BELPAESE

di Gianni Lannes L’Italia è il paese europeo che vanta il maggior numero di frane censite: 632 mila. Perché mai così tante? Sarà perché le autorità avallano le speculazioni che consumano suolo alla voce abusivismo, per una fragilità territoriale intrinseca, o per via dei mutamenti climatici indotti dall’uomo in divisa e doppiopetto? A Niscemi, la…

di Gianni Lannes

L’Italia è il paese europeo che vanta il maggior numero di frane censite: 632 mila. Perché mai così tante? Sarà perché le autorità avallano le speculazioni che consumano suolo alla voce abusivismo, per una fragilità territoriale intrinseca, o per via dei mutamenti climatici indotti dall’uomo in divisa e doppiopetto?

A Niscemi, la frana (nota almeno dagli anni ’90) si è portata via 4 chilometri di collina, comprese case, strade e pure una chiesa. L’ultimo rapporto dell’Ispra intitolato Dissesto idrogeologico in Italia, attesta che soltanto un migliaio sono sotto osservazione. Nello Stivale le frane rappresentano una storia che si ripete. Un esempio visibile? La città di Ancona (capitale della cultura italiana per l’anno 2028) convive con questo rischio incombente. Infatti, il 12 dicembre 1982 una frana estesa per 340 ettari ha distrutto interi quartieri. Oggi, pur monitorata, è ancora attiva, eppur si muove lentamente.

Il ministero dell’Ambiente ha stanziato 20 miliardi di euro in 25 anni, ma i soldi piubblici non bastano mai. E poi ci sono le risorse stanziate e le opere effettivamente realizzate: su 25.539 cantieri finanziati, appena il 34 per cento risulta concluso, il 12 è in fase di esecuzione, il 19 giace in fase progettuale, mentre il 34 per cento è ancora da avviare.

Quante Niscemi, Ischia, Bolzano, oppure Sarno devono accadere perché tutti comprendano che un piano straordinario di manutenzione del territorio è la prima opera pubblica di cui c’è bisogno nel Belpaese? Altro che il faraonico ponte sullo Stretto.

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