
di Gianni Lannes
La bomba rudimentale al collega Sigfrido Ranucci di Report, non è solo un avvertimento per l’interessato, ma un segnale in Italia per chi non si piega a mafie, potentati e una dittaturella sia pure mascherata e per conto terzi che ha già annichilito lo Stato di diritto e svilito la democrazia.
Il giornalismo critico fa paura a chi detiene il potere. Ne so qualcosa (una serie di attentati regorlarmente denunciati e anni di “protezione” della Polizia di Stato), sperimentata sulla mia pelle e quella della mia famiglia, costretti a lasciare la nostra terra.
Non solo criminalità più o meno organizzata, ma anche le cause temerarie intentate dai politicanti tricolore per articoli e inchieste sgradite, a causa di normative sull’informazione che risalgono al codice Rocco e agli orrori del fascismo.
In Italia la Meloni e gran parte del cucuzzaro politico-istituzionale e multinazionale destra, centro e sinistra inclusa), da tempo immemorabile pretende di silenziare l’informazione indipendente e vuole controllarla mentre continua a spiarla.
Libertà di informazione negata, sfruttamento e lavoro nero nelle redazioni dello Stivale. Non è un caso se l’Italia è passata dalla 46esima alla 49esima nella classifica globale della libertà di stampa, stilata da Reporter senza frontiere (Rsf). Tre posizioni perse, che la condannano a essere il Paese con il risultato peggiore nell’Europa occidentale.
Non c’è nessun giornalista di razza che abbia mai ceduto di fronte a minacce, intimidazioni e attentati. I fantocci e i telecomandati del Belpaese se ne facciano una ragione: no pasaran.
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