ARMI CHIMICHE IN ITALIA: IL MINISTRO TAJANI INADEMPIENTE!

di Gianni Lannes L’Italia partecipa attivamente ai lavori dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), che vigila sul rispetto della Convenzione sulle armi chimiche, un trattato internazionale che impone la distruzione degli arsenali chimici e vieta la loro produzione e uso. Nel 2026, almeno sulla carta, il Ministero degli Affari Esteri ha confermato la…

di Gianni Lannes

L’Italia partecipa attivamente ai lavori dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), che vigila sul rispetto della Convenzione sulle armi chimiche, un trattato internazionale che impone la distruzione degli arsenali chimici e vieta la loro produzione e uso. Nel 2026, almeno sulla carta, il Ministero degli Affari Esteri ha confermato la presenza di un impegno costante nel monitoraggio e nella prevenzione della proliferazione di armi chimiche sul territorio nazionale, in linea con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia.

Operazioni di facciata? Tutto a posto e niente in regola? Addirittura, la relazione annuale del Ministero degli Esteri per il 2026 non segnala la presenza di arsenali chimici attivi in Italia, ma sottolinea l’importanza delle misure di controllo e delle collaborazioni internazionali per prevenire qualsiasi rischio legato a queste armi. L’Italia continua a sostenere le attività dell’OPAC e partecipa a sessioni come la 111ª del Consiglio Esecutivo, rafforzando il proprio ruolo nella governance globale del disarmo chimico. In base alla Convenzione sulle armi chimiche (parte IV-B annesso verifiche), gli Stati aderenti come Italia e Germania, devono dichiarare se sul loro territorio sono presenti armi chimiche abbandonate da altri Stati e fornire tutte le informazioni disponibili in conformità ai paragrafi specifici dell’annesso (paragrafo 8). In sostanza, si tratta delle modalità con cui lo Stato territoriale e lo Stato abbandonante collaborano per la rimozione e la distruzione di tali armi di distruzione di massa.

Inoltre, il Consiglio dell’Unione Europea ha prorogato fino al 16 ottobre 2026 le misure restrittive contro la proliferazione e l’uso di armi chimiche, a cui l’Italia aderisce d’ufficio.

Fantastico. Peccato che sia una plateale menzogna governativa.“Ispra non ha mai reso pubblica, come dovrebbe, la relazione sugli studi effettuati sui fondali di due poligoni esercitativi con soldi pubblici (dello Stato maggiore Esercito)”: rivela il biologo marino Ezio Amato, una vita professionale in Icram ed Ispra, a difesa dell’ambiente. Ho chiesto all’Ispra di poter intervistare Luigi Alcaro, un esperto di residuati speciali in ambito marino, ma a tutt’oggi non ho saputo nulla; anzi da Roma hanno voluto sapere prima e in anticipo tutte le mie domande.

Ma c’è di peggio. Ecco un altro buco nero del governo Meloni. In Italia basta una semplice ricerca sul campo, sulla terraferma e in mare, per accertare che interi arsenali di armi chimiche, un pericolo per la salute ambientale e umana, messi al bando dalle convenzioni internazionali, non vengono segnalati, come stabilisce il Trattato di Parigi risalente al 1993. L’Avviso ai naviganti della Marina Militare (edizione 2026) segnala ordigni di varia tipologia ovunque, anche nei porti, in prossimità delle città costiere, nello Stretto di Messina e pure nelle aree marine “protette”.

Nel Belpaese il ministero degli esteri ha il compito e il dovere di stilare una relazione annuale, ma a tutt’oggi, la relazione per l’anno 2025 ancora latita, rischi, pericoli e contaminazioni. E nelle tre precedenti versioni il ministro del partito berlusconiano, ovvero Antonio Tajani non ha mai menzionato o denunciato la presenza nello Stivale (isole comprese) di alcunché. Eppure, da noi abbondano arsenali (nazionali ed internazionali) appunto di armi chimiche mai dichiarati, presenti, non solo sulla terraferma (Lazio, Abruzzo, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Puglia, Marche), ma anche nel Mare Adriatico (soprattutto a Pesaro e dintorni: affondato dai nazitedeschi nell’estate del 1944) e al largo di Bari gettato in mare dagli alleati e pure nel Tirreno (golfo di Napoli, nei pressi dell’isola di Ischia: sempre dagli statunitensi).

Premessa storica di cogente attualità per le conseguenze ambientali, sanitarie, di sicurezza della pesca e navigazione nell’Adriatico. Nel corso dell’estate 1944 le armate naziste hanno volontariamente abbandonato, ossia gettato nel mare di Pesaro e dintorni, armi chimiche. Si tratta del territorio italiano. Con il loro carico di morte, sono ancora in agguato su fondali melmosi di appena 12-15 metri, a 4-5 miglia dalla costa marchigiana; unitamente alle mine vaganti che hanno fatto strage a partire dal 1946 degli ignari pescatori italiani.

T

In barba ai dettami della Costituzione repubblicana italiana non si bonificano le discariche belliche passate e presenti. Eppure, il governo Meloni sperpera montagne di denaro pubblico in ambito militare: infatti – come attesta il ministero della Difesa – “L’Italia è impegnata in 42 operazioni e missioni (21 Operazioni e 21 Missioni), di cui 4 Operazioni sul territorio nazionale (Strade Sicure, Difesa Aerea Nazionale, Vigilanza Pesca e Milano-Cortina 26) e 38 Operazioni/Missioni fuori dal territorio nazionale.”

Riferimenti:

Gianni Lannes, Italia USA e getta, Arianna editrice, 2014.

Gianni Lannes, Bombe a…mare, Nexus edizioni, 2018.

https://www.esteri.it/it/politica-estera-e-cooperazione-allo-sviluppo/temi_globali/disarmo/armi_chimiche/

https://www.opac496.it/

https://www.difesa.it/operazionimilitari/index/26771.html

https://www.esteri.it/it/politica-estera-e-cooperazione-allo-sviluppo/temi_globali/disarmo/armi_chimiche/

Tags:

Risposta a “ARMI CHIMICHE IN ITALIA: IL MINISTRO TAJANI INADEMPIENTE!”

  1. ARMI CHIMICHE IN MARE: LA REGIONE MARCHE RINVIA ALLE CALENDE GRECHE! – Gianni Lannes

    […] ARMI CHIMICHE IN ITALIA: IL MINISTRO TAJANI INADEMPIENTE! […]

    "Mi piace"

Lascia un commento