NAZITEDESCHI A PESARO

di Gianni Lannes Era una torre ottagonale che assolveva compiti di segnalazione per la navigazione ed era dotata di moderne strumentazioni (per l’epoca). Ai vecchi fuochi (fani) che segnalavano ai naviganti le scogliere tra Pesaro e Cattolica (la tradizione è ancora viva nel toponimo di Focara di Fiorenzuola) si era sostituito il faro del porto.…

di Gianni Lannes

Era una torre ottagonale che assolveva compiti di segnalazione per la navigazione ed era dotata di moderne strumentazioni (per l’epoca). Ai vecchi fuochi (fani) che segnalavano ai naviganti le scogliere tra Pesaro e Cattolica (la tradizione è ancora viva nel toponimo di Focara di Fiorenzuola) si era sostituito il faro del porto. Nella stessa area in riva al mare, adiacente, sorgeva il cosiddetto fortino napoleonico, edificato nel 1808 al culmine del potere politico e militare francese. A Fano, invece, i crucchi non solo abbatterono tutti i campanili, ma affondarono pure tutte le barche da pesca nel porto.

Il faro del porto di Pesaro è stato raso al suolo dai soldati del Terzo Reich nell’anno 1944, mentre la fontana di piazza del Popolo fu gravemente danneggiata da un’apposita esplosione. Per fare terra bruciata i nazitedeschi, oltre alle stragi di civili in gran parte d’Italia (ancora impunite e talune sconosciute ai libri di storia), in questo lembo azzurro del Mare Adriatico hanno affondato su bassi fondali, ben 100 mila ordigni di varia tipologia, caricati con iprite ed arsenico (sostanze cancerogene che attentano alla vita anche a distanza di tempo). E dire, che a tutt’oggi, c’è ancora qualche mentecatto di politicante tricolore in compagnia qualche minus habens italidiota che nega l’evidenza. Poi, da qui furono scacciati – armi in pugno, nonostante le perdite di giovani vite – dai partigiani abruzzesi della Brigata Maiella, unitamente ai soldati polacchi. Ora i pesaresi, in particolare i nostalgici meloniani del ventennio fascista, dovrebbero sempre tenerlo bene a mente questo fatto indimenticabile.

Che fare? Stracciare gli accordi “segreti” del 1951 intercorsi sull’asse Roma e Berlino, ma soprattutto chiamare in causa le autorità governative di Germania (Merz) per far valere il tanto sbandierato principio giuridico dell’Unione europea, “chi inquina paga”, magari partendo dalla revoca d’ufficio della cittadinanza onoraria di Pesaro all’ex cancelliere Schroder.

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