“ACQUA POTABILE”?

“ACQUA POTABILE”? di Gianni Lannes Tutto naturale nella capitale della cultura italiana per l’anno 2024? Nell’acqua a caro prezzo che sgorga dai rubinetti e giunge nelle case nonché negli edifici pubblici a Pesaro e dintorni, le analisi del gestore pubblico-privato Marche Multiservizi (partecipata Hera) non prendono in considerazione, ovvero non analizzano – come prescrivono tassativamente…

“ACQUA POTABILE”?

di Gianni Lannes

Tutto naturale nella capitale della cultura italiana per l’anno 2024? Nell’acqua a caro prezzo che sgorga dai rubinetti e giunge nelle case nonché negli edifici pubblici a Pesaro e dintorni, le analisi del gestore pubblico-privato Marche Multiservizi (partecipata Hera) non prendono in considerazione, ovvero non analizzano – come prescrivono tassativamente le normative – ad esempio trizio, radon e pfas. In compenso, nella stessa acqua, oltre ad una serie di inquinanti della categoria idrocarburi e metalli pesanti (sia pure sotto i limiti economici di legge, ma non biologici, pari a zero) c’è l’uranio a varie concentrazioni, ma non è specificato quale.

Peccato che, come attesta la letteratura geologica, nelle Marche non esistano graniti o rocce sedimentarie e terreni che la contengano. Allora, da dove proviene? Qual è l’origine? Fabbriche, raffinerie, depositi di combusdtibili fossili, deflusso discariche, agricoltura industriale o cos’altro?

A dosi non letali, la tossicità chimica dell’uranio può produrre danni all’organismo: inalato in genere sotto forma di ossido (altamente solubile), l’uranio si discioglie nei liquidi delle mucose polmonari, ed entra rapidamente nel sangue. Nonostante gran parte dell’uranio assorbito venga espulso con le urine, la parte che non è eliminata si accumula nelle ossa e soprattutto nei reni; le conseguenze di questo accumulo producono effetti tipici dell’avvelenamento da metalli pesanti: dermatiti, gravi degenerazioni dei reni, necrosi delle arterie. I danni da radiazione sono permanenti; l’uranio fissato nelle ossa e nei vari organi attraversati irraggia le cellule circostanti, con effetti particolarmente gravi sul midollo osseo. Inoltre le particelle inalate che non finiscono nel sangue possono restare nelle vie respiratorie per lungo tempo. L’uranio non è assorbito attraverso la pelle; le particelle alfa che emette non sono in grado di penetrare la pelle, ciò rende l’uranio esterno al corpo molto meno pericoloso di quello inalato o ingerito. Una persona può esporsi all’uranio sia inalandone le polveri nell’aria che ingerendolo con il cibo e con l’acqua; si calcola che l’assunzione media quotidiana di uranio sia compresa tra 0,7 e 1,1 μg (microgrammi). Ricerche condotte nel 2005 dall’Arizona Cancer Center hanno scoperto capacità mutagene di questo elemento in grado di penetrare nel nucleo cellulare e legarsi chimicamente al DNA, alterandolo e provocando errori nella produzione delle proteine, e portare le cellule in stato precanceroso.

Su Pesaro incombono anche altre minacce ambientali. Alcuni dei pozzi pubblici di approvvigionamento idrico giacciono a meno di 200 metri dal deposito di carburanti della Fox Petroli, mentre la falda acquifera scorre ad appena 3 metri di profondità. La Regione Marche non ha mai effettuato indagini di sorta nel sito dei Berloni, e così pure tutte e autorità preposte alla tutela della salute pubblica. Peraltro, l’attuale progetto della centrale di liquefazione del gas è basato su analisi di parte risalenti all’anno 2001. Dunque, fatti acclarati e non opinioni.

La normativa italiana ed europea prevede che le acque potabili siano controllate, oltre che per gli aspetti chimici e microbiologici, anche per valutare la presenza di radioattività dovuta a radionuclidi naturali e/o artificiali. Nell’acqua sono presenti radionuclidi di origine naturale e i radionuclidi dell’uranio e del torio, contenuti nella crosta terrestre e che per fenomeni chimico-fisici possono trasferirsi nelle acque. Questi elementi sono generalmente presenti in concentrazioni basse anche se in alcune situazioni il contenuto può aumentare e non essere più considerato trascurabile.

Il Decreto Legislativo numero 28/2016 e il Decreto del Ministero della Salute del 2/8/2017 “Indicazioni operative a carattere tecnico-scientifico ex articolo 8 del D.Lgs. 28/2016” stabiliscono le modalità di controllo della radioattività nelle acque potabili.

Gli acquedotti sono stati accorpati per definire le zone di fornitura, indicate nel Decreto del Ministero della salute come “quella parte della rete di distribuzione idrica (eventualmente l’intera rete) alimentata da un’unica fonte di approvvigionamento ovvero da una miscela di più fonti, in cui, quindi, la qualità dell’acqua distribuita alla popolazione, può considerarsi omogenea dal punto di vista del contenuto di radioattività”.

La normativa prevede il controllo di radon, trizio e dose indicativa (DI) nelle acque destinate al consumo umano; quest’ultimo parametro richiede la misura diretta almeno dei principali isotopi dell’uranio (U-238 e U-234) e del radio (Ra-226 e Ra-228) attraverso analisi radiochimiche.

Autorità marchigiane: latitanti. Un approccio indiretto alla verifica del valore della DI, adottato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si basa sulla misura della concentrazione di attività alfa totale e beta totale, due parametri utilizzati come indicatori del contenuto totale di radioattività e che vengono determinati attraverso la tecnica della scintillazione liquida con più facilità rispetto alla valutazione dei singoli radionuclidi, permettendo di analizzare un numero maggiore di campioni.

La normativa stabilisce i livelli di screening pari a 0.1 Bq/l e 0.5 Bq/l per l’attività alfa totale e beta totale rispettivamente. Se tali livelli non sono superati, allora non è generalmente superato nemmeno il parametro della DI, fissato a 0.1 mSv/anno, e non sono necessari ulteriori approfondimenti.

Un discorso a parte merita il Radon (Rn-222), un gas radioattivo che può trovarsi disciolto nelle acque, soprattutto in quelle di origine sotterranea, e che può abbandonare la fase acquosa e accumularsi nell’aria negli ambienti chiusi. Il valore parametro definito nella normativa è pari a 100 Bq/l. Il protocollo di campionamento, secondo le indicazioni del Decreto Legislativo 28/2016, stabilisce ‘controlli interni’ a carico dei gestori e ‘controlli esterni’ di competenza delle Asl con supporto analitico delle Arpa e responsabilità generale delle Regioni; in un anno, per ogni punto di campionamento, si prelevano 4 campioni: 2 campioni vengono analizzati dal gestore (‘controlli interni’) e 2 da Arpav (‘controlli esterni’). I campioni sono distribuiti temporalmente in modo da garantire che i valori ottenuti siano rappresentativi della qualità dell’acqua nel corso dell’anno.

Di recente Greenpeace ha condotto un’indagine in tutta Italia, alla ricerca dei micidiali ed ubiquitari Pfas, che ha rilevato anche nelle Marche e pure a Pesaro (10 campioni su 12).

A proposito di Acquaroli, il pupillo doc della Meloni: dove sono i rapporti Arpam sulla radioattività nelle acque destinate al consumo umano? E i relativi piani periodici di monitoraggio della Regione Marche dal 2020 al 2025? In concreto, il sindaco Biancani che mai farà per salvaguardare l’ignara popolazione?

Riferimenti:

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2016;028

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/09/11/17A06268/sg

https://www.gruppomarchemultiservizi.it/servizi/acqua/qualita-dell-acqua

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/u/uranio?highlight=WyJ1IiwiZGV2ZSIsInUgZGV2ZSJd

ttps://pls.scienze.unipd.it/tavolaperiodica/TavolPeriodica.html

https://eniscuola.eni.com/it-IT/energia/nucleare/uranio.html

https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/emerging-chemical-risks-in-europe

https://www.acquadiqualita.it/it/news/intervista-a-enrico-veschetti-i-parametri-uranio-e-piombo.php

https://www.viverepesaro.it/2025/01/24/contaminazione-acqua-potabile-greenpeace-rileva-la-presenza-di-pfas-anche-a-pesaro/11773/

https://www.rainews.it/tgr/marche/articoli/2025/01/greenpeace-pfas-acqua-potabile-monitoraggio-inquinamento-marche-290d4d15-fe5d-4ae5-9c59-a8a8d36fafde.html

Gianni Lannes, Italia USA e getta, Arianna editrice, Bologna, 2014.

Post scriptum

L’uranio è un metallo bianco-argenteo, tossico e radioattivo; appartiene alla serie degli attinidi ed il suo isotopo 235U trova impiego come combustibile nei reattori nucleari e nella realizzazione di armi nucleari. L’uranio estratto viene trasformato in “yellowcake”, polvere che contiene almeno il 75 per cento di ossidi di uranio; poi è trattato e instradato verso l’arricchimento che ne aumenta la concentrazione: diventa così Uranio 235, usato nella realizzazioni di armi nucleari e come combustibile nei reattori delle centrali nucleari per il processo di fissione nucleare per la produzione di energia nucleare. I prodotti della reazione nucleare sono i neutroni, il kripton e il bario.

L’uranio naturale è composto da una miscela di tre isotopi, 234U, 235U e 238U, di cui 238U è il più abbondante (99,3%), mentre il 234U costituisce una percentuale trascurabile del totale. Questi tre isotopi sono radioattivi: U234 (emivita 245 mila anni), U235 (emivita 704 milioni di anni), U238 (emivita 4,46 miliardi di anni).Quando gli atomi di uranio decadono, emettono particelle alfa radioattive. Poiché l’uranio 238 impiega così tanto tempo a decadere, non emette troppe particelle alfa contemporaneamente e non è molto radioattivo. L’uranio-235 e l’uranio-234 hanno emivita più breve, che li rende più radioattivi.

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Risposte a ““ACQUA POTABILE”?”

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