
reportage di Gianni Lannes
Dal porto di Pesaro il serpente rugginoso costeggia il Foglia ridotto a cloaca nauseabonda e raggiunge il deposito di carburanti della Fox Petroli. Nel quartiere Tombaccia i Berloni intendono trasformare il complesso industriale combustibili soltanto per buona metà in centrale per la liquefazione del gas, classificata a rischio di incidente rilevante dalle direttive Seveso. Un’operazione di facciata che non prevede la rimozione dell’oledotto collegato al porto e soltanto la sostituzione di appena una ventina di serbatoi su 48. L’area risulta categorizzata a massimo rischio alluvionale; in loco incombe pure il pericolo sismico.

Il progetto “speculativo” si basa su analisi di parte realizzate nel 2001, incredibilmente approvate dal ministero “Ambiente e Transizione Ecologica” (sic!). Nella zona la falda acquifera scorre ad appena tre metri di profondità, proprio dove giacciono i serbatoi interrati, risalenti agli anni ’60 del secolo scorso. Ce n’è abbastanza per un intervento giudiziario di sequestro e di messa in sicurezza.



A un soffio in linea d’aria dall’impianto che vanta un piano di sicurezza esterna risalente effettivamente all’anno 2018 e presenta serbatoi con evidenti buchi rattoppati, il sole del pomeriggio inoltrato illumina a giorno il disastro sotto gli occhi anche dei non vedenti. Esattamente in via San Marino prospiciente via Senigallia e all’angolo di via Parma, si erge la scuola per l’infanzia Ambarabà e nei pressi il teatro Accademia. L’acqua di questo asilo è potabile? E quella che fuoriesce dai rubinetti delle case e degli edifici pubblici?

Le ultime analisi pubbliche dell’acqua potabile (Marche Multiservizi: datate maggio 2025) che sgorga dai rubinetti sono un concentrato di veleni, compresi l’uranio, gli idrocarburi e i metalli pesanti.
Dall’esterno il sito industriale in mezzo alla città, già capitale della cultura italiana nel 2024, luccica, ma dentro è un groviglio di ferraglie dove domina la ruggine.

Dietro le quinte spunta pure una discarica a cielo aperto con tanto di container e rifiuti speciali sparsi nel piano campagna. Nel clamore ovattato di degrado e desolazione cosa si nasconde nel sottosuolo? Veri controlli in profondità e monitoraggi accurati? Mai pervenuti all’attenzione della cittadinanza. Basta un semplice carotaggio, insomma scavare un pò per portare alla luce gli inquinanti nel sottosuolo. Ma chi controlla i controllori?
In ultima battuta: attenzione alle intimidazioni gratuite da respingere al mittente. Chi osa criticare la gravissima situazione che mette a repentaglio la salute e la vita dell’ignara popolazione, rischia pure cause milionarie.
Qui si respira una diffusa nocività ambientale. A quando una bonifica e un risarcimento miliardario alla collettività locale (class action), magari per i danni inferti durante quasi un secolo di sfruttamento affaristico? In ogni caso, vale il principio giuridico “chi inquina paga”.
Riferimenti:























































https://sulatesta.blog/?s=fox+petroli
https://www.gruppomarchemultiservizi.it/servizi/acqua/qualita-dell-acqua
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