SAN BARTOLO: IL PARCO DI CARTA E CEMENTO ARMATO!

di Gianni Lannes San Bartolo: alla prova evidente dei fatti un parco di carta e cemento armato che sovrasta il mare e antropizza qualsiasi lembo ambientale con metastasi d’asfalto. Qui dove imperversa il rischio idrogeologico unito al pericolo sismico, al contempo regna impunita la speculazione “legalizzata” in barba allo Stato di diritto, la stessa che…

di Gianni Lannes

San Bartolo: alla prova evidente dei fatti un parco di carta e cemento armato che sovrasta il mare e antropizza qualsiasi lembo ambientale con metastasi d’asfalto. Qui dove imperversa il rischio idrogeologico unito al pericolo sismico, al contempo regna impunita la speculazione “legalizzata” in barba allo Stato di diritto, la stessa che si era già progettualmente affacciata nel ventennio fascista (come attestano i documenti rinvenuti all’Archivio di Stato con sede a Pesaro).

L’incendio doloso che ha fatto tabula rasa delle pinete a Fiorenzuola di Focara è impresso nella mente di chi ama questa terra. Forse, per non farsi mancare nulla, adesso si asfaltano anche gli alberi monumentali per far posto a parcheggi d’auto dilaganti. Il degrado avanza e prevale ovunque, senza limiti. E che dire delle infiltrazioni mafiose – nell’economia legale – di ‘ndrangheta e camorra?

La bellezza primigenia della baia di Vallugola non esiste più, stuprata dai bonificatori della Natura che attentano – col beneplacito amministrativo della regione Marche e dei comuni di Pesaro e Gabicce – anche alle rare falesie vive dell’Adriatico, le ultime della specie geologica. Ogni affaccio naturale sulla marina è ormai conteso da ville con piscina e villoni condominiali proprio su zone che franano a vista d’occhio. Insomma, un parchetto ridotto a mero pacchetto turistico da vendere soprattutto d’estate a mò di cartolina.

Non è tutto. C’è anche il caso dell’intoccabile zarina Valentina Matvienko, terza carica della Federazione Russa, con villa intestata al fondo immobiliare Dominanta, nonché villa Giulia di Pavarotti.

Infine, questo mare è stato trasformato in discarica bellica dai nazitedeschi nel 1944, mentre d’estate diviene un parcheggio di motoscafi e yacht quasi a ridosso della battigia con buona pace della flora, della fauna marina e degli innumerevoli manufatti archeologi ivi presenti sui fondali.

Gli strumenti esistono già ma operano per alimentare il carrozzone partitico. Che fare? Salvaguardare realmente terra e mare.

Riferimenti:

(Parco Naturale Regionale; istituito con legge regionale 28 aprile 1995, numero 15).


Il Parco Monte San Bartolo, delimitato dai fiumi Foglia e Tavollo, occupa una superficie di 1.596 ettari nei comuni di Pesaro e Gabicce Mare, in provincia di Pesaro-Urbino e comprende anche una parte del mare. È stato costituito nel 1994 ed è operativo dal 1997. I principali rilievi collinari sono: Colle San Bartolo (201 m), Monte Castellaro (197 m), M. Brisighella (171 m), M. Trebbio (194 m), Promontorio di Casteldimezzo (203 m), la Montagnola (198 m).

Il Parco Monte San Bartolo si caratterizza principalmente per il tratto di costa alta, a falesia viva, rara in tutto l’Adriatico. Il resto del territorio “protetto” sulla carta è costituito dal paesaggio rurale che, fino agli anni Cinquanta, era attivamente coltivato anche in luoghi oggi impensabili, ai limiti del mare. Il Colle San Bartolo presenta due ambienti distinti: la falesia a mare e il versante interno. La falesia emerge dalle basse spiagge marchigiane come un susseguirsi ondulato di speroni e valli, intervallate da pareti a strapiombo. Le cime, che sfiorano i 200 metri, permettono un’ampia visione sulla costa e sull’Adriatico, e costituiscono un paesaggio inusuale rispetto alle coste sabbiose tipiche di Romagna e Marche. Questo ambiente mostra aspetti geologici di grande interesse, con pesci fossili e rari cristalli di gesso. Alla base del colle corre una sottile spiaggia di ghiaia e ciottoli, formata dalla demolizione e dal franamento delle pareti sovrastanti.

Prima degli anni ’90 del XX secolo, la presenza di grandi mammiferi era limitata perché il territorio era coltivato in quasi tutte le sue parti, fino a quando il capriolo, in espansione naturale in tutto la provincia, è arrivato anche nel Parco, trovandolo idoneo proprio per il mosaico di coltivi e boschetti. Tra gli altri mammiferi presenti si possono citare la volpe, che frequenta anche le spiagge per nutrirsi degli organismi marini spiaggiati, il tasso, l’istrice, la donnola, la lepre ed il ghiro. Il Parco ospita poi diverse specie di rettili e anfibi, ma l’area “protetta” è importante per la presenza, e soprattutto la migrazione, di numerose specie di uccelli.

Tra le presenze importanti si deve registrare quella del falco pellegrino e di molti rapaci migratori tra cui falchi pecchiaioli, falchi di palude e l’albanella pallida, che viene dall’Africa per poi nidificare nell’Europa dell’est. Notevole lo svernamento degli uccelli marini costieri, quali lo smergo maggiore, il cormorano, lo svasso maggiore e svasso piccolo e, negli inverni più freddi, l’edredone, gabbiani, tra cui alcuni esemplari di zafferano, gavina, gabbiano corallino, gabbiano comune e quello reale. Nella zona della foce del fiume Foglia e a Baia Flaminia svernano anche l’airone cenerino, la garzetta e talvolta i cigni reali. Alcune specie di limicoli frequentano poi le spiagge durante l’inverno, tra questi il piovanello e il piro piro piccolo.Il gufo comune, la civetta e l’assiolo nidificano abitualmente, così come il barbagianni, che approfitta del costante degrado delle case coloniche abbandonate per insediarvisi. Il territorio del Parco vede anche la migrazione dei passeriformi oltre a quella di gru e cicogne bianche e nere.

Uno studio sulla “flora vascolare” dell’area “protetta” ha rilevato la presenza di specie rare in tutto il territorio regionale; sopra “Baia Flaminia”, per esempio, è possibile osservare il Lino marittimo, unica presenza in tutta la regione. Significative sono il Giunco e la Carota delle scogliere (Daucus giungidum) rintracciabili in poche altre località della costa marchigiana. Tra la vegetazione pioniera presente nei versanti più scoscesi troviamo la cannuccia di Plinio, mentre nei terreni più asciutti e stabili si inserisce la ginestra odorosa quando la pendenza è più lieve e si accumula una certa quantità di detrito organico, si riscontra la robbia (Rubia peregrina), il caprifoglio etrusco e pino d’Aleppo. Negli impluvi che mantengono più umidità, si riscontrano pioppi bianchi, pioppi neri e raramente salici bianchi. Nell’entroterra, si riscontrano le stesse associazioni di boschi misti a quercia e carpino nero, dove il cerro è sempre più raro ed è molto più comune la roverella, insieme a orniello, acero campestre, olmo campestre. Il carattere residuale di una certa “mediterraneità” di alcune formazioni è dato dalla presenza di Phyllirea media, alaterno, alloro, Stracciabrache, rosa di S. Giovanni. La presenza di alcune specie di conifere è da riferire agli impianti storici relativi alle ville rinascimentali: pino domestico, pino marittimo, cipressi (Cupressus sempervirens e C. Lusitanica), così come la presenza di leccio e laurotino. Successivi rimboschimenti degli anni Sessanta hanno aggiunto alla flora del Parco l’acero montano, il pino d’aleppo, il pino nero, l’olmo siberiano ed altre alloctone. Presenti quasi ovunque le specie a più ampia valenza ecologica, quali sanguinello, biancospino, prugnolo, nocciolo, dondolino, pungitopo.

https://www.regione.marche.it/natura2000/pagina_base07a3.html?id=1567

https://www.corriereromagna.it/home/ti-brucio-l-azienda-con-la-benzina-infiltrazioni-mafiose-in-romagna-in-35-a-giudizio-parte-civile-i-comuni-di-cervia-cesenatico-e-bagnacavallo-AE574354

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