
ARMI CHIMICHE AFFONDATE DAI NAZITEDESCHI NEL MARE D’ITALIA!
di Gianni Lannes
Gli ordini di Hitler non si discutono, mentre le nefaste conseguenze sono giunte fino ai giorni nostri, sotto la ferrea censura di Roma e Berlino.
Discariche belliche nel “Mare Nostrum”: ecco il mare invisibile nell’anno 2026. Un arsenale di bombe speciali, proibite dalla Convenzione di Ginevra del 1925 e dal Trattato di Parigi del 1993. Risultato? Inquinamento del mare Adriatico e conseguenze sulla salute degli ignari italiani (cancerogenesi, mutagenesi e teratogenesi della fauna ittica: un fenomeno attestato dall’Icram già negli anni ’90, alla voce “progetto Acab”).
Oggi, alla prova inequivocabile dei fatti, dopo decenni di negazione dell’evidenza, Germania e Italia (inossidabili nel mantenere il segreto militare di Stati alleati sotto l’egida della Nato) risultano inadempienti. Nell’estate del 1944 i nazitedeschi del Sonderkommando Meyer (come certifica un loro rapporto segreto) hanno affondato migliaia di armi chimiche di varia tipologia (imbottite di iprite e arsenico: entrambe sostanze cancerogene) nel mare di Pesaro, Fano, Gabicce e Cattolica.
Le autorità italiane (al livello apicale) sono al corrente ma non fanno niente. Ne ho personalmente parlato anche al prefetto di Pesaro Emanuela Saveria Greco (13 novembre 2025) accompagnato dall’avvocata Rosalia Cipolletta (rappresentante di Legambiente), nonché al comandante della Capitaneria di Porto Nicola Gaudino (22 dicembre 2025). Silente anche il governatore delle Marche Francesco Acquaroli, nonostante ben due interrogazioni regionali dell’opposizione, e una mozione per la bonifica marina accumula polvere, poiché non approvata.
Qui Roma: all’interpellanza parlamentare numero 2/00264 del 25 luglio 2025, il governo Meloni non risponde; pure l’interrogazione 4/09713 del 25 novembre 2010 indirizzata al governo Berlusconi, non mai avuto una risposta (neppure di smentita). Il silenzio assordante delle istituzioni tricolore sembra aver contagiato anche il cancelliere federale Friedrich Merz.

Il 4 dicembre scorso ho contattato nuovamente – dopo un anno – l’ambasciata tedesca a Roma, per chiedere un’intervista – sull’onda del docufilm IL MARE INVISIBILE – ovvero un commento relativo alla gravissima situazione ambientale all’ambasciatore Thomas Bagger, dopo aver atteso invano – per oltre un anno – un riscontro dal precedente diplomatico germanico (Hans-Dieter Lucas). Più di un mese fa ho interloquito con la capa addetta stampa Elisa Kempe e la sua vice Kathie Kahle. Come da loro indicato ho inviato una e-mail con i dettagli del caso. Oggi le bombe proibite giacciono ancora su bassi fondali a 15-20 metri di profondità.
Il gioco degli gnorri: adesso tutti si negano al telefono. In ogni caso, in base alle norme giuridiche vigenti in Europa, vale il principio giuridico “chi inquina paga”. C’è un giudice almeno a Berlino?
Riferimenti:
https://italien.diplo.de/it-it/vertretungen/botschaft
https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/pescare-in-un-mare-di-49ceabd0

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