
di Gianni Lannes
La quantità è gigantesca: gli angloamericani hanno sganciato ben 380 mila tonnellate di bombe d’aereo di varie dimensioni sul territorio italiano. A questo arsenale vanno aggiunte bombe a mano, mine, proiettili di artiglieria. E poi ci sono un milione di ordigni speciali imbottiti d’iprite, affondati complessivamente al termine della Seconda guerra mondiale dagli alleati nel Golfo di Manfredonia, al largo di Bari e Molfetta e nel Golfo di Napoli in prossimità di Ischia e Capri; mentre i tedeschi ne hanno scaricate a migliaia al largo di Pesaro. Dulcis in fundo: il munizionamento aereo inabissato nell’Adriatico durante la guerra in Jugoslavia.
A conti fatti sia pure sommariamente, nel Belpaese abbiamo una quantità enorme di armi da guerra ancora attive che non è stata stimata per intero, tantomeno bonificata o messa in sicurezza. Sono innumerevoli e pericolose, perché dopo più di 80 anni nel terreno si sono degradate per cui diventano ancora più instabili. In mare va anche peggio, poiché soprattutto l’iprite ha innescato processi di mutagenesi nella fauna ittica, come ha rilevato uno studio dell’Icram (progetto Acab).
Riferimenti:
Gianni Lannes, Italia USA e getta, Arianna, editrice, Bologna, 2014.
Gianni Lannes, Bombe a..mare, Nexus edizioni, Battaglia Terme, 2018.
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