
di Gianni Lannes
Guerra, sterminio e repressione. Dopo le stragi di Ustica e di Bologna (dietro cui si stagliano nell’anno 1980 gli ordini del premier Menachem Begin), anche la beffa all’Italia. L’8 giugno 2025 sarà tacitamente rinnovato l’accordo militare con Israele, che di strage in strage, sta procedendo allo sterminio del popolo palestinese, a partire dai neonati, sotto l’occhio benevolo del governo Meloni. Infatti, in meno di due anni, sono già stati ammazzati 20 mila bambini in Palestina.
Alcune settimane fa, nell’aeroporto militare di Amendola in Puglia (provincia di Foggia), sono atterrati dei cacciabombardieri a capacità nucleare F35 targati Tel Aviv per svolgere un’esercitazione congiunta con l’Aeronautica militare tricolore. Il discusso Memorandum prevede proprio questo genere di attività, come è specificato dall’articolo 2, dove tra i settori di cooperazione è indicata “l’organizzazione, formazione e addestramento dele forze armate”. L’accordo siglato il 16 giugno 2003 a Parigi, è stato ratificato nel 2005 e da allora è stato rinnovato tacitamente ogni cinque anni. In questo Memorandum risalta anche “lo scambio d’informazioni e di esperienze di interesse reciproco in materia di difesa”. Crimini di guerra che Israele sperimenta martoriando e falcidiando la popolazione palestinese. Così il 21 maggio scorso nove giuristi hanno indirizzato una diffida al governo Meloni per revocare il Memorandum. Questo procedimento si basa su due profili evidenti di incostituzionalità. Per primo, il Memorandum mantiene segrete le attività e gli scambi di informazioni far Italia e Israele. Non è dato sapere “non solo le ragioni e le finalità del suo utilizzo ma soprattutto la sua effettiva applicazione negli scenari reali di impiego” si legge nella diffida. Quindi non è possibile conoscere, come legittimamente si richiede in uno Stato di diritto e in democrazia, dove e come tali tecnologie militari vengono usate, anche se si tratta dei Territori occupati “su cui pende – è scritto nella diffida – una strutturale violazione, da parte dello Stato di Israele, del diritto internazionale e umanitario”. Il tutto è in contrasto da una parte con l’articolo 21 della Costituzione relativamente al diritto di informazione, dall’altra con la legge 185 (che l’esecutivo meloniano si accinge a manomettere per eliminare definitivamente i residui di trasparenza, già manomessi ai tempi del ministro berlusconiano Cesare Previti) che all’articolo 1 comma 6 vieta “l’esportazione ed il transito di materiali di armamento verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate vilazioni delle convenzioni internazionali”, come nel caso di Israele. Il secondo motivo di incostituzionalità risiede nella coincidenza del Memorandum con una “palese, deliberata, sistematica violazione del diritto internazionale e umanitario di cui invece la Costituzione impone il rispetto”.
Ma diamo un’occhiata al passato per non dimenticare. Il 2 febbraio 2005 è andato in aula al Senato il disegno di legge numero 3181 per la ratifica del memorandum d’intesa stipulato – il 16 giugno 2003 – dai governi italiano e israeliano in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa. Si tratta di un accordo generale quadro che regola la cooperazione tra le parti nel settore della difesa, comprendente l’interscambio di materiale di armamento, l’organizzazione delle forze armate, la formazione e l’addestramento del personale militare, la ricerca e sviluppo in campo militare. Sono previsti, a tale scopo, scambi di esperienze tra gli esperti delle due parti, partecipazione di osservatori ad esercitazioni militari, programmi congiunti di ricerca e sviluppo in campo militare.
Nell’era berlusconiana decolla l’intesa nella cooperazione militare con Israele anche dei centri di ricerca universitari italiani. Per approntare l’accordo quadro, il ministro della difesa israeliano Mofaz, incontra il 18 novembre 2004 a Roma, Berlusconi e Martino. Secondo fonti militari israeliane, citate da Voice of America (22 novembre), concorda peraltro col governo italiano «lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica altamente segreto», progetto cui è stato destinato un primo finanziamento comune di 181 milioni di dollari. Questo è un campo in cui Israele ha finora cooperato solo con gli Stati uniti. Ciò significa che l’accordo italo-israeliano è stato preventivamente approvato dalla Casa bianca, che punta su Berlusconi, oltre che su Blair, per spingere l’Europa a partecipare, con gli Usa e Israele, alla «guerra globale al terrorismo».
Dopo la ratifica dell’inebetito parlamento italiano, l’industria militare e le forze armate tricolore sono state coinvolte in attività di cui nessuno (neppure il parlamento) è stato mai messo a conoscenza. Il memorandum sulla cooperazione militare con Israele stabilisce, infatti, che «le attività derivanti dal presente accordo saranno soggette all’accordo sulla sicurezza», il quale prevede la massima segretezza. Sotto la cappa del segreto militare, può avvenire di tutto.
Non va dimenticato, tra l’altro, che Israele possiede un autentico arsenale nucleare, grazie alla cessione a metà degli anni ’50 di tecnologia nucleare da parte della Francia. Ciò significa che, nel quadro dell’accordo, alte tecnologie italiane possono essere segretamente utilizzate per potenziare le capacità di attacco dei vettori nucleari israeliani. L’accordo di cooperazione militare con l’Italia infatti, ha contribuito a rendere ancora più letali le armi usate dalla forze armate israeliane nei territori palestinesi.
Il settore di punta dell’industria militare israeliana, con la quale l’Italia coopera da almeno 4 quattro lustri, grazie al disegno di legge 3181, è quello segreto nucleare, che ha assemblato oltre mezzo migliaio di testate con una potenza pari a quasi cinquemila bombe di Hiroshima. L’industria militare ufficiale comprende centinaia di società, tra cui emergono tre gruppi di proprietà statale. Le Industrie aeronautiche israeliane che, collaborando con le statunitensi Boeing e Lockheed, potenziano i caccia F-15 e F-16 e producono, con la statunitense Northrop Grumman, il «Cacciatore», un drone (aereo senza pilota) armato di missili. Le Industrie militari israeliane, che producono circa 150 tipi di armamento (diversi in collaborazione con industrie Usa) e ricavano il 60 per cento del fatturato dalle esportazioni. La Rafael, all’avanguardia nella ricerca, sviluppo e produzione di sistemi elettronici e armamenti aerei, spaziali, terrestri e marittimi: produce tra l’altro, in collaborazione con industrie statunitensi, i missili Popeye armati anche di testate nucleari. Tra le industrie militari private, emergono la Elbit Systems e la Tadiran-Elisra, ambedue specializzate in sistemi per la guerra elettronica.
Il protocollo di intesa tra Italia e Israele abbraccia anche particolari e variegati progetti missilistici e di guerra elettronica per le forze di terra, di mare e del cielo nei quali i due paesi non solo collaborano attivamente alla produzione dei sistemi d’arma, ma anche nel commercio dei prodotti di sterminio dell’umanità. Un’altra clausola centrale nella nuova intesa riguarda una non meglio precisata «collaborazione nel combattere il terrorismo». Visto che Israele considera «terrorismo» qualsiasi forma di resistenza palestinese e libanese, con l’approvazione del memorandum il nostro paese è di fatto entrato in guerra contro l’intera galassia dei movimenti palestinesi, libanesi e arabi che cercano di liberare le loro terre dall’occupazione e dalla dittatura sionista.
Quello in atto è dunque un accordo a tutto campo, che travalica l’ambito tecnico. Come sottolinearono al momento della presentazione i ministri Frattini e Martino, si tratta di «un preciso impegno politico assunto dal governo italiano in materia di cooperazione con lo stato d’Israele nel campo della difesa». Un impegno politico, corrispondente a «interessi strategici nazionali», che il governo assume nel quadro della strategia statunitense, scavalcando ancora una volta l’Unione europea. Un impegno politico che vincola non solo l’attuale ma anche i futuri governi: una volta ratificato il memorandum d’intesa, nel cui ambito saranno stipulati «accordi tecnici specifici», si metterà in moto una macchina da guerra che, anche se vi fosse la volontà politica di fermarla, sarebbe estremamente difficile, se non impossibile, arrestare.
Mentre tutta l’attenzione mediatica è rivolta alle impronte di Andrea Sempio nel delitto di Garlasco, l’inquilina temporanea di Palazzo Chigi e tutto il cucuccaro s-governativo aiutano il macellaio Netanyahu a compiere il genocidio dei palestinesi.
Riferimenti:
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;94
https://documenti.camera.it/Leg14/dossier/Testi/ES0376.htm
Gianni Lannes, Il grande fratello. Strategie del dominio, Draco edizioni, Modena, 2012.
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