
di Gianni Lannes
Nell’Adriatico, a 2,5 miglia dalla città di Pesaro si staglia una discarica – al cospetto del porto – istituita dalla Regione Marche. Per estensione è più grande dell’intera area urbana del capoluogo provinciale. E così a Fano: fino a San Benedetto del Tronto se ne contano ben sette (7). E tutte accanto agli allevamenti di mitili, dove – nelle vicinanze – si pescano pesci e si rastrellano i bassi fondali per raccogliere le vongole. Poco più in là, si ergono le piattaforme dell’Eni adibite all’estrazione del metano.
Al presidente Acquaroli chiedo: cosa contengono? E perché non sono segnalate dal Portolano della Marina, dagli “Avvisi ai naviganti” e dalle mappe nautiche ufficiali dello Stato italiano, come ad esempio la numero 36?

Sempre nell’area marina dell’ex capitale della cultura italiana per l’anno 2024, c’è una vasta zona marina che dal porto si estende verso il largo per due miglia, dove vige un divieto di pesca permanente, al pari dell’area inquinata dagli sversamenti (API) di idrocarburi a Falconara Marittima, anche in ragione degli innumerevoli ordigni bellici sospinti dalle mareggiate.
Sul fondale dalla linea batimetrica dei 10 metri alberga ormai perennemente un metro di mucillagine che poi d’estate, con l’aumento della temperatura ambientale, sale a prendere la tintarella sulla battigia con giubilo e sollazzo dei bagnanti.
L’attuale comandante pro tempore della locale Capitaneria Nicola Gaudino, che fa? Non emette neppure un’ordinanza per garantire la sicurezza della navigazione? Prefetto e Procuratore della Repubblica sono stati informati dalle autorità preposte? Perché mai il sindaco Biancani – da consigliere regionale – ha votato contro la bonifica delle armi chimiche (mozione 175/2017) che infestano questo mare martoriato?
E la grave moria di cefali? A proposito: la salute dell’ignara popolazione conta qualcosa?


Riferimenti:

Carta nautica numero 36 (stralcio)
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