
di Gianni Lannes
L’ex addetto militare dell’ambasciata francese a Roma ha dichiarato di non aver fornito all’Italia i tracciati dei radar francesi della base aerea di Solenzara, in Corsica, riguardanti la strage di Ustica: i radar infatti non erano spenti, come era stato comunicato all’epoca dei fatti, e tale erronea informazione era stata rilasciata su imposizione della gerarchia militare che a sua volta era stata obbligata dal potere politico.
“La verità non si saprà mai”: parole di Giorgia Meloni, Ignazio Benito La Russa, Fabio Rampelli e camerati, racchiuse nella proposta di legge numero 1971 presentata il 21 gennaio 2014. Alla prova dei fatti la temporanea inquilina di Palazzo Chigi sembra completamente disinteressata a far luce su un gravissimo crimine contro l’umanità (cittadine e cittadini italiani), nonché a sciogliere il segreto di Stato (opposto nel 1998 da Romano Prodi al giudice istruttore Rosario Priore che chiedeva timidamente lumi su Israele), relativo ad una copiosa mole di imbarazzanti documenti mai resi pubblici e blindati a tripla mandata (scampati alla sistematica distruzione). Banale smemoratezza? Forse, non a caso, da quando si è insediata a Palazzo Chigi nell’ottobre 2022, la ducetta del primo governo a matrice fascista della Repubblica italiana non ha risposto a ben 13 atti parlamentari di sindacato ispettivo proprio sull’eccidio che tolse la vita a 81 persone sul volo IH 870 da Bologna a Palermo la sera del 27 giugno 1980. Insomma, nonostante gli altisonanti proclami di rito, tali interrogazioni di deputati e senatori della Repubblica italiana, dopo oltre due anni risultano ancora inevasi.
Il 25 giugno 2022 Giuliana de Faveri Tron, in qualità di erede di Anna Pelliccioni, madre deceduta nel disastro aereo del 27 giugno 1980, e Flavia Bartolucci, in qualità di Presidente dell’associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Bologna nel quale si chiede di accertare mandanti ed autori dell’attentato terroristico che provocò la caduta del DC9 Itavia.
La Procura di Bologna, individuata in quanto luogo di partenza dell’aereo, ha trasmesso il fascicolo alla Procura della Repubblica di Roma dove esso è stato iscritto al numero 107589/22 r.g.n.r. Ignoti: secondo quanto si è appreso, il procedimento è stato assegnato al sostituto procuratore Erminio Amelio è stata depositata ad agosto 2022 presso la Procura della Repubblica di Roma una richiesta di astensione e/o di revoca della designazione del PM; il dottor Erminio Amelio ha poi trasmesso la richiesta di astensione al Procuratore della Repubblica ricevendo in risposta la conferma dell’assegnazione del fascicolo.
Nel febbraio 2007 il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che all’epoca dell’incidente era Presidente del Consiglio dei ministri, riferendo all’autorità giudiziaria, attribuì la responsabilità involontaria dell’abbattimento a un missile francese “a risonanza e non a impatto”, lanciato da un velivolo dell’aeronavale decollato da una portaerei, e che furono i servizi segreti italiani a informare lui e l’allora (2007) Ministro dell’interno Giuliano Amato dell’accaduto. In ogni caso, i due motori del Dc9 Itavia sono esposti al museo della memoria di Bologna.
Ecco l’ultimo depistaggio istituzionale. Il 2 settembre 2023 l’ex premier e presidente della Corte costituzionale ha dichiarato che: “la versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani. Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione. Il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l’attentato come incidente involontario”.
Le indagini iniziali suggerirono che l’aereo fosse stato abbattuto da un missile o da una bomba a bordo ma la causa ufficiale dell’incidente non è mai stata stabilita in modo definitivo, nonostante diversi decenni di indagini e processi giudiziari. Le prime inchieste furono gestite dall’Aeronautica militare italiana, ma in seguito l’indagine passò alla magistratura civile. Nel corso degli anni, sono state avanzate varie teorie sulle cause dell’abbattimento dell’aereo. Alcune ipotesi suggerivano il coinvolgimento di missili lanciati da aerei militari o navi, mentre altre ipotesi parlavano di un errore umano o di un attentato terroristico.
Le indagini ufficiali furono complicate da una serie di circostanze sospette, tra cui la sparizione di registrazioni radar e di comunicazioni radio. Inoltre, molti documenti e prove cruciali furono manomessi o distrutti, alimentando teorie del complotto e sospetti di una copertura da parte delle autorità.
Nel 1987 l’ex Ministro del tesoro Giuliano Amato stanziò dei fondi per recuperare il relitto che giaceva in fondo al mar Tirreno ma la profondità alla quale si trovava, 3.700 metri, rendeva le operazioni complesse e costose. Pertanto, nonostante si fosse ritenuto inopportuno un coinvolgimento di operatori francesi, la scelta ricadde sulla ditta “Institut français de recherche pour l’exploitation de la mer” che, tuttavia, il pubblico ministero Rosario Priore avrebbe poi ritenuto collegata ai servizi segreti francesi (Sdece).
Nel corso degli anni, sono stati promossi diverse inchieste e processi giudiziari, ma nessuno è riuscito a fornire una risposta definitiva sulle cause della strage di Ustica. Nel 1999, il Tribunale di Palermo emise una sentenza che dichiarava che l’aereo fosse stato abbattuto da un missile, ma questa fu successivamente annullata dalla Corte di cassazione nel 2004. A causa delle incertezze e delle controversie, la strage di Ustica rimane uno dei capitoli più oscuri della storia italiana contemporanea. Pertanto, nel corso degli anni sono stati fatti numerosi sforzi per cercare di fare chiarezza sulla vicenda, promuovendo numerose inchieste, ma finora non è stata trovata una risposta definitiva. Così, la strage di Ustica è ancora oggetto di dibattito e speculazioni e le famiglie delle vittime continuano a lottare per la verità e per la giustizia.
Le indagini terminarono il 31 agosto 1999 con l’inconcludente ordinanza di rinvio a giudizio-sentenza istruttoria di proscioglimento a forma del giudice istruttore Rosario Priore (che il 17 luglio 1990 era stato designato in quel ruolo dallo stesso Cossiga) e con la produzione di un documento di dimensioni notevoli che circoscrisse le cause dell’episodio a un “evento esterno” al DC-9. Comunque, come si legge nel testo, l’inchiesta “fu ostacolata da reticenze e false testimonianze, sia nell’ambito dell’aeronautica militare italiana sia della NATO, le quali hanno avuto l’effetto di inquinare o nascondere informazioni su quanto accaduto”. Inoltre, l’ordinanza-sentenza concludeva:
“L’incidente al DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC-9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti”.
Il 2 settembre 2023, come riportato dalla testata “Today”, il Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni ha riferito che “nessun atto riguardante la tragedia del Dc 9 è coperto da segreto di Stato”. Tesi, quest’ultima, confermata dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega al Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, secondo cui “Non ci sono atti coperti da segreto di Stato su Ustica. Renzi nel 2014 ha tolto il segreto di Stato a una lenzuolata di documenti tra cui anche su Ustica”.
Tuttavia, sempre in data 2 settembre 2023, come riportato dalla testata “Politics news”, il vicepresidente del COPASIR Giovanni Donzelli, a margine della kermesse dei Conservatori e Riformisti a Reggio Calabria, riferisce che Giuliano Amato “ha detto delle cose importanti” in merito alla strage di Ustica e che “noi da sempre chiediamo la desecretazione di tutti gli atti e le pagine non chiare di quegli anni”. Analogamente, come riportato dalla testata “Il Riformista”, in data 3 settembre, 2023 il Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, interpellato sulle rivelazioni di Giuliano Amato in merito all’abbattimento del DC9 a Ustica, ha riferito, relativamente agli atti su Ustica: “Non ho nulla da dire. Su questo argomento non posso esprimere nessuna opinione perché sono vincolato al segreto essendo stato anche il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”.
Riferimenti:
https://www.edizionimondonuovo.com/?s=lannes
https://www.pellegrinieditore.it/book-author/lannes-gianni/
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