
Abruzzo: macerie sismiche – foto Gianni Lannes
di Gianni Lannes
Non è un’isola felice. In loco c’era una volta la comunità, poi l’esodo. I Comuni dell’Abruzzo interno hanno sempre meno abitanti e si spopolano a vista d’occhio. Insomma, vivono l’assottigliamento: pochi esseri umani, destinati a diventare ancora di meno, anzi inclini a scomparire vertiginosamente nel senso di comunità. La tendenza demografica è marcatamente negativa: ogni anno i morti superano le nascite. Se i numeri statistici seguiteranno a scivolare nel baratro, gli autoctoni svaniranno nel giro di qualche decennio, diventando borghi fantasma, disabitati, buoni tutt’al più come cartolina turistica da riscoprire al massimo d’estate. Centri disabitati, ovvero luoghi non comuni.

Abruzzo: macerie sismiche – foto Gianni Lannes
Esiliati dalla storia: l’annosa questione meridionale appare irrisolvibile, perché è lo Stato stesso ad averla innescata. Dalla seconda metà del XIX secolo, i paesi soprattutto dell’aquilano hanno assistito a una progressiva e copiosa diminuzione dei loro abitanti ormai in via d’estinzione. Salvo i primi che salparono verso località lontane, inizialmente gli abitanti del posto emigravano solo per brevi periodi in zone non troppo distanti. L’esodo vero e proprio si è materializzato nella sua portata più gravosa, ai primi del Novecento, complici alcuni eventi destabilizzanti, sia locali (il terremoto della Marsica) che internazionali (la Prima Guerra Mondiale); ma incombeva pure la fame e lo sfruttamento a livello schiavistico delle braccia da lavoro (Ignazio Silone, Fontamara). Le mete predilette furono quelle del versante orientale degli Stati uniti d’America. Dopo l’epoca fascista e la fine della micidiale Seconda Guerra Mondale, le partenze ripresero copiose, e tra le nuove destinazioni si annoverarono l’Australia, la Francia, il Belgio, la Svizzera. Parte della popolazione locale che allora non emigrò all’esterosi trasferì un pò alla volta, in particolare per motivi lavorativi, nel nord Italia, a Roma o nelle città costiere abruzzesi (Pescara).

Abruzzo: macerie sismiche – foto Gianni Lannes
Oggi più di prima aggirandosi in queste lande desolate intrise di immoblità apparente, si avverte il magma che si è stratificato dentro le persone, quella combinazione di malinconia e durezza che pervade ogni singolo paese.

Abruzzo: macerie sismiche – foto Gianni Lannes
Da due secoli l’emigrazione è uno dei più grandi tabù italiani. Le cause politiche, sociali ed economiche che hanno determinato questa situazione sono storicamente note. I dati attuali ci informano che seppure siano mutate le modalità, le partenze forzate, specialmente dal Mezzogiorno d’Italia, non si sono mai arrestate. E i giovani sono i principali attori. L’abbandono disperato e rassegnato che ha segnato molto aree del Belpaese, ha, in alcune, aree più che in altre, dato il via a una lenta catastrofe sociale, una frattura silenziosa, resa ancora più profonda dall’indifferenza collettiva.

Abruzzo: macerie sismiche – foto Gianni Lannes
In certi luoghi rurali e montani diventati non luoghi, le ferite dell’emigrazione seguitano ad aleggiare ovuqnue dentro gli animi. Chi è restao ha a che fare ogni giorno con questo antico squarcio non riconosciuto, più o meno consapevolmente. Dietro le porte sbarrate, dentro le tante case cadenti, dentro gli orti intra e periurbani abbandonati ma non sempre (come a Navelli), non resistono all’oblìo semplicemente stanze impolverate e sterpaglie diffuse. Questi spazi immensi a ridosso delle montagne dal Gran Sasso al Sirente e Velino, dalla Maiella fino al Morrone hanno sempre diviso le persone, anche le quelle geograficamente più vicine, accentuando l’individualismo. Parlate, idiomi e lingue diverse nel medesimo territorio lo stanno a testimoniare.

Abruzzo: macerie sismiche – foto Gianni Lannes
Sognare un altro posto dove andare? Questi luoghi di grande bellezza naturale che vantano tempi di storia plurisecolare potrebbero avere una altro destino e una sorte tutt’altro che segnata dall’estinzione. L’ambiente non è inerte, ma onnipresente ed emana un potere spirituale che si insinua ovunque. Basta riconoscerlo con equilibrio, viverlo in armonia e non dimenticarlo. Un’altra vita è possibile, senza perdere l’identità. Ma c’è anche chi non ha ceduto all’abbandono e resiste. Quando la povertà incrocia e abbraccia la bellezza si riscatta sempre.
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