EMANUELA ORLANDI E MIRELLA GREGORI: 43 ANNI DI MISTERI E SEGRETI VATICANI!

Sono trascorsi appena 43 anni dalla scomparsa a Roma di Mirella Gregori (7 maggio 1983) ed Emanuela Orlandi (22 giugno 1983). Soltanto in quell’anno nella capitale svanirono nel nulla altre 53 minorenni (come attestano i dati ufficiali del Viminale relativi alle denunce di scomparsa); ma i mass media glissarono come mai prima. Ragazze sotto i…

Sono trascorsi appena 43 anni dalla scomparsa a Roma di Mirella Gregori (7 maggio 1983) ed Emanuela Orlandi (22 giugno 1983). Soltanto in quell’anno nella capitale svanirono nel nulla altre 53 minorenni (come attestano i dati ufficiali del Viminale relativi alle denunce di scomparsa); ma i mass media glissarono come mai prima. Ragazze sotto i 18 anni, ovvero più o meno coetanee: tutte sparite e mai più ritrovate. Eppure Papa Wojtyla, a sorpresa, dal 3 luglio 1983 lanciò ben 8 appelli pubblici soltanto ed esclusivamente per Emanuela. Perché? Un depistaggio in grande stile del pontefice polacco? Ma per coprire che cosa e soprattutto chi?

La videro per l’ultima volta a una fermata di autobus, nel centro di Roma, nei pressi dell’ufficio riservato dell’onorevole democristiano Oscar Luigi Scalfaro (allora nominato in un lampo ministro scudocrociato dell’Interno e infine inquilino del Quirinale). Il cosiddetto “sequestro” si trasformerà in un infinito intrigo internazionale. Protagonisti assoluti: il Vaticano, il Santo polacco, Alì Agca, il fantomatico gruppo “Turkesh”, Sisde e Sismi. Si trattò di un depistaggio con un’unica regia?

Il capitolo pedofilia è un classico vaso di Pandora nelle gerarchie di potere vaticane da scoperchiare interamente e per sempre. Peraltro lo Stato del Vaticano – al pari dello Stato italiano – non ha mai ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa contro il traffico di organi umani.

Il caso di Emanuela Orlandi su cui sono piovuti una miriade di volumi (definiti impropriamente “libri”), è un altro mistero, un buco nero nella storia d’Italia, del quale si può dire: tutto ciò che avvenne da allora ad oggi fu un colossale, ben architettato insabbiamento in liturgico stile.

Lei aveva 15 anni: frequentava il liceo e, il pomeriggio, andava a scuola di musica e canto. Alcune sue compagne la salutarono per l’ultima volta a una fermata d’autobus. E subito Roma fiorì di manifesti, migliaia di immagini con quel volto di ragazzina, i capelli corvini, tenuti fermi da una fascetta. Sotto la scritta, “E’ scomparsa”, che la città ancora ricorda. Fu l’incipit di una vicenda complicatissima, ricca di colpi di scena a catena, che per mesi ed anni tenne l’Italia con il fiato sospeso, salvo poi dimenticare in tutta fretta e per sempre o quasi; se non fosse per il fratello Pietro che non si è mai rassegnato. I giornali che ne parlarono a quel tempo, oggi appaiono incartapecoriti. Così un pò alla volta è sbiadita anche la memoria di alcuni dei protagonisti, mentre altri sono ormai fuori scena, lontani dalla dimensione terrestre. Quella dell’Ottantatré fu un’estate torrida, caldissima, in cui accadde di tutto. Ero un liceale e non l’ho mai dimenticata.

Ripercorriamo insieme le tappe di questo “sequestro” anomalo e incredibile. Dunque, Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente del Vaticano, scompare alle sette di sera, in pieno centro di Roma, nei pressi del Senato della Repubblica italiana, dopo essere uscita dalla scuola di musica e canto Sant’Apollinare. La vede per l’ultima volta una compagna, Raffaella Monzi, alla fermata dell’autobus. Sei giorni dopo, i familiari fanno tappezzare l’Urbe di manifesti. “Sarà una scappatella” commentano molti. Ma il 3 luglio, il Papa in persona, a sorpresa, lancia il suo primo appello urbi et orbi dal balcone di Piazza San Pietro: “Liberate Emanuela”, e scoppia il caso. Certo, Emanuela era una cittadina dello Stato monarchico Vaticano con un passaporto, allora fresco di stampa; però c’è molto di più. Il caso mostra tutte le sembianze per il pontefice polacco di una storia personale e così la sua strana condotta.

Poi, arriva il 5 luglio. Data fatidica, poiché da quel momento, il “caso Orlandi” diventa un mistero internazionale in salsa mediatica condita a tutte le ore nei secoli dei secoli. Quel giorno, infatti, due telefonate – una alla famiglia, l’altra alla Segreteria di Stato del Vaticano – annunciano che Emanuela è stata rapita. In cambio della sua vita, si pretende la liberazione di Alì Agca, il fantomatico turco che il 13 maggio 1981 sparò indisturbato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Il 6 luglio la richiesta viene ribadita e vengono fatte ritrovare fotocopie di documenti personali della ragazza scomparsa. L’8 luglio, i sequestratori – presunti – chiedono e ottengono dopo dieci giorni una linea telefonica diretta con il cardinale Casaroli.

Nei mesi successivi (dal 4 agosto al 22 settembre) si moltiplicano le telefonate, spuntano i “Komunicati” del “Frante di liberazione Turkesh” (essi forniscono alcuni particolari precisi sulla vita di Emanuela). Il 21 agosto 1984 giunge il quinto messaggio del gruppo “Turkhes. Vi si enunciano quattro condizioni per liberare Emanuela. 1 febbraio 1985: le famiglie Orlandi e Gregori offrono una ricompensa fino a 250 milioni di lire a chi potrà dare informazioni utili alle indagini. I fantomatici sequestratori, a un certo punto fanno il nome di Mirella Gregori, un’altra ragazzina scomparsa: da quel momento gli investigatori si occupano, insieme, del caso Orlandi e del caso Gregori (anche oggi l’ingiallito e copioso fascicolo giudiziario è il medesimo). 4 dicembre 1985: nuovo comunicato con la sigla “Turkesh”.

Inesorabile scorre il tempo e gradualmente quei messaggi hanno fine; anche in tempi recenti la trasmissione televisiva Chi l’ha visto? dà spazio a più di qualche sciacallo della Banda della Magliana. Di Emanuela nessuna traccia concreta. Di Mirella Gregori anche i giornali ormai parlano solo sporadicamente. Si avanzano alcune ipotesi e si affastellano congetture. Eccone una: accanto alle trattative pubbliche (“liberate Agca”), i sequestratori hanno presentato un pacchetto di richieste segrete per il Vaticano. Questo, almeno, spiegherebbe la loro pretesa di avere un contatto diretto (ottenuto) con il cardinale Casaroli. Ora una cosa è ormai certa: dietro i messaggi, le telefonate ci fu un’unica regia e un abilissimo depistaggio orchestrato dalla Santa Sede coadiuvata dai Servizi Segreti tricolore; e allora ne erano convinti alcuni magistrati.

I capelli lunghi e ricci, un’altra faccia da bambina: Mirella Gregori, 16 anni, scomparve i, 7 maggio 1983 e, dopo qualche mese il suo caso fu gemellato con quello di Emanuela Orlandi. Una singolare stranezza: a rappresentare legalmente – per anni – le famiglie Orlandi e Gregori, il costosissimo avvocato Gennaro Egidio, tanto prossimo se non proprio contiguo ai servizi nostrani di intelligence.

Anche per lei, studentessa di Roma, all’inizio si pensò ad una fuga da adolescenti. Ma un giorno, quando Roma era ancora tappezzata di manifesti con il volto candido di Emanuela, i presunti sequestratori fecero trovare un messaggio con il nome di Mirella. I genitori: “Prima di allora, non avevamo pensato che le due sparizioni fossero collegate…”.

La storia di Mirella non ha mai fatto veramente notizia, eppure era appieno un fatto esplosivo, se soltanto gli inquirenti avessero trovato il filo rosso. Giornali e televisioni ne hanno sempre parlato pochissimo, denotando incompetenza e superficialità.

Nel 1983 il Vaticano – come sempre – negò tutto nonostante la schiacciante evidenza. Questa adolescente, studentessa di un istituto professionale, sparisce un pomeriggio di primavera, in circostanze mai ricostruite nei dettagli. Ecco il resoconto reso all’epoca dei fatti, dalla madre agli inquirenti:

«Eravamo a casa. Verso le 15:30, qualcuno ha citofonato. Mirella è corsa a rispondere, poi l’ho vista dirigersi verso la porta di casa. “Dove vai”, le ho chiesto. E lei mi ha risposto che scendeva di sotto, dove l’aspettava Alessandro, un ragazzetto che frequentava la scuola media, ma che sarebbe tornata nel giro di dieci minuti. Non ha preso niente con sè, nemmeno la borsa con i documenti, neppure i soldi. E’ andata via ed è sparita. Da allora siamo sempre accanto al telefono, in attesa che qualcuno si faccia vivo…».

All’inizio si indaga – per modo di dire – in ogni direzione. Ma, piano piano, si scartano tutte le ipotesi. Rapimento a scopo di estorsione economica? Mai giunta una richiesta. I Gregori gestiscono un bar (allora sotto osservazione dei servizi di sicurezza del Vaticano, come attestano i rilievi giudiziari italiani) ma non possono dirsi ricchi in soldoni. Fuga volontaria? Ma dove va un adolescente che uscendo di casa non porta con sè nemmeno mille lire? Mirella, fra l’altro, è una giovane dalla vita trasparente: amici e parenti la descrivono come una “ragazza assennata, con i piedi per terra, che frequenta solo i compagni di scuola…”. Alla fine del primo giro di giostra, i presunti sequestratori di Emanuela annunciano: “Anche Mirella è in mano nostra”.

Nel dicembre del 1997 avvengono due anomali furti nelle due casseforti delle Guardie svizzere, da cui mani sante trafugano documenti imbarazzanti per l’inquilino di San Pietro. In seguito, il 4 maggio 1998 in Vaticano si consuma una strage su cui la Santa Sede si è sempre ostinatamente rifiutata di fornire la verità, anzi l’ha nascosta. Allora furono assassinati il colonnello Alois Estermann (comandante), sua moglie Gladys Meza Romero (agente segreto sotto copertura dei servizi di sicurezza del Venezuela) e il caporale Cédric Tornay (il capro espiatorio).

A tutt’oggi nessun Papa – da Wojtyla a Ratzinger, fino a Bergoglio e Prevost, ha ancora rivelato la sanguinose verità e desecretato i misteri vaticani che hanno seppellito queste tragiche vicende annientando la vita di tante giovani vittime. Quasi mezzo secolo è passato, ma la soffocata verità non emerge ancora, poiché indicibile ai comuni mortali.

Riferimenti:

https://passaparoladesso.blogspot.com/2013/03/su-la-testa-vaticano-limpero-fuorilegge.html

(Articolo pubblicato dal blog SU LA TESTA!, oscurato da Google il 12 marzo 2025, senza alcuna motivazione addotta. Il mio ricorso legale d’urgenza non è stato ancora preso in considerazione).

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