ARMI CHIMICHE IN MARE: LA REGIONE MARCHE RINVIA ALLE CALENDE GRECHE!

di Gianni Lannes Parola d’ordine alla prova dei fatti: “me ne frego”. Evidentemente l’inquinamento bellico del mare non è rilevante per i politicanti locali – lautamente stipentiati con denaro pubblico – che fanno capo ad Acquaroli, quello che gravita nel cerchio magico delle Meloni. Oggi martedi 14 aprile 2026, erano in discussione in Consiglio regionale…

di Gianni Lannes

Parola d’ordine alla prova dei fatti: “me ne frego”. Evidentemente l’inquinamento bellico del mare non è rilevante per i politicanti locali – lautamente stipentiati con denaro pubblico – che fanno capo ad Acquaroli, quello che gravita nel cerchio magico delle Meloni. Oggi martedi 14 aprile 2026, erano in discussione in Consiglio regionale ad Ancona, alcune interrogazioni e una mozione, tutti atti relativi alle armi chimiche nel mare di Pesaro e dintorni. Ancora una volta, dopo appena 4 mesi di incredibili rinvii, è saltata ancora una volta la discussione su una gravissima situazione (documentata) che mette a repentaglio la salute dell’ignara popolazione e avvelena l’Adriatico. Insomma, un atto di irresponsablità istituzionale.

Premessa storica di cogente attualità per le conseguenze ambientali, sanitarie, di sicurezza della pesca e navigazione nell’Adriatico. Nel corso dell’estate 1944 le armate naziste hanno volontariamente abbandonato, ossia gettato nel mare di Pesaro e dintorni, armi chimiche. Si tratta del territorio italiano, non di quello germanico. Con il loro carico di morte, sono ancora in agguato su fondali melmosi di appena 12-15 metri, a 4-5 miglia dalla costa marchigiana; unitamente alle mine vaganti che hanno fatto strage a partire dal 1946 degli ignari pescatori italiani.

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