
di Gianni Lannes
Decrescita felice nel Belpaese? Macché: dall’agonia all’eutanasia governativa siglata dalla Meloni. Insomma, un funerale di Stato tricolore: abbandono deliberato delle aree interne, fino alla loro estinzione; esattamente il contrario della cura e della salvaguardia del cuore d’Italia. Meno abitanti ma più cemento. Ecco il livello di cecità dei politicanti italidioti. Una condanna a morte – burocratica – pianificata nei dettagli, con misure sgangherate e ridicole (ridotte a meno dell’osso per via soldoni pubblici destinati alle attività militari e al riarmo di guerra), che uccideranno – da nord ma soprattutto a sud, non risparmiando il centro – definitivamente i piccoli comuni, ovvero la spina dorsale dello Stivale, isole comprese e avalleranno la cementificazione completa dell’Italia in mastodontici complessi urbani in riva al mare. Di che si tratta? Banale: del pomposo “Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (2021-2027)” targato Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il progetto (retroattivo?) è datato marzo 2025 e alle pagine 44-46 riporta testualmente:
«Obiettivo 1: Inversione di tendenza relativamente alla popolazione. Come rappresentato dall’analisi statistica, non esistono margini per realizzare tale obiettivo a livello nazionale. La popolazione può crescere solo in alcune grandi città e in specifiche località particolarmente attrattive. Obiettivo 2: Inversione di tendenza relativamente alle nascite. Una parte del Paese potrebbe riuscire ad avvicinarsi a tale scenario, ma verosimilmente non gran parte del Mezzogiorno e la maggioranza delle Aree interne (come evidenziano i dati stessi delle previsioni ISTAT disaggregati per regione). Obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile. Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, 46 con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita.».

La lotta alla solitudine in un’epoca di connessione illimitata con tanta gente isolata, è una priorità fondamentale per guardare al futuro. Piccolo è bello: lo spirito comunitario è la forma antica dello stare insieme, dove ciascuno aiuta gli altri. Non è il mercato a dettar legge alla qualità della vita.
Riferimenti:
Lascia un commento