inchiesta giornalistica PESARO O FOX PETROLI? – di imminente pubblicazione)

Gianni Lannes
Hai mai visto il Foglia che a Pesaro corre verso l’Adriatico mare? Nel suo percorso finale ha l’acqua color del piombo raggrumato. Un’acqua sporca e avvelenata, che ti mette freddo dentro, anche quando infuria la calura dell’estate, a vederla di notte sotto la luna.
Mi sono accostato per la prima volta alla vicenda della Fox Petroli nella città del celebre musicista Gioacchino Rossini, quando ho scoperto che nell’acqua “potabile” distribuita da Marche Multiservizi, c’è pure l’uranio e non mancabo gli idrocarburi; sono stati chiusi numerosi pozzi di approvvigionamento della città e del territorio, nonostante la carenza idrica, poiché le falde risultano contaminate. Cittadine e cittadini non sono stati informati dalle autorità preposte – sulla carta, ovvero per legge – alla tutela della salute pubblica. E un bel giorno tutte le carpe del laghetto nel parco Miralfiore sono morte stecchite all’unisono. I loro corpi non sono stati analizzati, ma in tutta fretta carbonizzati in un inceneritore di rifiuti a Parma. L’Arpam non rivelato nulla.
Ma non è tutto: ho anche appreso che nella trapassata capitale della cultura italiana, due attivisti per la tutela dell’ambiente sono stati trascinati in tribunale per una causa milionaria. Roberto Berloni nel 2025 ha rincarato la dose sulle colonne del Carlino, minacciando sfracelli giudiziari contro chi osa rivelare le verità nascoste. La partita dell’affare “GNL” va chiusa: questa spada di Damocle non può più incombere impunemente. Se non ora quando? Berloni avrà il coraggio di una confronto (dialettico, ovvero “senza rete di protezione”) in piazza del Popolo, per illustrare la bontà del suo progetto cosiddetto “ecologico”?
Controllando una motivata indignazione, poiché non accetto intimidazioni di sorta da chicchessia, la vicenda è diventata parte di me, mi ha spinto a riflettere, fino a sentire il bisogno di provare a raccontarla ricostruendo l’intera sequenza degli eventi. E il tutto perché non si perda la memoria di ciò che è avvenuto – nel bene e nel male – in questo angolo di Italia, al confine tra Marche e Romagna, nella convinzione che conoscere il passato possa aiutarci a decifrare il presente e a gettare le basi per un futuro più consapevole. Che fare? Mutare il paradigma dominante: passare dall’economia all’etica.
Quando ero ragazzo i miei maestri di giornalismo grazie all’esempio concreto mi hanno insegnato a raccontare ciò che si vede e a far emergere quello che si nasconde. Ora mi espongo per tutte e tutti, con il coraggio civile di affrontare apertamente chiunque. Occorre uno slancio di civiltà per veder affermato il diritto alla vita e cancellare questa ipoteca ambientale. Il vaso di Pandora è aperto: il re è nudo.
A caccia dei misfatti ho seguito gli innumerevoli indizi, ho minuziosamente raccolto prove, ho disseppellito i documenti ufficiali ben occultati dalla locale pubblica amministrazione; poi ho collezionato comunicati e articoli di stampa, perizie, esposti e denunce, atti parlamentari, sbiancate sceneggiate municipali, carte ministeriali di chi dovrebbe tutelare la salute collettiva ma protegge soltanto gli interessi speculativi in nome del profitto a tutti i costi. Ho ascoltato le persone e ho accolto le loro testimonianze sempre ignorate. Questo libro esiste grazie alle loro storie dimenticate e calpestate.
Scegliere di raccontare una storia è un atto soggettivo, anche se la base dell’analisi in corso è costituita da dati oggettivi. Un caso intricato come questo, che ha lasciato cicatrici profonde nella gente, nel tessuto sociale, nel territorio di un’intera valle, nella falde acquifere e infine nel mare, ha inferto ferite ancora aperte e sanguinanti lacerando il tessuto sociale. Questo volume è stato costruito grazie ad un lavoro rigoroso di ricerca sul campo: raccolta di documentazione, analisi e studio durato oltre un anno e si avvale della collaborazione di persone esperte e indipendenti che hanno a cuore l’ambiente e la vita umana.
Mi auguro che questa inchiesta giornalistica offra lo spunto per riconsiderare i problemi dell’ambiente nella direzione di un autentico progresso ecologico, rispettoso della salute e dei diritti degli esseri umani, a partire dai bambini. Dunque, uno strumento di conoscenza, una modalità del sapere per far valere il principio giuridico dell’Europa unita, vale a dire “chi inquina paga”. Ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente sano. Pesaro può diventare a tutti gli effetti una cloaca industriale, oppure avviare in Italia un nuovo Rinascimento e fare la storia col progresso etico realizzando il bene comune.
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