SCIE NEL CIELO: GUERRA ALLA VITA

di Gianni Lannes Siamo all’anno cruciale per il controllo totale. Il clima è un’arma insospettabile nel tempo della distrazione di massa e delle menzogne propinate dai politicanti multinazionali. Ecco cosa ha profetizzato uno studio militare dell’Us Air Force risalente al 1996, intitolato non a caso “Il tempo atmosferico come moltiplicatore di forza: possedere il tempo…

di Gianni Lannes

Siamo all’anno cruciale per il controllo totale. Il clima è un’arma insospettabile nel tempo della distrazione di massa e delle menzogne propinate dai politicanti multinazionali. Ecco cosa ha profetizzato uno studio militare dell’Us Air Force risalente al 1996, intitolato non a caso “Il tempo atmosferico come moltiplicatore di forza: possedere il tempo entro il 2025”:

«Nel 2025, le forze aerospaziali degli Stati Uniti potranno “possedere il tempo atmosferico”, investendo nelle tecnologie emergenti e puntando sullo sviluppo di quelle tecnologie che hanno applicazioni belliche. Tale capacità offre ai militari gli strumenti per modellare il campo di battaglia in modi prima impensabili. Essa offre l’opportunità di influenzare le operazioni attraverso l’intera gamma di scenari di guerra ed è attinente a qualsiasi scenario futuro possibile. Lo scopo di questo documento è definire una strategia per un impiego futuro di un sistema di modificazione del tempo allo scopo di conseguire gli obiettivi militari, oltre che fornire un percorso di sviluppo tecnico dettagliato. Impresa ad alto rischio, e ad alta remunerazione, la modificazione del tempo offre un dilemma non diverso dalla scissione dell’atomo. Mentre alcuni segmenti della società saranno sempre restii ad esaminare argomenti controversi come la modificazione del meteo, le tremende capacità militari che potrebbero derivarne, vengono ignorate, a nostro rischio e pericolo. Dal potenziamento delle operazioni amiche fino alla distruzione di quelle nemiche attraverso la manipolazione su piccola scala delle condizioni naturali del meteo in modo da conseguire il dominio delle comunicazioni a livello globale e il controllo del contro spazio, la modificazione del tempo offre al combattente un’ampia gamma di possibili opzioni per sconfiggere o ridurre alla ragione un avversario».

Altro che fantascienza: al bando le leggende metropolitane, le paranoie complottiste ed il catastrofismo gratuito. Strane scie popolano i nostri cieli con un’intensità sempre maggiore. Restano sospese per ore, si allargano e spesso riflettono colori insoliti. E aumentano sempre più, nell’indifferenza generale. Inquinano l’aria, alterano il ciclo ambientale, fanno ammalare gli esseri viventi? In ogni caso, il fenomeno (da non confondere con le scie di condensa), è innegabile. Una singolare coincidenza: nel luglio 2001 – durante il G8 a Genova durante la mattanza dei pacifisti e l’uccisione del giovane Carlo Giuliani – Silvio Berlusconi (tessera P2 numero 1816) ha sottoscritto con Bush un accordo (mai sottoposto all’attenzione del Parlamento italiano) sulle sperimentazioni climatiche. Da allora le scie nel cielo si sono moltiplicate a livello esponenziale, anche nel resto d’Europa, soprattutto nei paesi firmatari del diktat statunitense sotto mentite spoglie. Oggi è impossibile, anche per un non vedente, negare la dilagante evidenza.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Difesa, al Ministro dei Trasporti, al Ministro dell’Ambiente, al Ministro del Lavoro, al Ministro della Salute. Iniziano tutte così le interrogazioni parlamentari depositate dal 2003 ad oggi, per chiedere al governo se sa qualcosa di certe misteriose formazioni nuvolose anomale rilasciate da aerei militari sui cieli dell’Italia. Ben 15 interrogazioni parlamentari dal 2003 ad oggi e nessuna esauriente risposta; non solo in Italia, ci sono anche quelle degli onorevoli tedeschi e olandesi indirizzate al Parlamento Europeo. Innumerevoli siti internet raccolgono le inquietudini di tante persone: da chi dimora in montagna a chi vive sul livello del mare. Tutti a naso in su a chiedersi: perché le scie degli aerei, un tempo svanivano con il vento, mentre oggi persistono per ore? Le ipotesi alimentano una nutrita letteratura: infatti passano dal verosimile al bizzarro, ma tutte sostengono che “le scie chimiche nebulizzate dagli aerei siano un espediente bellico per il rilascio programmato di sostanze destinate all’ambiente oppure direttamente all’uomo: molecole per influenzare la piovosità o modificare il clima”. Negli interventi parlamentari i firmatari bipartisan sospettano di ricerche militari per confondere i radar e manipolare le mappe metereologiche. Nell’unica risposta del ministro della difesa Ignazio La Russa, datata 2008, si legge che “dall’esame delle letteratura scientifica internazionale non è possibile confermare l’esistenza delle cosiddette scie chimiche” e si aggiunge che “l’Aeronautica militare non ha in dotazione aeromobili adibiti allo spargimento di sostanze chimiche”. Il Ministero, insomma, fa spallucce, premettendo che “l’argomento non investe profili di esclusiva competenza della Difesa” e che, per quanto ne sa, “il fenomeno delle scie si riferisce alla condensazione di vapore acqueo che normalmente viene  rilasciato dai motori a combustione interna”. Per la soluzione che metta fine al mistero delle scie, quindi, sarebbe necessario autorizzare una serie di campionamenti in alta quota. Il governo tricolore si deciderà a farle? Ecco la sfida dei cittadini: dateci le prove che non esistono.

Le scie belliche non seguono le leggi della fisica che determinano la formazione e l’eventuale esistenza delle normali scie di condensazione degli aerei. Inizialmente si era ipotizzato che fossero dovute all’aumento del traffico aereo civile che cresce del 5 per cento ogni anno, ma poi l’Ente nazionale aviazione civile (Enac) ha smentito che il fenomeno fosse a loro imputabile. Effettivamente tali scie sono visibili anche in spazi aerei non adibiti a traffico civile. Inoltre, mentre le scie di condensazione sono corte e si dissolvono velocemente, le scie militari sono sia corte che lunghe, a volte si espandono a volte no, possono essere segmentate. Le risposte più plausibili appaiono quelle relative al tentativo di controllare il clima con l’applicazione della geoingegneria. Esistono numerosi brevetti e documenti ufficiali dove viene menzionata l’irrorazione aerea di specifiche sostanze chimiche come mezzo di modificazione climatica; esiste un sistema di antenne chiamato Haarp, il quale ha ufficialmente lo scopo di studiare la ionosfera ma che è considerato un’arma militare sia dal Parlamento europeo che da quello russo; esistono brevetti in grado di correlare Haarp con lo spargimento di sostanze chimiche in atmosfera; i tentativi di controllare il clima sono iniziati negli anni ’40 e oggi esiste la tecnologia per farlo; esistono progetti militari di modificazione del clima attuati le guerre e progetti di geoingegneria che descrivono nel dettaglio sostanze chimiche e quantità da irrorare in atmosfera per influenzare il clima».

A ritenere infondata l’ipotesi dell’esistenza di scie chimiche per il controllo del clima è il professor Franco Prodi, fisico delle nubi, docente di fisica dell’atmosfera e direttore dell’Isac (Cnr). «Quello che abbiamo davanti agli occhi va sotto il nome di “contrail”, cioè scie aeree di condensazione del trasporto civile. Queste nubi cirriformi di tipo particolare possono senz’altro avere qualche effetto sul bilancio di radiazioni elettromagnetiche e ci sono effetti inquinanti che possono rimanere in stratosfera. Non mi consta che esistano esperimenti militari con dispersione di aerosol. Se ci fossero sono certo che noi l’avremmo comunque saputo».

Il generale Fabio Mini intervistato in proposito non ha dubbi. L’alto ufficiale mi ha confermato quanto aveva scritto chiaro e tondo già nel novembre 2007 sulla rivista Limes: «La guerra ambientale, in qualunque forma, è proibita dalle leggi internazionali. Le nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modificazioni ambientali che rende ingiustificabile qualsiasi guerra proprio per i suoi effetti sull’ambiente. Ma come succede a molte convenzioni, quella del 1977 è stata ignorata ed ha anzi accelerato la ricerca e l’applicazione della guerra ambientale facendola passare alla clandestinità… La guerra ambientale è oggi definita come “l’intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale (come il clima, i fenomeni metereologici, gli equilibri dell’atmosfera, della ionosfera, della magnetosfera, le piattaforme tettoniche, eccetera) allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche e psico-sociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione”… E così, ad esempio, si modificano le condizioni meteo locali per consentire i bombardamenti aerei… Non è un caso che uno dei più moderni programmi di ricerca militare di questi ultimi tempi si chiami proprio “OWNING THE WEATHER IN 2025”, data entro la quale si ritiene di riuscire a possedere il tempo meteorologico, e quindi il clima, aumentando le proprie capacità di intervento militare e annullando le limitazioni imposte dalla natura… La strategia della negazione e il cinismo adottati per la guerra ambientale consentono d’impiegare armi e tecnologie sofisticate o brutali senza che ciò faccia scalpore. Consentono di camuffare azioni di guerra e perfino di distruzione di massa spacciandole per ricerche scientifiche… Il sistema per provocare terremoti e tsunami non è una novità per la ricerca militare».

Oltretutto, nella puntata di “Tg2 Dossier storie” di sabato 14 giugno 2008 è stato dedicato uno spazio alla guerra ambientale. Nel servizio “Le armi “ambientali” del terzo millennio: dalle trombe d’aria agli interventi sullo strato dell’ozono” è ancora il generale Fabio Mini ha indicare il bombardamento delle fasce di Van Allen con onde elettromagnetiche, di tsunami e di cambiamenti climatici determinati da armi.

Il film Owning the Weather mette in scena la possibilità che l’uomo possa gestire e programmare i fenomeni atmosferici, avendo la presunzione di potersi sostituire alla natura. Nel 1996 l’Air Force Usa, come detto, ha lanciato un programma di sperimentazione dal titolo “Il clima come forza moltiplicatrice: possedere il clima entro il 2025”, il quale propone nuove risorse e nuove tecnologie aventi lo scopo di assicurare agli Stati Uniti d’America, appunto il controllo del clima; vale a dire del Pianeta. Come se non bastasse tutto quello che l’azione dell’uomo ha causato all’ambiente e alla salute di Gaia, in un futuro prossimo mancano soltanto i burattinai che controllano il clima; forse è tempo di cominciare a pensare all’impensabile.

Il Parlamento Europeo (con Atto Deliberativo A – 40005/99) del 14 gennaio 1999 si è espresso contro la sperimentazioni HAARP (High Frequency Active Auroral Researc h Program). Nel luglio 2001 Silvio Berlusconi – a Genova durante il G8 – ha firmato con Bush un accordo bilaterale con gli Usa sulla ricerca climatica: il capo dei ricercatori italiano era allora nientedimeno che il professor Franco Prodi (fratello di Romano). Successivamente, nel 2003, l’allora Ministro della Difesa Antonio Martino ha autorizzato l’aviazione Usa a sorvolare gli spazi aerei italiani per questo genere di attività specifica. Perché non si misura il livello di bario e di alluminio presente nelle acque piovane su tutto il territorio nazionale, promuovendo verifiche dopo le piogge provocate dalle operazioni militari? Perché non si misura il tasso di inquinamento dell’aria correlato ad alcuni metalli? Perché non si determina il rischio ambientale che le operazioni militari segrete hanno avuto dal 2002 a tutt’oggi sulla salute della popolazione italiana? In materia incombe un segreto di Stato. Il Ministro della Difesa (in carica fino a metà novembre 2011) Ignazio La Russa (in seguito installato sul cadreghino del Senato) interpellato in merito, all’epoca ha preferito tacere.

Riferimenti:

https://ntrl.ntis.gov/NTRL/dashboard/searchResults/titleDetail/ADA333462.xhtml

https://www.limesonline.com/rivista/owning-the-weather-la-guerra-ambientale-globale-e-gia-cominciata-14622661/

https://archive.org/details/DTIC_ADA333462

https://www.corriere.it/scienze/12_marzo_12/nuvole-aerosol_7b15065e-6c34-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml

https://www.theguardian.com/environment/2012/feb/09/at-war-over-geoengineering

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